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STUDI, RICERCHE E ARTICOLI

STUDI, RICERCHE E ARTICOLI

Articoli dedicati al paesaggio, alberi monumentali, giardini, foreste, problematiche ambientali.

Città di Pescara. Parcheggio senza alberi... e senza ombra!

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Città di Pescara. Parcheggio senza alberi... e senza ombra!

 
3 agosto 2013. Il grande parcheggio della Stazione Centrale di Pescara è un forno dove le temperature estive superano i 40 gradi, un'immensa distesa di cemento e asfalto dove non c'è neanche un albero, un arbusto o una siepe per abbellirlo o per fare ombra sulla moltitudine di macchine. Chiediamo come mai, nonostante la presenza di aiuole, il Comune di Pescara non pianta centinaia di alberi e arbusti che, oltre a mitigare il caldo estivo, creano anche abbellimento per una delle più squallide e desolate zone della città, andando ad abbattere le crescenti concentrazioni di polveri sottili e la produzione di CO2. E poi perchè sacrificare splendidi alberelli di ulivo in grossi contenitori che creano un "viale" di congiunzione tra la Stazione e il centro di Pescara? Alcuni ulivi sono già secchi, altri in gravi condizioni. Basterebbe solo eliminare un pò di asfalto, creare delle aiuole belle grosse e poi piantare alberi senza alcuna manutenzione straordinaria che vada ad intaccare le casse comunali. La scelta per gli alberelli e arbusti nelle aiuole dei parcheggi è semplice. Per l'ombra sono ottimi i tigli e i platani, ma anche alberi sempreverdi come i lecci, i ligustri, inserendo anche arbusti di hibiscus siriacus, oleandro, ulivo e altre specie mediterranee a bassa manutenzione. E un'altra soluzione particolarmente interessante potrebbe essere quella di installare anche dei pannelli fotovoltaici che fanno ombra e che producono energia pulita, visto che tutta l'area è particolarmente assolata in tutte le stagioni. Dunque, abbellire il parcheggio con siepi, alberi, arbusti e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita. Sarebbe il massimo per questa zona di Pescara da sempre squallida e priva di valorizzazioni intelligenti. Le soluzioni ci sono e CONALPA è a disposizione dell'Amministrazione di Pescara.www.conalpa.it

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Pescara - alberi duramente potati a maggio!

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COMUNICATO STAMPA CONALPA 17.5.2013

 

Continuano gli scempi sulle alberature stradali nel Comune di Pescara, una di quelle poche città che hanno il lusso di utilizzare un Regolamento del Verde Urbano. Anche questa primavera tale normazione, entrata in vigore nel 2007, è stata infranta varie volte, in quanto gli alberi, che in questo periodo dell'anno ovviamente erano in pieno rigoglio, senza rami secchi e in salute, sono stati capitozzati (cioè decapitati, privati di tutta la vegetazione e di molti – o tutti – i rami, di cui è rimasto solo il tronco).

Nel regolamento del Verde del Comune di Pescara si legge che la capitozzatura è vietata, come ogni potatura non effettuata a regola d'arte, altrimenti viene equiparata all'abbattimento, che viene sanzionato con multe fino 500 euro. Interventi di potatura possono essere effettuati in certi periodi dell'anno (come la botanica richiede): per le specie caducifoglie solo nel periodo autunno inverno (1/11 al 15/3); per le specie sempreverdi nel solo periodo di riposo vegetativo (dal 15/12 al 28/2 e dal 15/7 al 15/8); per quale motivo l'amministrazione comunale di Pescara consente i lavori di potatura tra aprile e maggio?

In altri punti il regolamento parla di “massimizzazione della funzione estetica, ricreativa, paesaggistica, igienico sanitaria e culturale” e recita saggiamente riguardo alla tutela delle alberature: “entro l'area di pertinenza degli alberi viene vietata ogni attività che arrechi danno al loro sviluppo e attiviità”

Come spesso accade,  la legge è scritta bene i fatti, però,   sono altri: infatti le capitozzature spesso decretano la morte degli alberi.  Non si comprende perchè, nonostante sia stato elaborato un regolamento così preciso e puntuale,  si agisca, in spregio della tutela del verde pubblico. D’altra parte è necessario ricordare  che gli alberi sono grandi ecosistemi che, nel periodo di Aprile-Maggio,  offrono rifugio e  riparo ad una moltitudine di uccelli che qui realizzano  i propri nidi. Pertanto la  distruzione delle rigogliose chiome primaverili, comporta anche una decimazione  dei nidi,  con danni incredibili alla biodiversità. Infine bisogna rilevare che il danneggiamento di  ogni grande albero con un'età superiore ai 50-60 anni, provoca un danno erariale pari a 25 mila euro ad esemplare. Si tratta di danni ingenti e bisogna sottolineare che tali danni, alla fine, saranno a carico dei cittadini!

