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STUDI, RICERCHE E ARTICOLI

STUDI, RICERCHE E ARTICOLI

Articoli dedicati al paesaggio, alberi monumentali, giardini, foreste, problematiche ambientali.

Presentazione “L'importanza degli Alberi e del Bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio”

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Presentazione

L'importanza degli Alberi e del Bosco.

Cultura, scienza e coscienza del territorio”

 

 Presentazione Libro Copertine 

  

Presentazione di Amedeo d'Aosta,

Presidente della Fondazione Internazionale  Pro Herbario Mediterraneo.

 

Prefazione di Orazio Cancio,

Presidente dell'Accademia Italiana di Scienze Forestali.

 

Prologo di Domenico Finiguerra,

già Sindaco di Cassineta di Lugagnano (MI), fondatore del Forum Salviamo il Paesaggio.

 

 “L’importanza degli Alberi e del Bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio”.

Opera in due volumi che rientra nella collana di libri “Natura ed aree protette” pubblicata dalla Temi Editrice di Trento e diretta dal Prof. Franco Pedrotti, emerito presso l’Università degli Studi di Camerino.
I volumi per complessive 960 pagg. sono stampati su formato 17 x 24 cm; a colori, su carta patinata opaca FSC, rispettosa dell’ambiente e con copertina brossurata, cucita, con due alette.

L’opera è stata redatta dal dott. Kevin Cianfaglione, curata assieme al dott. Vincenzo Di Martino, con numerosi contributi di cultori e luminari della materia di fama internazionale. Il lavoro è stato svolto per conto del CEA "Renzo Videsott" Riserva Montagna di Torricchio e Università di Camerino, ed è stato promosso anche dalle associazioni Smilax Onlus e Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio

Nell'opera viene analizzata la funzione, l'importanza e il significato che hanno gli alberi ed i boschi, nei monti, nei campi, in città, sulle strade; con le relative peculiarità e problematiche. L’ottica volutamente pluridisciplinare è utile per affinare le conoscenze in materia di alberi e di boschi e paesaggio, non solo da un punto di vista scientifico (conservativo o produttivo), ma anche sotto numerose sfumature indispensabili per un buona qualità della vita, per migliorare l’agricoltura e per l’estetica del paesaggio, nonché sotto il profilo umanistico, culturale ambientale e spirituale. Così come gli alberi non sono soltanto un ammasso di legname, i boschi non sono solo insiemi di alberi o di reti ecologiche.

Il mondo dell'ambiente e delle foreste è molto pieno di contraddizioni, a vario titolo, anche in base agli interessi degli operatori coinvolti. Le leggi quando ci sono, possono essere anche troppo severe o restrittive, eppure molto poco attuate o molto difficilmente applicabili. Inoltre queste finiscono per poter risultare un aggravio o troppo limitanti per i piccoli usi personali dei locali, ma non tali da poter ostacolare le grandi distruzioni, gli usi scorretti, gli usi distorti, gli usi troppo intensivi od estensivi che talvolta addirittura possono facilmente trovare facilitazioni o sovvenzione dalle aree protette, dallo stato o da altri soggetti .
La bella notizia è che il bosco torna dove può, dove non è conveniente tagliare, altrimenti l'esbosco o il legnatico viaggiano con ritmi e superfici elevate, molto più di quanto i boschi possano rigenerarsi. Infatti la qualità dei nostri boschi rimane scarsissima, con gli alberi costretti nell'essere cespuglieti, generalmente.

 La gestione degli alberi e delle foreste in italia spesso lascia a desiderare, poichè ogni cosa rischia di essere fatta in nome dell'ambiente, della sicurezza e dello sviluppo anche se poi si hanno risultati opposti. Sono gli interessi personali e politici o delle grosse compagnie in realtà ad avere la meglio: a discapito dell'ambiente, delle piccole realtà locali, la sostenibilità e la popolazione.

Quest’opera non è stata concepita, quindi, per raccogliere le ragioni personali di nessuno ne di nessuna categoria; anzi essa si propone quale stimolo per un sempre più necessario dialogo interdisciplinare, analizzando varie fragilità del sistema e con le incongruenze relative al mondo produttivo, della pianificazione, della politica, della gestione del territorio e delle risorse naturali, della scienza e della conservazione; proponendo una visione aperta e poliedrica sulle tematiche del paesaggio, del territorio e del verde.

L’opera di stampo tecnico-scientifico e culturale, è stata redatta in maniera tale da poter essere un utile riferimento sia per gli addetti ai lavori che per studenti, insegnanti ed appassionati delle tematiche ambientali. Essa è stata realizzata sotto l’egida e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Camerino; della Società Botanica Italiana; dell’Accademia Nazionale di Scienze Forestali; Parco Nazionale dei Monti Sibillini; Riserva Statale Montagna di Torricchio; Centro di Educazione Ambientale "Renzo Videsott"; Riserva Naturale delle Sorgenti del Pescara; Comune di Popoli; Associazione Smilax Onlus; Federazione Nazionale Pro-Natura; Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio (CONALPA); Comune di San Benedetto in Perillis; Comune Pievebovigliana; Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo; Fondo Ambiente Italiano - Delegazione Abruzzo; Italia Nostra - Sezione Abruzzo; Giardino dei Ligustri - Giardino Pittoresco; European Wilderness Society; OPTIMA (Organization for the Phyto-Taxonomic Investigation of the Mediterranean Area) .

 

Loghi Presentazione

Contributori del libro in ordine alfabetico:

Antonacci Orazio, Aleffi Michele, Boero Ferdinando, Bruschi Piero, Bottacci Alessandro, Bernini Moreno, Borzaga Francesco, Bonura Rosario, Bussotti Filippo, Banaduc Doru, Cristea Vasile, Borska Jana, Camilletti RigodelBozzo Enrico, Cianfaglione Kevin, Colazilli Alberto, Colazilli Alessandra, Curtean-Banaduc Angela, Cristea Vasile, Carotti Giovanni, Casetta Giuseppe, Congi Gianluca, de Santis Francesco, Di Felice Piera Lisa, D'Eliseo Ernesto, Fratus Tiziano, Falinska Anna, Feliziani Renzo, Frigerio Salvatore,  Fiacchini David, Franceschi Tiziano, Grossoni Paolo, Grossi Gianluca, Grandtner M. Miroslav, Garofoli Alessandro, Guidi Gabriele, Gratani Loretta, Ferrini Francesco, Livadiotti Massimo, Leonardi Pamela, Martinelli Margherita, Marchesi Luigi, Marino Pasquale, Mosciatti Giuseppe, Marchetti Lorenzo, Mozzoni Ottavio, Nascimbene Juri, Oliver Tessa, Piotto Beti, Piva Giovanni, Pitingaro Giuseppe, Prestigiovanni Mario, Pratesi Fulco, Pedrotti Franco, Perini Claudia, Perco Franco, Piovesan Gianluca, Piattoni Federica, Pezone Michele, Pelliccia Luca, Piermarteri Karina, Schneider-Binder Erika, Schicchi Rosario, Schirone Bartolomeo, Santecchia Eno, Salerni Elena, Schirone Bartolomeo, Sani Luigi, Silingardi Laura, Spinozzi Luciano, Romano Bernardino, Rovelli Enrico, Raimondo Francesco Maria, Rossini Elisa, Tassi Franco, Turtureanu Dan Pavel, Valerio Massimo, Wellstein Camilla, Zullo Francesco, Zambon Lorenza, Zechini D'Aulerio Aldo,

