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Articoli sui parchi e giardini storici, valorizzazione e tutela, storie, ricerche.

Imminente chiusura dell'Orto Botanico di Collemaggio a L'Aquila.

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Imminente chiusura dell'Orto Botanico di Collemaggio a L'Aquila. Il degrado incombe su uno degli orti botanici più importanti d'Abruzzo e d'Italia.

 

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Il Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus esprime la sua preoccupazione in merito all'imminente decisione di chiudere l'importante Orto Botanico di Collemaggio a L'Aquila il 19 luglio. Si tratta di un sito naturalistico di grande valore storico-botanico, riconosciuto come orto botanico di interesse regionale ed inserito su importanti network nazionali dedicati a parchi e giardini, tra cui quello dei parchi più belli d'italia, il sito dell'Associazione Italiana Parchi e Giardini e l'Italian Botanical Heritage. 

Parte del patrimonio floristico abruzzese é collezionato negli otto ettari dell orto botanico di collemaggio che è gestito dall' amministrazione provinciale dell'Aquila, situato presso l’omonima basilica a circa 700m di quota. L’obiettivo di questo giardino é rappresentato dalla conservazione di habitat naturali, specie vegetali e in pericolo di estinzione, rappresenta inoltre uno dei centri più importanti della biodiversità. Nella sua collezione ci sono 350 specie di piante autoctone ed estremamente rare.

 

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Tutto questo tesoro botanico a breve potrebbe scomparire, dopo continue chiusure a "singhiozzo" che avvengono ormai da qualche anno,  l'estrema burocrazia politica ed economica si rende ancora protagonista in negativo, circa 15 anni di attività volgono al termine per problematiche a quanto pare capitali, seguendo sempre la solita logica della "mancanza di fondi". Per il presidente del Co.N.Al.Pa. Alberto Colazilli "la totale chiusura dell'Orto Botanico di Collemaggio è un clamoroso fallimento della politica ambientale abruzzese, una catastrofe che si ripercuoterà sulla delicata e complessa strategia di tutela della biodiversità e delle piante rare abruzzesi". “E' per questo motivo”, dichiara ancora Colazilli "che bisogna battersi con ogni mezzo possibile per far si che l'Orto Botanico di Collemaggio torni a vivere come in passato per continuare ad istruire le nuove generazioni sul valore della natura e delle piante particolari".

 

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Il rischio di vedere un intero patrimonio botanico distrutto è altissimo, anche perchè la mancanza di una manutenzione minuziosa delle collezioni potrebbe portare a una crescita incontrollata di erbacce con un degrado paesaggistico che sarà difficile da recuperare, con un ulteriore dispendio di forze, soldi ed energie per riqualificare il giardino.  

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Associazioni ecologiste unite insieme per restaurare Parco Caracciolo a Penne

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Associazioni ecologiste unite insieme per restaurare Parco Caracciolo a Penne.

Venerdì 12 giugno un'importante conferenza sul restauro del giardino.

 

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Il gruppo di volontari delle associazioni ecologiste unite insieme per recuperare parte del Parco Caracciolo

 

Ci sono posti che non si conoscono ma che meriterebbero di essere vissuti quotidianamente, uno di questi è di certo il bosco Caracciolo situato al centro di Penne ma sconosciuto alla maggior parte dei ragazzi dello stesso paese. Un posto splendido che in passato era ricco di sentieri di alberi rari che sormontavano una vegetazione boschiva fitta e rara per il territorio, ma che oggi a causa dell'incuria generale è ridotto ad un cumulo di arbusti che impediscono l'accesso ai sentieri e a quegli alberi tanto rari quanto preziosi. Nelle giornate dell’8 e 9 giugno però un gruppo di cittadini e giovani volontari appartenenti alle associazioni FAI, Italia Nostra e Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio si è riunito per dare inizio al suo restauro.