Per queste ragioni  gli alberi nelle nostre città vanno tutelati e difesi; d’altra parte dobbiamo prendere coscienza ed avere piena consapevolezza del  fondamentale ruolo che gli alberi hanno per l’ecosistema e per la nostra  vita.

 

Staff Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio.

Delegazione Abruzzo.

 

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Il valore ornamentale del verde nella Strada Parco di Pescara

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Eucaliptus abbattuti a Nettuno.

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EUCALIPTUS  ABBATUTI  A  NETTUNO 

 

 

 

 

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ABBIAMO VOLUTO SCEGLIERE QUESTE FOTO SCONVOLGENTI  PERVENUTECI  DA NETTUNO E RAFFIGURANTI  I  RESTI DI GROSSI EUCALIPTUS DISTRUTTI.

 

 

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SI TRATTA DI FOTO EMBLEMATICHE  DI UN'ITALIA CHE VA ALLA DERIVA.

 

 

 

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IMMAGINI CHE FANNO MALE AL CUORE E CHE DOVREBBERO FARCI RIFLETTERE!

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Alberi capitozzati a Loreto (AN) nelle Marche

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ALBERI CAPITOZZATI A LORETO (AN) NELLE MARCHE

 

La segnalazione e le foto ci arrivano da Loreto (AN) nelle Marche. Alberi capitozzati ormai privi di dignità e valore. Va sempre peggio!

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Il CO.N.AL.PA. condanna il massacro dei Tigli lungo la Via Salaria (AP)

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Il CO.N.AL.PA. condanna il massacro dei Tigli lungo la Via Salaria (AP)



Il CO.N.AL.PA. condanna aspramente il taglio di giganteschi tigli lungo la Via Salaria, all'altezza di Monsampolo (AP). La segnalazione ci parla del sacrificio di almeno 10 esemplari di tiglio di oltre 70 anni di età e in ottimo stato di salute che fino a poco tempo fà abbellivano con stupende gallerie verdi ampi tratti della Salaria. Dalle foto pervenuteci si può notare la gravità dell'intevento. Si tratta a nostro avviso di uno scempio a regola d'arte per far costruire dei marciapiedi. Un progetto che ignora l'esistenza di tecnologie innovative che permettono di integrare radici degli alberi e strutture pedonali senza alcun problema. Innovazioni tecnologiche per salvare gli alberi che sono state ampiamente promosse e pubblicizzate in altre occasioni dalla nostra associazione e che purtroppo non vengono recepite da amministrazioni sorde e cieche incapaci di guardare alla novità e pronte a mettere mano alla motosega nel più breve tempo possibile! Questo della Via Salaria è l'ennesimo assalto barbaro al patrimonio verde che non porterà a nulla ma anzi impoverirà il territorio di emergenze naturali e importanti ecoservizi, provocando un aumento esponenziale dell'inquinamento atmosferico in tutta la zona. Staff Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio

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Loreto Aprutino - Il verde che non esiste. Dicembre 2012

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Loreto Aprutino - Il verde che non c'è!



Passeggiare per alcune vie importanti di Loreto Aprutino e vedere come ci sia un elogio di alberi secchi, aiuole vuote e senza verde... carenza di parchi pubblici. Eppure basterebbe poco per trasformare questa cittadina in un piccolo paradiso! Reportage fotografico realizzato da Alberto Colazilli nel dicembre 2012.