 

L'opera è stata revisionata da un apposito comitato tecnico scientifico ed etico, internazionale ed interuniversitario: 

Presidente: Prof.em.Dr.h.c.pl. Franco Pedrotti

Componenti: Prof.Antonio Ciancio; Prof. Francesco Maria Raimondo; Prof. Bartolomeo Schirone; Prof. Gianluca Piovesan; Prof. Maurizio Cardelli; Prof. Doru Banaduc; Prof. Angela Curtean; Dr. Vincenzo Di Martino; Dr Kevin Cianfaglione; Dr. Renzo Feliziani; Dr.pl.Karina Piermarteri; Dr.Piera Lisa Di Felice; Dr.pl.Alberto Colazilli. 

 I curatori, i redattori, i revisori, i contributori, i richiedenti e i patrocinanti del libro hanno svolto la loro opera gratuitamente, senza scopo di lucro; eventuali introiti o donazioni, saranno utilizzate per coprire le spese di stampa, se in eccesso, verranno usati per la realizzazione e la promozione di politiche e progetti a favore dell'ambiente e dell'educazione ambientale. 

I Volumi sono in vendita al prezzo di 30 € (volume 1 + volume 2, indivisibili) più eventuali spese di spedizione da concordare preventivamente in base alle diverse necessità e destinazioni.

Per richiedere copie del libro scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., alla cortese attenzione del dott. Vincenzo Di Martino, responsabile comunicazioni e spedizioni del libro.

Per l’acquisto effettuare il bonifico bancario intestato a
Associazione Smilax Onlus
Associazione per la Conservazione della Natura
Via Pontoni, 5
62032 Camerino (MC)

Presso:
Banca delle Marche filiale di Camerino
IBAN IT12 J060 5568 8300 0000 0009 449

Per l’invio delle copie inviare ricevuta di pagamento a:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ISBN:978-88-97372-63-9

 

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La gestione dell'Edera e il suo valore ambientale e ornamentale.

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La gestione dell'Edera e il suo valore ambientale e ornamentale.

 

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Alberi ricoperti di edera - Foto di Alberto Colazilli

 

L'edera è una delle specie vegetali più lussureggianti ed affascinanti della nostra flora autoctona. E' una liana che può raggiungere anche dimensioni ragguardevoli. In Italia, sono note edere di ben oltre 1,30 m di circonferenza a petto d’uomo!, E’ una specie caratteristica di siepi e boschi. Nei boschi viene facilitata dal taglio, in qual caso essa può prolificare a tal punto da poter essere talvolta percepita come peste, come infestante.
Proprio per la sua eleganza ed appariscenza, questa pianta è capace di creare delle straordinarie vedute paesaggistiche. La comune edera selvatica (Hedera helix) è la più nota ed è la piu semplice da trovare nei giardini. Poi ci sono altre specie e le varie cultivar ornamentali: come le edere variegate, cangianti, dorate e, marmoree, utilizzate specificamente per abbellire parchi e giardini o pergolate. L'edera in natura si sviluppa aggrappandosi ai grandi alberi, promuovendo un ecosistema per l'avifauna e per gli insetti. La sua fioritura è molto amata dalle api e da altri insetti impollinatori; . è una pianta amata dagli erbivori (domestici e selvatici) che si cibano delle foglie; è amata dagli uccelli per le bacche carnose e appariscenti. Un tempo era specie coltivata od utilizzata recisa, per le uccellande, per attirare gli uccelletti (di norma passeriformi) durante la pratica di caccia detta uccellagione. La sua rusticità resistenza e tenacia è nota conosciuta dalla notte dei tempi. La sua velocità di crescita è impressionante e in poco tempo può arrivare a ricoprire aree boschive, alberi caduti, diventando estremamente importante per l'evoluzione naturale del bosco.
Possiamo distinguere due forme vegetative su una stessa pianta; la forma “sterile” che è più serpeggiante, porta sempre foglie più lobate e acuminate e possiede rami che non vanno mai a frutto. A diffrenza della forma “fertile” che ha foglie più intere, è più ramificata e va spesso a frutto.
La forma fertile è una forma di espansione ed esplorazione del territorio che alle giuste condizioni di luce e umidità genera forme fertili. Non sembra sia altrettanto possibile il procedimento opposto.

 

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Alberi con edera - Foto di Alberto Colazilli

 

Se nel bosco l'edera ha un suo valore paesaggistico ed ecologico, in ambiente urbano, in un parco pubblico o nel privato il discorso può cambiare radicalmente. In questa situazione si dovrebbe parlare di corretta manutenzione e di controllo costante degli esemplari di edera, soprattutto quandto vanno a ricoprire interi alberi o a dominare troppo nel giardino. In questi casi, bisogna intervenire per ridare il giusto equilibrio. Questo, in primis, poiché l’edera non è affatto un parassita, essendo esclusivamente autonoma nel rifornirsi di acqua e zuccheri, come tutte le piante non parassite. Però essendo una liana, con il tempo può creare problemi di eccessivo ombreggiamento e di appesantimento; i quali possono scaturire problemi fisiologici e di stabilità agli alberi. Proprio per via della sua tenacia, d’altronde, l'edera riesce a resistere anche in alle condizioni di degrado ambientale, restando tenacemente aggrappata a pali, muri, reti ed arbusti. L’edera si arrampica solo alla ricerca di luce. In buone condizioni, vegeta anche per terra, facendo parte del manto erboso, come nei boschi.
Infatti nel bosco, l’edera indica condizioni naturali quando è nella sua forma sterile, strisciando per terra come un’erba. Il taglio la stimola nello svilupparsi nella sua forma fertile, invadendo le chiome o quel che ne rimane dopo il taglio; potendo diventare un problema per gli alberi. Stessa cosa vale per gli alberi isolati o nelle siepi. Per quanto riguarda la gestione dell'edera su alberi monumentali di notevole interesse paesaggistico l'opera migliore è quella di controllarla nel miglior modo possibile, impedendo che possa togliere luce nelle parti aree della pianta e quindi farla deperire. Fino anche alla decisione di eliminarla completamente. Questa estrema ratio, deve essere un opera ben ponderata e realizzata con molta delicatezza, per non compromettere o danneggiare l’albero e lavorare in sicurezza. Basta riuscire ad intaccare e tagliare tutte le connessioni da terra, senza doverla staccare. Essa seccherà e si staccherà da sola pian piano in qualche anno. Se ben gestita e controllata, l'edera cresce sul tronco fino a una cerca altezza e può diventare anche interessante esteticamente, dando un valore aggiunto all'albero . L'edera in parchi e giardini può essere tranquillamente utilizzata e gestita per ricoprire mura, divisori e versanti spogli o per la lotta a arbusti e piante infestanti. Può essere utilizzata anche per decorare strutture che hanno poco valore estetico o per isolarle dai caldi estivi, creando ombra fresca.
Non scordiamo che l’edera è una buona alleata, anche per controllare e combattere varie specie che possono essere infestanti, anche esotiche e legnose, come Ailanto (Ailanthus altissima) e robinia (Robinia pseudacacia), così come osservato a piu riprese dagli autori e come sperimentato successivamente nel Giardino dei Ligustri, parco storico a Loreto Aprutino (PE) e alla Riserva Regionale Sorgenti del Pescara a Popoli (PE), ad esempio, con un discreto successo. Non è facile capire, pertanto, come mai per alcuni giardinieri o per diversi paesaggisti, l'edera debba rappresentare sempre un problema, con un eccesso di pregiudizio e superficialità. Bisogna certamente, come detto fin ora, saper fare i dovuti distinguo e le giuste considerazioni, segiute da corrette azioni a riguardo.

 

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Azione dell'edera su alberi - Foto di Alberto Colazilli

 

Spesso si crede che l’edera possa far crollare le case, insinuarsi e penetrare negli alberi o nei muri. In realtà la caratteristica dell'edera è la sua capacità di aggrapparsi saugli alberi ma senza succhiarne linfa vitale, non essendo un parassita. Per chi invece ha copertura di edera su case e palazzi la mitigazione ambientale è assicurata perchè questa pianta oltre essere coibentante è pure un'ottimo alleato nella lotta all'inquinamento e alle polveri sottili in città. Per l’edera in sé, non è facile sgretolare o penetrare le mura, però essa può penetrare dei muri e nelle crepe dovute al loro normale deterioramento. Si dice anche che le radici dell'edera possano far crollare le case o addirittura che l'edera è un covo di zanzare o di altri insetti nocivi che poi si insinuano in casa. Tutto falso, l’apparato radicale dell’edera non è affatto capace di questo e gli unici insetti che essa possa attrarre, sono insetti innocui, utili e minacciati dall’inquinamento, come le api. Questo modo di pensare può essere degno solo di chi non conosce o non ama la natura evidentemente. . Si tratta, purtroppo, della classica visone utilitaristica spicciola di incauti cittadini e di addetti ai lavori poco professionali e accondiscendenti. L'edera va apprezzata per la sua utilità nel preservare la biodiversità e migliorare l’ecosistema urbano o del nostro giardino; nonché per la sua eleganza e rusticità. Tutto può essere un problema o una risorsa, e la differenza sta nel buon senso e nel suo adeguato controllo; insomma ad una considerazione e gestione intelligente. Evitando poi di dover intervenire per sfinimento, arrivando a terribili  tabulae rasae che suonano piu come atti dissennati o di vendetta, e che portano sempre e soltanto degrado del territorio e all’ impoverimento del bene pubblico o privato.

 

Alberto Colazilli, Kevin Cianfaglione, Piera Lisa Di Felice

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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Bosco di Sant'Antonio a Pescocostanzo a rischio di capitozzatura. Preoccupazione per le associazioni ecologiste.

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 Bosco di Sant'Antonio a Pescocostanzo a rischio di capitozzatura. Preoccupazione per le associazioni ecologiste.

 

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Una suggestiva immagine del Bosco di Sant’Antonio – Foto Alberto Colazilli

 

Preoccupazione da parte delle associazioni ecologiste abruzzesi in merito alla richiesta di “sprotezione” del Bosco di Sant'Antonio di Pescocostanzo, a scopo pascolo e taglio degli alberi. Si tratta di un’area di protezione integrale ricadente nel Parco Nazionale della Majella, istituita nel 1986 per proteggere una delle faggete più belle e più famose dell'Appennino. Il Bosco, con i suoi 17 ettari, è da sempre un paradiso apprezzato da botanici, escursionisti, viaggiatori e turisti. Il particolare pregio naturalistico dell’area, purtroppo, è stato messo in seria discussione da una sentenza del 12 febbraio 2015, nella quale il Commissario Regionale agli usi civici ha dichiarato nulli i vincoli del Parco considerandoli illegittimi e mettendo in dubbio il Piano del Parco. Anche l’immobilismo del Parco è stato determinante per il conflitto istituzionale: non presentandosi in sede di giudizio, è stato condannato anche alle spese processuali. La sentenza crea conflitti con altri organi giudiziari sovra ordinari: statali ed europei, che invece si sono già espressi positivamente sulle norme di tutela in essere.
Spiegano le associazioni che si è trattato di un attacco contro una coraggiosa politica di conservazione della natura che non piace alle lobby e alle compagnie degli speculatori che vogliono trasformare il bosco in un’area di sfruttamento intensivo con il rischio di urbanizzare e cementificare definitivamente l’area. Si ripropone anche la discutibile pratica della capitozzatura degli alberi, divenuti monumenti naturali; una pratica colturale ormai superata che andrebbe ad uccidere o rovinare per sempre gli esemplari arborei, generando gravi danni all'immagine del bosco. In realtà, le bizzarre forme di alcuni faggi "a candelabro" presenti nel bosco di Sant'Antonio sono il frutto di quasi un secolo di mancate capitozze, altrimenti quegli alberi avrebbero avuto le aberranti forme degli esemplari che comunemente vediamo mutilati nei centri abitati e lungo le strade. Capitozze che hanno minato la vita di quegli esemplari e causato marciumi. L’area in origine era un bosco difeso dal taglio (Bosco Difesa), poi divenuto pascolo e tagliato, non essendovi più boschi sufficienti. Il bosco che oggi vediamo è quindi il risultato delle antiche vestigia originali, quelle del bosco sacro e inviolabile, alle quali si sono sommate successivamente le tracce degli antichi usi e distruzioni che rimarranno per sempre (paesaggio fossile), per poi ri-naturalizzarsi negli ultimi due secoli.
In Italia abbiamo bisogno di boschi con alberi vetusti e con dinamiche naturali; difatti seppure il bosco in molte parti sta ritornando grazie all’abbandono dei terreni agricoli, la struttura dei boschi italiani è ancora misera, per via della gioventù dei boschi o a causa dei tagli troppo frequenti e massicci.