 



 

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Salviamo le passeggiate alberate del Talvera a Bolzano

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SALVIAMO  LE  PASSEGGIATE  ALBERATE

DEL  TALVERA  A  BOLZANO

 

 

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NON SONO TRANQUILLO

 

 

 

In città, nel suo cuore, è previsto un cantiere che metterà a nudo il muro d’argine del torrente Talvera.
Per costruire un parcheggio sotterraneo almeno 20.000 m3  di terreno che, all’esterno dell’alveo, aiutano il muro a sostenere la pressione dell’acqua dalla parte del torrente e ne assorbono le infiltrazioni, saranno asportati definitivamente per fare spazio ad una scatola vuota di cemento.   I garage.
C’è una chiara normativa che vieta di costruire a meno di 10 m. dagli argini dei corsi d’acqua
 , e ormai tutti dovrebbero averne capito il senso, ma in questo caso verrà chiesta una deroga al Demanio Idrico. 
L’Italia è diventata ormai il paese delle deroghe e l’ufficio in questione formulerà anche questa in maniera tale da garantirsi da ogni responsabilità.
Al Sindaco però, ed alla sua Giunta, rimarrà per sempre la responsabilità politica di questa scelta.   Ed è una responsabilità pesante:
-Quella di non avere applicato il principio di massima precauzione.
-Quella di mettere in pericolo l’incolumità dei cittadini se qualcosa non dovesse essere fatto a regola d’arte.
-Quella, Dio non voglia, del “ …non era oggettivamente prevedibile una piena catastrofica durante i lavori “ ad esempio.

Però le cose succedono.
Se nostro Signore dovesse decidere di far piovere in pochi giorni una quantità straordinaria d’acqua all’interno del bacino idrografico del torrente Talvera, che ha una superficie di 429 Km2, quindi gigantesca per un torrente, nessuno e niente potrà impedire che tutta quell’acqua arrivi a Bolzano.
Come successe nel 1966, anno in cui molti di noi ricordano l’acqua del torrente lambire la strada su cui si passeggiava e riempire totalmente il suo alveo che era molto più ampio di quello odierno.
Infatti, dove allora scorrevano ogni giorno milioni di metri cubi di acqua, oggi noi abbiamo i milioni di metri cubi di terreno dei prati del Talvera e persino palestre scolastiche dentro l’alveo.
Risalendo la Val Sarentino abbiamo poi piccole zone industriali a stretto contatto col torrente.   
Tutto questo non c’era quaranta anni fa.

Mettere a nudo per una lunghezza di 200 m. un muro d’argine costruito più di 100 anni fa, piantare micropali alla sua base, provocare vibrazioni che solleciteranno in qualche modo la sua antica struttura e farlo per un periodo che varierà da uno a due anni , quanto servirà a costruire i garage, è un azzardo.
Fra il resto l’alveo del torrente è, in quel punto, più stretto che a monte del ponte Talvera con conseguente maggiore difficoltà a contenere le acque in caso di piena.

Se l’imponderabile, ed ogni minuto nel mondo qualcuno ne è interessato, dovesse decidere di passare di qua, le conseguenze investirebbero tutti i quartieri S.Quirino ed Europa-Novacella.
Tutto questo per 138 garage.

Fare la scelta giusta è faticoso, ancora più difficile se si tratta di tornare sui propri passi, ma tornare indietro, se ci sono serie motivazioni, in questo caso sarebbe un passo avanti.

 

Paolo Giacomoni

 

 

SENZA PIETA’

 

 

 

 

Fra le tante, tantissime persone contrarie alla costruzione del parcheggio sotterraneo lungo le passeggiate del Talvera, si distingue, per disperata combattività, un manipolo di persone anziane.

Sindaco e consiglieri favorevoli al progetto immagino avranno preferito pensare ad un eccesso di egoismo autoconservativo, che impedisce talvolta di perseguire il “bene comune”

( anche se, in questo caso, direi “bene privato” ) in favore solo del proprio.

 

C’è invece un’altra ipotesi, anch’essa molto semplice e solo un po’ meno superficiale e meno ipocrita:

queste persone hanno visto con tragica lucidità davanti a loro, la certezza di dover passare gli anni più fragili della loro vita accanto ad un cantiere.

E, dopo il cantiere, con la vista su una enorme ed orrenda tabula rasa che prenderà il posto di frondosi alberi, dove vedranno crescere il “ verde minore “, quello ornamentale, quello degli alberi su cui  non si può salire, piantati fra il cemento della soletta e le griglie di aerazione dei garage.

 

Qualche tempo fa il Sindaco ha presentato agli abitanti del quartiere un caleidoscopio di interventi urbanistico-ambientali da effettuarsi nel rione ( a spese del Comune, cioè nostre ), cose che per buona parte non si sarebbero mai fatte se non per incrinare l’ostilità di molti al nuovo parcheggio sotterraneo.

Quella stessa sera una anziana signora, con voce che tradiva timore ma anche orgoglio e rivendicazione del proprio status di cittadino che vale uno, come uno vale il Sindaco, aveva chiesto:

“Come potrò vivere con un cantiere e poi forse una griglia di aerazione o un muro a 3 metri dalla finestra di casa mia?”

Senza alcuna partecipazione il primo cittadino aveva sostanzialmente fatto intendere che il “progresso” ha il suo prezzo.

Sono andato a vedere il “prezzo” che la signora dovrà pagare, cioè la distanza delle sue finestre da quello che sarà il parcheggio soprastante.

E ho capito.

 

Un secondo anziano aveva legato la piantumazione di uno degli aceri ora fra i più sani ed imponenti della passeggiata ( addio, addio anche a lui ) alla nascita della nipotina, ed entrambi ha visto crescere sani.

E ho capito meglio.

 

Ecco, questi anziani, per tutte i prossimi anni potranno guardare dalla finestra il luogo che prima frequentavano e sperare nella crescita miracolosa di alberi che sotto di loro non avranno, come ora, metri e metri di terreno, umidità, vene d’acqua…ma un po’ di terra e poi cemento.

 

Anche per loro, NESSUNA PIETA’.

 

 

 

TUTELA DEGLI INSIEMI E PARK FIUME, UNA CONVIVENZA IMPOSSIBILE

 

 

 

La tutela degli insiemi fa riferimento ad una normativa che valorizza la bellezza rappresentata dalla complessità di un paesaggio i cui singoli elementi, pure interessanti, non sono in grado di rappresentare, se non uniti gli uni agli altri.

Un “insieme” irradia una forma di bellezza che non necessariamente viene percepita a livello conscio, ma la qualità della vita di chi ne viene in contatto, subisce un invece evidente e conscio scadimento quando questo “insieme” viene danneggiato o mutilato.

Un “insieme”, per quanto grande, non può subire che minime e del tutto eccezionali variazioni, precisamente limitate dalla normativa, proprio perché altrimenti la stupenda sintesi magicamente scaturita dalla sua complessità, crollerebbe, come un castello di carte al quale ne venga tolta solo una, ma alla base.

Ora, non c’è niente di più chiaramente rappresentativo di un “insieme”, per come è inteso dalla specifica normativa, che una passeggiata alberata, possibilmente vicino ad un fiume, magari con una sua valenza storica e, anche per tale motivo, probabilmente presente nel cuore degli abitanti della città che la ospita ed anche dei turisti che la hanno frequentata e che ne portano il ricordo nei loro paesi.

Non a caso definisco “magica” la sintesi di bellezza rappresentata, tornando al casuale esempio sopra riportato, da una passeggiata ( ancor meglio resa col termine tedesco Promenade ).
Questo avviene perché “ l’insieme “ costruisce i suoi significati nel tempo ed è appunto il tempo a conferirgli la suprema bellezza delle cose nate passo dopo passo, aggiungendo bellezza a bellezza, con rispetto ed amore per gli elementi creati sino a quel momento.

Una panchina di legno sotto le fronde di un albero finalmente maturo ed in grado di avvolgerla nella sua ombra, forma un “insieme” che fa bene al cuore ed alle menti di chi ci si siede.

Non sono sostituibili dagli stessi ingredienti: n. 1 panchina + n. 1 albero = insieme ricostruito.   Non funziona così.

Quando un insieme viene violato scompaiono, oltre ai vari componenti materiali, anche i significati che questi avevano acquisito nel tempo.
E se mai un “insieme” potrà essere ricostruito, ripeto se mai, sarà comunque un altro insieme e sarà necessario tempo, tanto tempo, decenni, per intravederne i segni nel paesaggio.

Facciamo infine un esempio concreto per chiarire un tipo di intervento che assolutamente non potrebbe conciliarsi con la sopravvivenza di un “insieme”: ponete di avere una passeggiata alberata lungo un fiume, fra due ponti storici, la cui lunghezza fosse di 600 metri e voi voleste cancellarne, anche solo temporaneamente, 200 metri cioè circa 1/3.
Ecco questo sarebbe un chiaro caso di definitiva scomparsa di “insieme” e minerebbe alla base il senso stesso e l’esistenza della relativa normativa .