 

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Veduta sul Bosco di Sant’Antonio – Foto Alberto Colazilli

 


Secondo le associazioni, il rischio che le motoseghe possano irrompere nel bosco è ormai reale e incombente. Tutto dipende dal buonsenso della nuova amministrazione comunale. Il bosco rappresenta un biotopo di elevato pregio naturalistico, riconosciuto universalmente dalla comunità scientifica e da quella europea, dove le dinamiche naturali hanno arricchito il bosco grandi alberi ad alto fusto e monumentali. Ben diverso dalla boscaglia troppo giovane o troppo tagliata che domina la nostra regione, e tutta l’Italia. Nei 3 grandi censimenti degli alberi monumentali eseguiti nel tempo, dalla Forestale, dalla Regione e dal Parco Nazionale della Majella, si evidenzia la straordinaria ricchezza di questo bosco in grandi alberi. Circa la metà degli 800 alberi monumentali di tutto il parco nazionale, risiedono infatti nel Bosco di S. Antonio. La maestosità di questo Bosco attira ogni anno migliaia di turisti, villeggianti e cercatori di grandi alberi che contribuiscono a divulgare le bellezze della zona. Nell’immaginario collettivo degli abruzzesi il Bosco di Sant’Antonio rappresenta un luogo magico, un bosco sacro, un luogo incantato, del tutto particolare, con il suo aspetto culturale, storico, vetusto e soprattutto selvaggio. Un richiamo che attira visitatori da centinaia di chilometri, anche ben oltre i confini della regione. Per questi motivi, l’area è degna di essere tutelata ai massimi livelli. Una soluzione intermedia è possibile: se da un lato è importante far si che l'area protetta diventi sempre più un luogo aperto alla fruizione rispettosa dei cittadini e all’educazione ambientale; dall'altra è gravissimo dare valore alla capitozzatura, alla eliminazione di alberi o alla distruzione del sottobosco, arrecando un gravissimo danno turistico e naturalistico.
E’ fondamentale, per le associazioni che firmano il presente documento, trovare una congrua soluzione, ed intervenire al più presto per evitare che lo storico biotopo venga ridotto a terra di conquista. La biodiversità del Bosco di Sant'Antonio è una ricchezza inestimabile per tutto il territorio abruzzese e italiano. Il bosco, tra l’altro è anche Sito di Interesse Comunitario e nel 2012 è stato insignito del Premio “Carlo Scarpa” per il Giardino. Danneggiarlo rappresenterebbe un delitto imperdonabile.


Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

Pro Natura Abruzzo

WWF Abruzzo

FAI Abruzzo

LIPU Abruzzo

Italia Nostra Pescara

  

 

 

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La sistematica distruzione della Pineta di Marina di Grosseto

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La sistematica distruzione della Pineta di Marina di Grosseto

Riceviamo e pubblichiamo dal "Comitato Marina di Grosseto"

 

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Ruspa a lavoro nella pineta. Foto by Comitato Marina di Grosseto. 

 

Dal mese di aprile 2014 su decine di ettari privati e pubblici tra Marina di Grosseto e Principina a Mare, sono stati tagliati varie centinaia se non migliaia di pini marittimi e tutto il sottobosco, con la motivazione della lotta al Matsucoccus e per scopi antincendio. Molti pini erano VERDI, SALDI E SENZA SEGNI DI MATSUCOCCUS. Eliminando piante e sottobosco, hanno raso al suolo intere aree di pineta.
Nostri esperti certificano che la malattia da Matsucoccus non è disseminata e i tagli massivi sono ingiustificati. Vicino alle case i pini marittimi malati sono maggiori ma anche lì vi sono piante sane che possono essere portatori di resistenza genetica all’insetto e vanno assolutamente salvati, mentre sono stati tutti segnati indiscriminatamente per il taglio. Nostri ripetuti appelli a Comune, Provincia, Regione, Corpo Forestale dello Stato Provinciale e Regionale, Prefetto, Soprintendenza di Siena e di Firenze e due esposti in Procura non hanno finora fermato i tagli.

Nella conferenza dei Servizi della Provincia di Grosseto in data 27.10.14 è stato approvato un progetto per la misura 226 del Pino Sviluppo Rurale con tagli di “diradamento”, decespugliamento in gran parte meccanico del sottobosco, “messa in chioma” dei Pini domestici su 5 aree pinetali, di cui una, in area privata san Carlo, dentro il Parco della Maremma. Nell’Area “Pignacce”, 28 ettari retrodunali a pino marittimo tra Marina e Principina a Mare, il progetto prevede di tagliare la maggioranza dei pini (un esperto forestale, esaminato il progetto, sostiene oltre l’80%!), provocando “ aree priva di soprassuolo arboreo” (testuali parole del progetto: distruggendo invarianti strutturali!), nonché decespugliamento totale del sottobosco, senza piano di rimboschimento o semina: quindi, addio biodiversita’ e morte irreversibile e totale dei 28 ettari di pineta. Riguardo all’area nel Parco della Maremma, elimineranno centinaia di pini domestici e alcuni ettari di biodiversità.

 

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Distruzione sistematica della pineta - Foto by Comitato Marina di Grosseto

 

Dal mese di novembre 2014 (ce ne siamo accorti il 7 dicembre), hanno iniziato a tagliare tutto il sottobosco con mezzi meccanici andanti in un sito SIC SIR ZPS NATURA 2000, verso il km. 28, tra Marina e Castiglione, scopo: antincendio. Progetto della Provincia, del febbraio 2014, con finanziamenti pubblici in aree private. Hanno evidentemente tagliato anche tutti i giovani pini domestici in rinnovazione spontanea: nelle aree vicine non trattate ce ne sono molti, qui più nessuno. (Il sottobosco è fondamentale per il mantenimento della biodiversità e la sua asportazione elimina la rinnovazione e distrugge il bosco come ecosistema, rendendolo solo un insieme di alberi. L’antincendio va fatto con mezzi attivi: torrette, videosorveglianza, satelliti, coleotteri rivelatori del fuoco, volontari e personale pagato coi finanziamenti della misura 226).

Infine il 9.12.14 siamo stati in Provincia a chiedere di visionare i progetti relativi ai tagli scoperti il 7.12. Ci sono 4 lotti, che interessano l’intera pineta del Tombolo nella zona protetta SIC, SIR, ZPS, NATURA 2000, da Castiglione a Fiumara! La tratteranno tutta come la zona al km 28: eliminazione di tutto il sottobosco e della rinnovazione spontanea. Rimarranno solo i pini domestici adulti: annientamento dell’intero sistema bosco-pineta. Il tutto entro fine gennaio 2015. Tra meno di due mesi sarà tutto finito. L’intera pineta del Tombolo denudata. Annientata. Non più biodiversità. Sono una serie di alberi NUDI. Il tutto per i finanziamenti della misura 226: antincendio e salvaguardia degli habitat! Pare che non siano state fatte Conferenze di Servizi, solo una delibera di approvazione del Progetto. In 50 giorni, il Tombolo intero scomparirà. Tra meno di due mesi, tutta la Pineta sarà finita e rimarrà solo ciò che si può vedere qui sotto.

 

 

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Sistematica eliminazione del sottobosco nella pineta. Foto by Comitato Marina di Grosseto. 

 

Questa è la fine della Pineta del Tombolo. Per prendere i soldi pubblici della misura 226, che dovrebbe TUTELARE L’HABITAT E NON CERTO DISTRUGGERLO, e presumiamo per vendere cippato al co-inceneritore di Scarlino e alle centrali a biomasse.

 

Comitato salviamo la pineta di Grosseto, con preghiera di diffusione

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Eliminare il sottobosco: un'azione fortemente errata!

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Eliminare il sottobosco: un'azione fortemente errata! 

 

 

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Eliminazione del sottobosco in pineta. Foto di "Comitato Marina di Grosseto"

 

Il sottobosco ha una funzione fondamentale nella vita e rigenenerazione del bosco stesso. E non tutti ne conosco l'importanza. Forse perchè in pochi hanno trattato questo argomento a dovere. Nel sottobosco va ad accumularsi il legno morto, fondamentale per il mantenere il ciclo del carbonio e alla base della catena alimentare. E il legno in disfacimento non è un combustibile attivo. Non tutti sanno che dopo l’eliminazione del sottobosco, i cespugli e le erbe rispuntano in maniera veloce, più intricata e più fitta già in un anno, senza risolvere alcun problema in merito all'incendio, ma anzi aumentando i costi di manutenzione, eliminando la rinnovazione e trasformando il bosco da ecosistema a mero insieme di alberi. Tali attività rientrano in una visione vecchia e fortunatamente sempre meno accettata dal mondo scientifico, ma che rigurgita di tanto in tanto per varie motivazioni poco chiare, favorite dalla convenienza speculativa, per prendere i soldi dei finanziamenti o per fornire materiale legnoso da smaltire a buon mercato negli inceneritori o come biomassa.
Questo tipo di “pulizia anti-incendio” passiva minaccia anche altri esseri viventi, come animali, funghi, licheni, muschi, microorganismi e piante che necessitano del sottobosco. Rendendo altresì quell'insieme di alberi un qualcosa di molto meno resiliente, non avendo più un sottobosco e una rigenerazione pronta a sostituire gli alberi che cadono o che muoiono, esponendo il suolo a maggiori rischi di erosione e desertificazione; ostacolando le dinamiche naturali della rinaturalizzazione.

 

 

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Eliminazione del sottobosco in pineta. Foto di "Comitato Marina di Grosseto"

 

 


Queste opere finiscono troppo facilmente per divenire più dannose e distruttive di un incendio, alimentando filiere delle biomasse di sottobanco, più o meno legali. Si tratta di opere fortemente invasive, la cui efficacia è messa sempre più in discussione, pertanto andrebbero evitate, soprattutto se inflitte su superfici vaste o su aree delicate da un punto di vista ecologico, idrogeologico o paesaggistico. A ben vedere nella letteratura e analizzando i costi/benefici di queste opere di “pulizia”, come per le cesse tagliafuoco e le strade forestali, si è visto che sarebbero quasi sempre sconsigliabili poiché con molti lati negativi che non sono controbilanciati da alcuna netta efficacia, rispetto a quanto è dato possibile comunemente credere. Inoltre queste discutibili realizzazioni finiscono con il distrarre attenzioni, fondi e risorse da altre opere più auspicabili: dalle opere anti incendio considerate attive.

Tra le opere antincendio di questo tipo annoveriamo: personale ed attrezzature adeguate all’avvistamento e allo spegnimento dei fuochi; strumenti video terrestri e satellitari di rilevamento e geo-localizzazione; corsi di formazione ed aggiornamento; il miglioramento del pronto intervento e della gestione delle emergenze; ricerca nel campo delle tecniche di approccio e spegnimento degli incendi; sviluppo di nuovi materiali e metodologie si spegnimento, contrasto e dissuasone non impattanti; indagini e pene certe verso gli incendiari; misure di serio vincolo delle aree incendiate con l'istituzione del relativo catasto delle aree bruciate.

 

 

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Eliminazione del sottobosco in pineta. Foto di "Comitato Marina di Grosseto"

 

Lontano dai vulcani in eruzione, i nostri boschi non bruciano se nessuno vi appicca il fuoco. Ogni opera invasiva "passiva" sarebbe come il voler tutelare la Gioconda dai danni del tempo e dei vandali immergendola in un metro cubo di cemento; forse sarà risolto il problema, ma non ci sarà più la Gioconda di cui godere. Nessuno lo penserebbe mai, eppure in ambito forestale molti lo fanno e ne vanno fieri.

In questa babele dove i controlli sono sempre più difficili, i ruoli istituzionali e le pene sono sempre più incerte, ecco che si finisce per autorizzare o finanziare tutto, spacciandolo per il contrario di tutto; ed ecco che vengono facilitati i gruppi d’affare - fino alle associazioni a delinquere di stampo mafioso e va a rimetterci purtroppo e sempre la collettività.
Stesso discorso dovrebbe valere nell’approccio alla rinaturalizzazione, all’avviamento ad alto fusto, al contrasto dei parassiti, alla gestione della vegetazione ripariale, verde urbano, e via discorrendo. Non bisognerebbe mai pensare ad attività o soluzioni drastiche, perpetrate su larga scala o su ambienti pregiati. Ma dovrebbe vigere il buon senso della misura e il senso di precauzione.
Poiché quasi sempre l’intervento umano si dimostra superfluo o non indispensabile e può giustificare sempre in qualche modo il legnatico, ovunque, fuori da ogni necessità ambientale e scavalcando ogni vincolo.
Altre volte invece sembra quasi si giochi con il bosco e con gli alberi a  seconda delle mode o dei vani gusti/interessi personali che rischiano seriamente di porsi come un problema gestionale o di xenofobia vegetale, contro ogni tipo di buonsenso.
Beffando a varie riprese la comunità locale, i proprietari dei fondi privati o il diritto collettivo di godere delle superfici e dei boschi pubblici.

 

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ONLUS

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Incendi, incendiari e la nostra Italia - di Kevin Cianfaglione

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Incendi, incendiari e la nostra Italia

di Kevin Cianfaglione

 

È recentissima la notizia secondo la quale un incendiario è stato finalmente catturato con prova video mentre appiccava un incendio in provincia di Isernia. Immortalato mentre appicca il rogo dalle telecamere di sorveglianza piazzate dalla Forestale. L'uomo, un 50enne è un ausiliario dei Vigili del fuoco, ed è accusato di aver provocato l'incendio sul monte Stingone, il primo Agosto scorso. Nel video si vede una macchina che si ferma, il finestrino, che si apre e un uomo lancia una razzo o una bottiglia incendiaria in mezzo alle sterpaglie. Dopo meno di un mese grazie a questo filmato in cui si vedono la targa dell'auto e altri dettagli utili gli uomini della Forestale sono riusciti ad arrestare il colpevole, che ora rischia dai 4 ai 10 anni di reclusione e su cui ancora si indaga per valutare eventuali responsabilità anche in altri casi. Fondamentali sono state le telecamere installate in una zona ritenuta a rischio. Il video ha permesso anche di cogliere l'altro lato della medaglia: poco dopo l'incendiario passa un'altra macchina da cui scendono di corsa due uomini che spengono l'incendio usando delle bottiglie d'acqua. Un gesto che ha impedito danni ben più gravi alla vegetazione.