La scheda relativa ( ogni insieme ne ha una e fa parte integrante del Piano Urbanistico ) all’insieme sopra esemplificato, nella descrizione dei suoiElementi Costitutivi, potrebbe suonare così: “ Area fluviale con corso d’acqua canalizzato…bordato da vegetazione rivierasca spontanea…” o anche  “ Su entrambi i lati del …( nome del fiume n.d.r. ) si sviluppano, immersi nel verde…percorsi pedonali collegati da passerelle di attraversamento del corso d’acqua…” o ancora “Elevato è l’interesse panoramico delle passeggiate immerse nel verde…”.

In un caso simile  è senz’altro chiaro a chiunque che, se mai qualcuno volesse interpretare quella definizione di  “ insieme “, in dispregio all’ evidenza della ratio della norma, alla grammatica italiana ed alla logica, come rivolto unicamente alla vegetazione rivierasca entro i muri d’argine non anche alle passeggiate ed al loro verde alberato, sarebbe come dire che l’art. 2 della Costituzione italiana quando recita “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…” non si riferisce anche alle persone di sesso femminile.

Il mio parere è che gli “ insiemi “ vadano lasciati riposare. 
Qualche esempio di bellezza paesaggistica, immodificato nel tempo proprio perché già bello, dovremo pure lasciarlo ai nostri figli.

 

Paolo Giacomoni

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No alla cementificazione degli alberi a Chieti - Comunicato stampa WWF-Conalpa 11 giugno 2012

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Comunicato Stampa Chieti

 

 

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Gli alberi di Camerino - di Conalpa e WWF Marche

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Gli alberi di Camerino

 

 

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Nelle città italiane, stando all'ultimo rapporto Ecosistema Urbano del WWF, diminuiscono i Comuni con una superficie a verde fruibile inferiore a 5 m2 per abitante; basta questo semplice dato per capire come sia divenuta ormai difficile e problematica la gestione degli alberi e del verde in un centro urbano. In Italia le città si ingrandiscono divorando con le loro colate di cemento ed asfalto sia il verde che i migliori terreni coltivabili. Le amministrazioni locali spesso non riescono a gestire il verde urbano anche per colpa di leggi assurde o inapplicabili, alla poca sensibilità verso l'urbanistica e il paesaggio, ad una pianificazione carente, a cui possono aggiungersi psicosi, pregiudizi e noncuranza.

Anche lo stato non è da meno a causa di leggi e regole farraginose, generiche e mal fatte. Un esempio per tutti: una recente sentenza della Cassazione ha deciso che tutti gli alberi che si trovano a meno di 6 metri dal ciglio stradale, anche se godono di ottima salute, sono potenzialmente “pericolosi” e quindi dovrebbero essere abbattuti! Il che cozzerebbe con la norma per la quale gli alberi dopo 20 anni non possono essere abbattuti pur se insistono a distanze non regolamentari. Con questa aberrante sentenza, milioni di alberi, interi viali alberati, piante secolari, monumenti viventi, paesaggi incantevoli ecc…, rischiano quindi seriamente di essere eliminati in qualsiasi momento. Per la stessa Cassazione, invece, non è pericoloso viaggiare con automobili ad alta velocità, oppure guidare ubriachi, drogati, stanchi, usare il cellulare mentre si guida, inviare messaggi, guardare il tom tom ecc… Poi, se mentre si fa tutto questo, ci si schianta con la macchina contro un albero che da secoli si trova a meno di 6 metri dalla strada, è naturalmente colpa della povera pianta che non si sarebbe dovuta trovare sulla traiettoria dell’auto “impazzita”!!! Invece quelle poche leggi che qualche legislatore “illuminato” ha emanato in favore degli alberi, nessuno le rispetta… Un esempio: quasi nessun comune nazionale ha adempiuto alla Legge n. 113 del 1992 che obbliga ogni comune a piantare un albero nuovo per ogni nato. Eppure un tronco di media grandezza è in grado di assorbire 12 chilogrammi di anidride carbonica in un anno, utili per la battaglia contro la CO2, l'inquinamento, la salute pubblica e l'estetica, ma che ci farebbero anche risparmiare sulle sanzioni di Kyoto. Il problema è ampio poiché spesso non dipende da una singola amministrazione, ed inoltre esse possono rappresentare l'espressione degli interessi economici e politici, nonché della scarsa sensibilità dei cittadini e degli elettori. Pur essendo in regola, i tecnici ed i dirigenti pubblici spesso non hanno però un’adeguata preparazione e sensibilità verso il verde, come un botanico, un naturalista o un forestale. Si tratta di buonsenso e idoneità: sarebbe come se a questi ultimi venisse richiesto di costruire ponti e progettare case.