 

Incendio1

Un incendio come tanti in Italia che divorano tutto al loro passaggio distruggendo tutto e mettendo in pericolo le attività umane, la faune e la flora con ingenti danni. Tanti sono gli eroi quotidiani in questa lotta estenuante e senza tempo. Foto da: http://www.taorminainforma.com/wp-content/uploads/2013/07/incendio-boschivo.jpg

 

È altrettanto recente la polemica seguita al fatto che in Italia quest’anno non avevamo abbastanza Canadair e altri mezzi adeguati per spegnere gli incendi, che divampano nella nostra penisola, e quest’anno nonostante tutto la fortuna ha voluto una estate abbastanza fresca e poco secca. Purtroppo spesso si parla di piromani, ma spesso non c’è malattia mentale ma solo interessi dietro questi incendi. 

È difficilissimo trovare i responsabili cogliendoli sul fatto, e quando accade poi le leggi dovrebbero esser più serie e certe; infatti bisognerebbe considerare gli incendi dolosi come reati contro l’umanità, delitti talmente gravi poiché non solo distruggono boschi, alberi, animali ed ecosistemi; inquinano, sono un costo enorme per la società , ma minacciano gravemente il territorio; promuovono il dissesto, deturpano il paesaggio, minacciano case, attività produttive e spesso sono causa di morte per innocenti malcapitati o di eroi che cerano di spegnere le fiamme.

 

Incendio2

I mezzi aerei sono un sistema efficiente per lo spegnimento e il controllo degli incendi. Foto da: http://www.sienanews.it/wp-content/uploads/2012/07/incendi.jpg

 

Inoltre viene a galla un altro problema, relativo agli ausiliari e a coloro che sono a tempo determinato assunti nei vigili del fuoco, nel corpo forestale dello stato o da enti locali, che troppo spesso pur di giustificare il loro lavoro o essere ricontrattualizati o riconfermati scelgono di appiccare gli incendi, da veri speculatori assassini, criminali, cinici e spietati. Senza contare che quando si parla di amnistie, condoni, sconti di pena,  questi finiscono sempre con l’agevolare anche questi pericolosi delinquenti che dovrebbero esser sempre essere allontanati dalla società per via della loro furia criminale e per la loro pericolosità; questi programmi politici od amministrativi dovrebbero quantomeno non essere applicabili a loro favore; altrimenti una vera lotta è inutile e il sistema legislativo diventa solo una cosa ridicola, senza più alcun senso. Altrimenti i partiti saranno corresponsabili e favoreggiatori di questi pesanti reati, di grave allarme sociale.

Non è raro vedere aree geografiche continuamente percorse dagli incendi per anni, anche in inverno o dopo le piogge e per coincidenze strane,  questi incendi finiscono non appena si appaltano o si concedono con metodi più o meno trasparenti i lavori forestali di prevenzione anti-incendio o i lavori di sistemazione dei vers0anti incendiati o scampati agli incendi.

Incendio3

Eroi che ogni giorno sfidano il pericolo combattendo contro gli incendi. Foto da: http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=340007

 

Anziché buttare soldi in opere edili pubbliche inutili e ridondanti, anziché spendere soldi in opere di prevenzione incendio che favoriscono gli incendiari e spesso sono più invasive, deleterie e dannose degli incendi stessi, anziché alimentare spese pubbliche  per mezzi meno utili sarebbe bene potenziare, rendere più efficace il sistema anti incendio e di prevenzione, dove le prove video e fotografiche sono indispensabili per cogliere sul fatto gli attentatori; e dove un più efficiente e diffuso sistema di monitoraggio umano affiancato, dalla tecnologia, dai satelliti e da una flotta aerea maggiormente numerosa, rapida e adeguata, pronta ad ogni evenienza, sarebbe indispensabile.

È inutile parlare di pulizia, di barriere taglia fuoco, tutto diviene inutile e risibile se il resto non va, tutto può bruciare se viene incendiato. Ricordo come pochi anni fa in Abruzzo ettari ed ettari vennero divorati dalle fiamme che riuscirono a scavalcare le 6 corsie dell’Autostrada, senza alcun problema, nonostante la larghezza e proseguire la loro inarrestabile furia distruttrice.

 

Incendio4

Negli incendi i danni ambientali, economici, umani e paesaggistici sono ingenti, creando danni a cose, animali, piante e persone, che possono rimetterci la vita in maniera atroce. Nella foto un cavallo bruciato vivo, in un incendio in Sardegna appiccato con razzi incendiari. Foto da: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/08/09/l_isola_in_ginocchio_piange_lacrime_di_cenere_i_ritardi_dei_canadair_e_caccia_agli_incendiari-6-325065.html#foto1

 

Un plauso e delle onorificenze andrebbero concesse non solo agli eroi che sfidano la sorte spegnendo gli incendi con animo nobile ma soprattutto ai passanti che quel giorno in provincia di Isernia si sono trovati con la macchina, pochi minuti dopo l’incendiario criminale assassino, che han chiamato i soccorsi e cercato di spegnere le fiamme innescate, limitando i danni.  Un grazie a loro e a chi come loro, sono dei veri eroi, purtroppo spesso lasciati in silenzio.

Vedi il video del misfatto: http://video.tiscali.it/canali/News/Italia/177702.html

 

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Il bosco sacro nella tradizione nordico-germanica

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Il bosco sacro nella tradizione nordico-germanica

 

Stefano Giuliano

 

 

Com’è noto, le conoscenze relative alla religione degli antichi Germani sono piuttosto frammentarie poiché non esistono attestazioni dirette delle loro tradizioni e delle loro pratiche rituali. Non che costoro non avessero una scrittura, come prova l’esistenza dell’alfabeto runico, ma essa era adoperata solo in ambito magico, preferendo affidarsi alla tradizione orale per trasmettere concezioni e credenze . Per questa ragione occorre attingere a fonti indirette o posteriori malgrado tutta una serie di problemi insidiosi e delicate questioni interpretative che ciò, inevitabilmente, comporta e malgrado  la consapevolezza di delineare  un quadro pur sempre parziale e incerto, vincolato dai limiti delle conoscenze. Non si può escludere, infatti, che interi aspetti della vita religiosa delle popolazioni germaniche resteranno sempre  ignoti[1]Ad ogni modo, tra i documenti di cui ci si può servire per cercare quanto meno di orientarsi in questo scenario denso di suggestioni ma pieno di lacune, vi sono: in primis gli scritti degli autori classici da Livio a Cesare, a Plinio il Vecchio, a Tacito, e via dicendo; quindi le Vitae dei missionari che, a cavallo tra la fine dell’età antica e l’inizio di quella medievale, si dedicarono all’opera di conversione (ma le agiografie vanno prese con cautela a causa dell’atteggiamento – ça va sans dire – non proprio favorevole verso i culti locali); ancora, i testi islandesi, come l’Edda poetica e l’Edda di Snorri ma anche le celebri saghe norrene risalenti ai secoli XII-XIII; infine, i racconti dei viaggiatori arabi che in epoca medievale viaggiarono nei territori dei Vichinghi: Ibn Fadlan, Ibn Rustah, Al Tartushi.