Secondo recenti studi del WWF e del FAI, ogni giorno in Italia 75 ettari di terra fertile finiscono ingoiati dal cemento e dell’asfalto per la proliferazione cancerosa e incontrastata dell’edilizia e delle infrastrutture. Ne deriva come in Italia vengano consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio all’anno, ed è come se ogni quattro mesi spuntasse una città uguale all’area urbanizzata del comune di Milano. Nonostante ciò, tuttora tante famiglie sono senza casa, mentre milioni  di case restano sfitte.

Conosciamo la difficile situazione di città come Milano o Roma, ma quello che sorprende maggiormente è che lo stesso possa accadere anche in piccoli centri, come ad esempio Camerino (MC). Un piccolo comune ove ci si immaginerebbe meglio un miglior rapporto con il territorio, mentre i nuovi quartieri hanno finito anche qui, nel tempo, con lo snaturare l'antica pianta originaria, circondata da antiche mura e dove negli ultimi anni abbiamo assistito alla totale distruzione del patrimonio arboreo urbano. La strage di alberi ha interessato quasi tutti gli angoli della cittadina e alla stessa maniera; senza badare a piante esotiche o autoctone, storiche o più recenti. Così nei vari punti dell'abitato con varie giustificazioni e in breve tempo sono stati abbattuti aceri, tigli, querce, laurocerasi, gelsi, pini, cipressi e via dicendo. Se i pini domestici (quelli da pinoli) dei viali e dei giardinetti, hanno rivelato qualche criticità con la caduta di qualche ramo e di un paio di alberi (sembra però senza gravi danni irreparabili), maggior sconcerto destano gli abbattimenti di grandi querce roverelle (piante dure, longeve e resistenti) sulla salita di Madonna delle carceri che ad un veloce sguardo delle basi tagliate sembravano sane. Lo storico boschetto di pino nero situato sotto la Rocca dei Borgia è stato eliminato, sembra con l'intento di valorizzare le mura: il risultato è che  le mura sono sempre quelle, rimaneggiate nel tempo e comunque nascoste dai palazzoni, mentre il terreno della pineta, in forte pendenza è adesso in erosione, tant'è che vi è stata posizionata in alto una grossa rete metallica elettrosaldata. I pini abbattuti erano inoltre talmente stabili che addirittura, durante gli ultimi lavori di restauro e pulizia delle mura, essi erano stati usati per puntellare le grosse impalcature utilizzate. Strano che a qualcuno non sia venuto in mente di eliminare anche l’antico l'Orto Botanico universitario: allo stesso modo, sempre per scoprire e valorizzare le mura…

In questi giorni anche gli storici lecci del giardino della Rocca dei Borgia sono sottoposti a potature intensive, pur avendo dimostrato essi di ben resistere alla copiosa recente nevicata; lo sguardo poi va ai tigli dello stesso giardino, potati male, capitozzati e resi stecchini. Speriamo che in corso d’opera qualcuno  potrà muoversi a compassione e rimpianto. Va ricordato inoltre un grosso gelso bianco, uno dei più grossi delle marche, abbattuto vicino i collegi D'Avack per lo scavo del teleriscaldamento. Un’opera stata molto discussa e controversa ma che sarebbe comunque potuto passare agevolmente a pochi metri dalla pianta salvandola senza colpirla in pieno. Visto il modo come è stata fatta la gestione del verde pubblico a Camerino, appaiono una vera e propria presa in giro le belle e importanti manifestazioni quali la famosa "cortili in fiore" o la creazione del cosiddetto "bosco urbano" che al contrario del bel nome è stato fatto su un pezzettino di terra tra due rotonde con piante che purtroppo sembrano a questo punto più una propaganda senza alcun futuro; che forse non corrispondono neanche al numero di quelle già eliminate ma sicuramente piantate esiliandole dal centro urbano. Risultano purtroppo inutili a questo punto tutte le iniziative in memoria dell’illustre Nazareno Strampelli, visto che lui fu un amante degli alberi e dei boschi e loro promotore, sulla cui scia vennero piantati molti di quegli alberi tagliati. Ci si rende conto che gli alberi nei centri urbani non possano essere tutelati come quelli negli ambienti agricoli o naturali, come c'è altrettanta consapevolezza che essi non siano eterni e che talvolta debba esserci la necessità di abbatterne qualcuno. Tutto ciò, però, non può autorizzare a perpetrare delle inutili stragi generalizzate e ancor peggio a non vederne ripiantato neanche uno a fronte di quelli tagliati, altrimenti sembrerebbe come se si fosse dichiarato guerra agli alberi urbani.