Altre fonti importanti cui ricorrere per avere ulteriori informazioni sono i reperti archeologici, la toponomastica, la numismatica, la filologia, e così via.

 Fra gli scrittori latini Tacito resta il principale riferimento grazie a quell’autentico trattato di etnografia che è il De origine et situ Germanorum conosciuto anche, più semplicemente, come La Germania, e che è anche un’opera d’inestimabile valore storico[2].

Tacito, dopo aver segnalato che le quattro divinità più importanti sono Mercurio, Ercole, Marte e Iside (in seguito identificati dagli studiosi, non senza alcune riserve, come Wodan, Thuranaz, Teiwaz, Nerthus), scrive che i Germani:

 “Non ritengono (…) conforme alla maestà degli dèi il racchiuderli fra pareti, né il ritrarli in alcuna forma che ricordi l’immagine umana; consacrano alle divinità boschi e selve e danno nome di dio a quell’essenza misteriosa, che solo un senso religioso fa loro intuire.” (De origine et situ Germanorum, 9)

 Il passo è celebre ed è stato largamente commentato. Pur con qualche dubbio sull’esattezza dell’affermazione, sembra ricavarsi che le popolazioni germaniche, diversamente dai popoli mediterranei e mesopotamici ma similmente ai Celti, non avessero l’abitudine di costruire templi o edifici cultuali né amassero ritrarre i propri dèi in forma umana. In altre parole, i Germani avrebbero officiato i propri riti all’aperto e senza raffigurazioni antropomorfiche. In particolare – ed è questo il punto che qui maggiormente interessa –, i Germani avrebbero eletto alla stregua di luoghi sacri le imponenti e inestricabili foreste di latifoglie e conifere che dominavano e avvolgevano i territori dell’Europa centro-settentrionale,  percependo in esse la misteriosa e ineffabile presenza del divino.

 Successivamente, Tacito, in un altro passo ugualmente celebre, descrive un rituale collegato alla dea Nerthus:

 “Vi è in un’isola dell’oceano un bosco sacro e in esso un carro votivo, ricoperto di un drappo; al solo sacerdote è concesso toccarlo. Costui comprende quando la dea è presente nel santuario e la segue con molta devozione, mentre è trasportata da giovenche. In quell’occasione i giorni sono pieni di letizia e sono adorni a festa i luoghi in cui la dea si compiace di andare a prendere dimora (…). Più tardi il carro, il drappo e (…) la stessa divinità, vengono immersi per un lavacro in un lago nascosto. Quest’operazione è affidata ad alcuni schiavi che lo stesso lago subito inghiotte.” (De origine et situ Germanorum, 41)

 Il brano di Tacito conferma l’idea del bosco come luogo sacro (castum nemus) nel quale si svolgono pratiche religiose che prevedono l’inabissamento di oggetti e suppellettili: carri, imbarcazioni, armi, vestiti, giocattoli, e così via, evidentemente offerti agli dèi.

Ma più che le pratiche particolari, che venivano compiute, è importante l’idea stessa del bosco come luogo sacro. È un’idea che salda il rapporto tra uomo e natura, immaginando l’uomo nella natura come un uomo che abiti nel sacro.

Il bosco, insomma, come luogo mistico. Entrarvi è entrare in una dimensione altra. Una dimensione che non è quella del quotidiano, bensì un mondo misterioso, arcano, tutto pervaso dall’essenza divina della vita.

Proteggere i boschi, dunque, è proteggere gli alberi, e anche proteggere la vita, proteggere se stessi.

Un divino a portata di mano… Si può vivere nel divino entrando in un bosco. Concezione semplicissima e di grande suggestione . Nessuna spaccatura tra umano e divino, ma assoluta contiguità.

 Uno scrittore moderno, profondo conoscitore della mitologia nordica, il quale era dotato di una particolare sensibilità verso la natura e che amava gli alberi come Tolkien è riuscito a rendere l’essenza sacra del bosco nei suoi romanzi, creando alcuni luoghi straordinari e fortemente evocativi, come Mirkwood ne Lo Hobbit, e come la Vecchia Foresta, Fangorn e, soprattutto, la meravigliosa Lothlórien nel Signore degli Anelli, i cui magnifici alberi dalle foglie d’oro sono di una bellezza incomparabile:

 “un verde muro che circondava un verde colle ove si affollavano gli alberi d’oro più imponenti (…). Impossibile precisare la loro altezza: giganteggiavano nel vespero come torri viventi. Tra i loro rami frondosi e le loro foglie sempre vibranti, brillavano innumerevoli luci verdi, oro e argento.”[3]

 Premesso che non si può dare per scontato che non esistessero costruzioni dedicate alle celebrazioni del culto – del resto lo stesso Tacito riguardo a Nerthus parla espressamente di un tempio (penetrali[4]) – mentre è più probabile fossero poche e scarsamente diffuse in quanto i Germani non avevano un’architettura molto sviluppata[5], resta che anche in un altro rimarchevole passaggio del testo si allude a rituali effettuati in aree boschive. Si può notare en passant l’utilizzo da parte di Tacito dei vocaboli nemus e lucus il cui campo semantico, soprattutto nel caso del secondo termine, rinvia alla sfera del sacro, diversamente dall’altra parola latina indicante il bosco, ossia silva, il cui significato è sempre profano, almeno fino all’avvento di Virgilio che nelle Bucoliche ne muterà l’uso adoperandolo anche in riferimento agli dei (“habitarum Di quoque silvas”, II, v. 60)[6].

 Ora il collegamento fra mondo arboreo e religione si ritrova anche presso altri popoli antichi e, almeno per alcuni di essi, sembra scaturire da un comune retaggio indoeuropeo, basta pensare al famoso alsos di Dodona in Epiro, oppure al parimenti famoso nemus Aricinum nell’Italia centrale dove si ergeva il tempio di Diana e al quale si possono aggiungere il lucusMaricae sul Garigliano e il lucus Angitiae del popolo dei Marsi sul lago Fucino. Altri richiami possono rintracciarsi presso i Celti come il Drunemeton, situato in Asia Minore, luogo d’incontro del Consiglio dei Galati (Strabone, Geografia, XII, 5, 1), e la celebre foresta dei Carnuti, sede di periodiche riunioni dei druidi, ritenuta il centro della Gallia (Cesare, De Bello Gallico, VI, 13)[7].

Ma è presso le popolazioni germaniche che esso sembra possedere una peculiare valenza, durando a lungo nel tempo. Lo dimostra sia la diffusione di espressioni correlate al bosco per indicare un luogo di culto o un tempio come l’antico alto-tedesco harug o il gotico ahls[8] sia la persistenza di riferimenti letterari e storici al culto degli alberi e ai boschi sacri in area scandinava a distanza di secoli.

Si pensi al mito della prima coppia umana creata da due alberi, un olmo e da un frassino da cui i loro nomi Askr ed Embla cui si fa cenno nelle due Edda (Völuspá,17-18; Gylfaginning, 9), oppure al bosco sacro del tempio di Uppsala descritto nelle cronache di Adamo di Brema (Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum, 26-27).

In molti casi, come ha sottolineato Gianna Chiesa Isnardi, il bosco è uno spazio di protezione e tutela, un territorio nel quale ripararsi, nascondersi per ristorarsi e rinnovarsi, un luogo in cui si avverte la potenza del sovrumano, in cui abita e si rivela il divino[9].     

Si potrebbero portare anche altri esempi ma anche così emerge nitida l’immagine di ciò che un tempo era il bosco, una zona di confine, soglia tra umano e divino, porta d’ingresso nel soprannaturale. Una regione arcana nella quale compiere atti di venerazione e riti d’iniziazione, celebrare liturgie sacrificali e comunicare con gli dèi.  

 

 

 



NOTE

 

[1] Peraltro, come non manca di rilevare Jan de Vries, si tratta di una situazione “persino ricca” se confrontata con le ancor più scarse notizie a disposizione per Celti, Slavi e Balti (J. De Vries, La religione dei Germani, in AA.VV., Le religioni dell’Europa centrale precristiana, a cura di H.-C. Puech, trad. it. di M.N. Pierini, Laterza, Roma-Bari 1988, p. 59).

[2] Tacito, La Germania, a cura di L. Lenaz, trad. it. di B. Ceva, B.U.R., Milano 19985.

[3] J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, a cura di Q. Principe, trad. it. di V. Alliata di Villafranca, Bompiani, Milano 200418, p. 452.

[4] Si tratta della parte più interna del tempio dove erano conservate le statue degli dèi.

[5] E.O.G. Turville-Petre, Religione e miti del Nord, trad. it. di L. Rocchetti, Il Saggiatore, Milano 1964 (s.l. s.d.), p. 313.

[6] E. Malaspina, Nemus sacrum? Il campo di Nemus nel campo semantico del bosco, in «Quaderni di Filologia Linguistica e tradizione classica», Anno I, n. 1 (1995),  pp. 76-77.

[7] J. Brosse, Mitologia degli alberi. Dal giardino dell’Eden al legno della Croce, trad. it. di G. Angiolillo Zannino, B.U.R., Milano 19984, pp. 151-156; L. Brunaux, Les bois sacrés des Celtes et des Germanis, in AA.VV, Les bois sacrés, Collection du Centre Jean Bérard, 10, Naples 1993, pp. 57-65. Cfr. pure la voce “bosco” curata da G. Stara Tedde per l’Enciclopedia Treccani disponibile all’indirizzo web: http://www.treccani.it/enciclopedia/bosco_(Enciclopedia-Italiana)/.

[8] E.O.G. Turville-Petre, op. cit., p. 313; E. Campanile, La religione dei Germani, in AA.VV., Storia delle religioni. 1. Le religioni antiche, a cura di G. Filoramo, Laterza, Roma-Bari, 1994, p. 641.

[9] G. Chiesa Isnardi, I miti nordici, Longanesi & C., Milano 1991, p. 482-484.

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Alla ricerca delle foreste perdute - news foreste oasis 2011 - di Franco Tassi

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News Foreste Oasis 2011 Pagina 1

News Foreste Oasis 2011 Pagina 2

 

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Quale futuro per le foreste - di Franco Tassi

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Oasis   2011 192 03 Quale Futuro Per Le Foreste

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L'albero leggendario. Al salvataggio del Pino loricato - di Franco Tassi

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 Pino Loricato Definitivo 1

 Pino Loricato Definitivo 2

 Pino Loricato Definitivo 3

 Pino Loricato Definitivo 4

 Pino Loricato Definitivo 5

 Pino Loricato Definitivo 6

 Pino Loricato Definitivo 6

Pino Loricato Definitivo 8

 

 

 

 

 

 

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Come tutelare gli alberi dai fulmini - di Davide Di Natale

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Come tutelare gli alberi dai fulmini

 

 

 Albero Roma 1 A1Albero Roma 2 A2

 

Per  evitare danni a persone o cose e salvaguardare la vita dell’albero stesso e possibile  farlo con l' istallazione di  parafulmini. Il fulmine è unascarica elettrostatica di enorme potenza che avviene nell’atmosfera e si instaura fra due corpi con una grossa differenza di potenziale elettrico. Sulla nostra amata terra si verificano migliaia  di temporali al giorno con una caduta di un centinaio di  fulmini al secondo.

 

 Albero Trento 1 A3

 È evidente che ne risultino consistenti danni economici a cose e  persone. Con il sistema SIRF (Sistema Italiano di Rilevamento dei Fulmini), presso ilCESI di Milano, è emerso che ogni anno solo in italia cadono circa  un milione cinquecentomila fulmini e  la Lombardia rientra nella zona di maggior rischio, per questo è  consigliabile l’installazione di  parafulmini, che difendono l'albero dalla scarica elettrica del fulmine fornendo un canaledi scarico a terra; inoltre dobbiamo considerare anche il costo da sostenere per rimuovere le parti lesionate di una pianta senza protezione che è più oneroso di quello di un’installazione di un parafulmine. Si pensi agli alberi vetusti e monumentali che sono di indiscutibile valore storico - paesaggistico e quindi meritano una maggiore attenzione. Vediamo insieme delle immagini che mostrano in dettaglio le conseguenze di un fulmine che colpisce un albero.

 

 Albero Trento 2 A4

 

 Di Natale Davide ( foto DEHN ITALIA S.p.A.)

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NEWS dal Popolo degli alberi e dei giardini (2)

Written on 09/04/2014, 17:40 by admin
presentazione-l-importanza-degli-alberi-e-del-bosco-cultura-scienza-e-coscienza-del-territorioPresentazione “L'importanza degli Alberi e del Bosco. Cultura, scienza e coscienza del territorio”         Presentazione di Amedeo d'Aosta, Presidente della Fondazione Internazionale  Pro Herbario Mediterraneo.   Prefazione di Orazio Cancio, Presidente dell'Accademia Italiana di Scienze Forestali.   Prologo di Domenico Finiguerra, già Sindaco di Cassineta di Lugagnano (MI), fondatore del Forum Salviamo il Paesaggio.    “L’importanza degli Alberi e del Bosco....

GIARDINI D'ITALIA TRA STORIA, TUTELA, ARCHITETTURA E ARTE DEL GIARDINO

 

Cascatativoli1

 

Alla scoperta dei parchi e giardini d'Italia  attraverso la storia, l'architettura e l'arte dei giardini,  per conoscerne le particolarità, le meraviglie, le problematiche, i progetti di tutela e valorizzazione. 

L'IMPORTANZA DEGLI ALBERI

Ecologia, tutela e valorizzazione

 

Casertaparco1web 

Rubrica dedicata all'importanza naturalistica ed ecologica degli alberi 

PAESAGGI CULTURALI

 

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Scoprire il valore storico e culturale di alcuni famosi paesaggi italiani che sono stati resi celebri da artisti e da grandi scrittori e viaggiatori

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Numero 7

dicembre 2016

 

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