Speriamo quindi che questi scempi non abbiano seguito e che Camerino possa riconciliarsi con i suoi preziosi alberi e che essi (quei pochissimi che si sono salvati) seppure malridotti possano finalmente trovare pace e continuare ad espletare a quelle funzioni vitali ed indispensabili per l’esistenza stessa dell’umanità.

 

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio

WWF Marche

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Consigli per rispettare gli "Alberi di Natale"

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  Consigli per rispettare

 gli "Alberi di Natale"

Alcune importanti regole tecniche e scientifiche per rendere la festività natalizia

sempre più verde nel rispetto degli alberi

 

Albero Di Natale 

 

  

Ogni anno, a partire dalla seconda metà di novembre fino alla prima metà di gennaio, si consuma il calvario di milioni di alberelli di Natale, sacrificati per rendere sempre più emozionante e divertente le festività. Il Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ONLUS, attraverso il contributo dei suoi esperti naturalisti e paesaggisti vuole dare alcuni consigli importanti, per cittadini e amministrazioni pubbliche, per far si che più alberi di Natale possibili possano essere salvati e per far si che il Natale diventi un momento di alta cultura verde e non solo un ambiguo ed effimero elogio del consumismo. Molti cittadini ed enti pubblici ci hanno risposto che tali alberi sono produzioni di vivaio, quindi stanno in pratica facendo il loro lavoro. Beh, in realtà, la vita di un alberello, come di ogni essere vivente, è sacra e va tutelata, anche se proveniente da vivai. Perchè questi esseri viventi possono benissimo essere ripiantati in zone degradate o prive di vegetazione, rispettando le regole climatiche, ricreando piccoli boschetti e contribuendo alla riforestazione. Quindi, malissimo quando si devono vedere alberi di Natale gettati in prossimità delle discariche o bidoni dell'immondizia, seguendo quella logica perversa dell'usa e getta. Nelle grandi città, infine, si assiste sempre a questa moda di sacrificare splendidi abeti che vengono segati nei boschi o nelle coltivazioni e sistemati in grossi vasi con sabbia, ghiaia e addobbati con luci. Tali alberi, poi, vengono ridotti o a legna da ardere o a rifiuto in discarica. Se l'Italia è veramente un paese civile, deve migliorare questo approccio con la Natura e il Creato.

 

Le principali regole per un Natale verde rispettando gli alberi

 

 1. Evitare di comprare alberi di Natale senza radici o con una piccola zolletta di terra. Tali alberi sono destinati a morire in pochissimo tempo. 

 

 2. Negli appartamenti  sarebbe meglio non porre gli alberi di Natale  perché al caldo e con l’aria secca dell’interno soffrono maggiormente e perciò tendono a perdere gli aghi irrimediabilmente; questo comporta la morte precoce dell’albero e lo scadimento estetico di esso, divenendo anzitempo inutilizzabile. E' meglio quindi posizionarli quando si può, sul balcone o sul terrazzo. Se invece non si ha spazio per un albero vero  è consigliabile comprare alberi finti che possono essere montati e smontati ogni anni negli ambienti interni, senza nessun problema.  Sugli alberi finti però è importante fare qualche osservazioni: essi contengono cloruro di polivinile, comunemente conosciuto come PVC, che produce sostanze altamente cancerogene durante la produzione e lo smaltimento. Questi alberi finti, quando non servono più,  vengono relegati in soffitta e diventano subito rifiuto speciale. Quindi come associazione sosteniamo fortemente, quando è possibile, di acquistare un albero vero perchè si fa del bene all'ambiente e si aiuta la riforestazione.   

 

 3. Nelle piazze italiane e nei piccoli comuni di provincia sarebbe cosa buona e giusta ritagliare un'aiuola e piantarvi un grande albero che viene allevato con cura e ogni anno addobbato per le feste dal vicinato o dall'amministrazione pubblica. Sicuramente un metodo eccellente per rispettare la natura e riforestare le città.  Questo possiamo farlo anche da soli se abbiamo un pezzo di terra idoneo a nostra disposizione; ricordiamo che ci sono anche specie di conifere nane, molto adatte da tenere in vaso o da piantare a terra in spazi più ristretti, ottenendo un sicuro effetto decorativo. A tal proposito, ad esempio l'Abete Nano Blu (Picea pungens cultivar “Glauca Globosa”), il Pino Silvestre Nano, (Pinus Sylvestris cultivar “Watereri”), Picea omorika cultivar “nana” e Picea glauca, il pino mugo (Pinus mugo),  Pinus uncinata, nonché diverse specie di ginepri autoctoni o esotici (in particolare provenienti dall’Estremo Oriente).

  

4. E' sempre meglio scegIiere delle piante più adatte al luogo dove le poniamo, in modo tale che soffrano di meno e possano ripagarci con una maggior bellezza e con un minori sforzo per coltivarle;  si possono piantare e utilizzare simbolicamente nella nostra area mediterranea il Pino di Aleppo (Pinus halepensis), il Pinus brutia, il Pinus pinaster, il Pinus domestica e i ginepri della macchia per la zona litoranea; mentre per la zona collinare e pedemontana meglio gli abeti bianchi (Abies sp. un genere classico usato per costituire gli alberi di Natale), i tassi (Taxus baccata) e i ginepri.  Altre specie adatte a creare alberi di Natale originali sono il Pinus nigra, il Pinus wallichiana, e un po’ tutte le altre conifere; tra le latifoglie ad esempio citiamo il leccio (Quercus ilex), il bosso (Buxus sempervirens), il ligustro lucido (Ligustrum lucidum), il ligustro giapponese (Ligustrum ovalifolium), la Photinia e il Laurus nobilis: soprattutto se potati artisticamente o più semplicemente a cono. Anche il Cupressus sempervirens nelle forme tipo (quella espansa) più altre come la colonnare, la piramidale ecc... si prestano bene come alberi di Natale originali e mediterranei. Altre specie che possono dare molta soddisfazione nel costituire alberi di Natale possono essere: l'agrifolio (llex aquifolium), essenza tipica del Natale, assieme ad altre specie vivaci dei generi Cotoneaster (Cotognastri), Piracantha (Agazzino) e Crataegus (biancospini), che talvolta, pur avendo già perso le foglie continuano a sfoggiare in questo periodo la loro abbandonza di piccoli frutti rossi ai quali si possono accompagnare le tradizionali decorazioni natalizie. Altri alberi, oltre alle altre specie di cipresso possono essere il Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica), quello del Libano (Cedrus libani) e quello dell’Himalaya (Cedrus deodara) che sono degli ottimi alberi di Natale ma che diventano maestosi nel tempo.

In realtà la scelta di un albero di Natale può dare sfogo alla nostra libera fantasia ed ogni albero può ispirarci una nuova ed originale idea. A tal proposito persino una palma può diventare un'originale "albero di Natale" se appositamente decorata. 

Il Natale non ha bisogno di alberi recisi o alberi morti come feticci per essere festeggiato, ma deve essere un'occasione di festa e di celebrazione della vita che si esprime anche tramite la nobile ed indispensabile forma degli alberi. E quindi possono essere tutti coinvolti e devono essere tutti rispettati.  

5. Un'ulteriore idea natalizia può essere quella di creare dei piccoli ed originali alberi di Natale partendo da una semplice pigna decorata appositamente. Creeremo così dei piccoli alberelli utilizzabili da soli o in altre composizioni tra gli addobbi natalizi negli interni delle abitazioni. 

6. Dopo le feste è importantissimo piantare in piena terra gli alberi di Natale messi in vaso. Se non si ha spazio potete benissimo donare gli alberelli alle associazioni ambientaliste e di volontariato che ogni anno si interessano di questa campagna.  Per i classici abeti rossi scegliere principalmente l'alta collina e la montagna. Evitare il mare perchè il clima costiero e la salsedine non sono ben visti da questa specie. Per le specie prettamente mediterranee va bene qualsiasi località costiera e collinare, avendo l'accortezza di innaffiare le piante se ci sono giornate particolarmente asciutte.

 

 

Alberto Colazilli 

Storico dei giardini e paesaggista, esperto di giardini, grandi alberi e paesaggio storico-culturale.

  

 Kevin Cianfaglione

 botanico, naturalista e ricercatore, paesaggista esperto di verde urbano, giardini e grandi alberi.

 

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Written on 09/04/2014, 17:40 by admin
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