Al loro arrivo si sono trovati davanti una situazione a dir poco catastrofica, il parco che una volta era uno dei più belli e prestigiosi di tutto il Centro-Sud Italia, era ridotto proprio male, ma gli stessi non si sono demoralizzati e guidati dalla passione hanno ripristinato alcuni dei sentieri più importanti che percorrevano il bosco, hanno estirpato le erbacce infestanti ed hanno rimosso tutti i rami e gli alberi secchi che invadevano il cortile sul quale affaccia il bosco. Sotto la supervisione di esperti hanno ridato valore ad alcuni alberi pregiati presenti nel parco tra cui il monumentale Taxus baccata centenario che è oltretutto monumento naturale regionale. Il loro è stato un lavoro davvero egregio valorizzato dalla buona volontà di quei ragazzi che, rastrelli e forbici alla mano, hanno cercato di ridare vita ad un posto magico capace di regalare emozioni a tutti coloro che hanno avuto e si spera avranno la possibilità di visitare lo stesso.

 

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Una delle attrazioni naturalistiche nascoste nel parco che meritano di essere recuperate dal degrado

 

 

Venerdì 12 giugno, a partire dalle 19:00, per l'occasione ci sarà una serata dedicata proprio alla riscoperta di questo bene architettonico e paesaggistico alla quale tutta la cittadinanza è invitata a partecipare per constatare il ben fatto ma soprattutto per rendersi conto dello splendore che hanno nel cuore della loro città. Si parlerà della storia del parco Caracciolo e del suo restauro con la partecipazione di storici ed esperti paesaggisti.

 

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Uno scorcio sul parco Caracciolo

 

 

Organizzato dalla Università della Libera Età in collaborazione con le associazioni ecologiste intervenute, questo evento sarà un’occasione importante per spingere magari alcuni cittadini di buona volontà a rimboccarsi le maniche e unirsi a questo gruppo di coraggiosi che con un grande senso civico e umiltà si è messo in gioco per regalare a tutti la possibilità di vivere quelle emozioni che erano chiuse ormai da troppo dietro un cancello che iniziava ad arrugginirsi.

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Berberis, genere rustico ed elegante

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Berberis, genere rustico ed elegante

Che siano decidue o sempreverdi, vengono apprezzate per i colori del legno e delle foglie. Tante proprietà mediche e caratteristiche ornamentali

di Francesco Ferrini

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Il genere Berberis comprende circa 400-500 specie diffuse allo stato spontaneo in gran parte dell'Europa, in Africa, Asia e, per naturalizzazione, in Nordamerica. In linea generale sono piante arbustive spinose, a legno giallastro e foglie persistenti o, più frequentemente, decidue, alterne, semplici, usualmente glabre, accompagnate da spine di origine fogliare. I fiori in racemi allungati o alquanto ombrelliformi, sono pedicellati ed hanno un calice di sei sepali con 2-3 bratteole all'esterno. La corolla è composta di 6-8 petali. I frutti sono bacche ovate o allungate, raramente subsferiche, acidule, contenenti uno o più semi di forma oblunga.

Caratteristiche ornamentali. Le specie di Berberis sono usate in floricoltura per ottenere siepi che compensano della loro scarsa regolarità con una bella e spesso profumata fioritura primaverile (più o meno precoce a seconda della specie) e con il fogliame molto ornamentale, specialmente in autunno quando si manifestano pregevoli colorazioni rosso-amaranto; pure decorativi sono i frutti per la vivace tinta rossa o blu scuro, quasi nero. Il contrasto delle foglie con i fiori è notevole, perché la massa fogliare prende, secondo le specie e le cv, colorazioni diverse, dal verde intenso al rosso cupo, ma anche rosso violaceo. La chioma è interessante fino al tardo autunno, quando il fogliame della maggior parte dei Berberis cambia colore e compaiono le bacche succulente. Alcune specie come B. darwinii e l’asiatica B. julianae sono sempreverdi per cui sono adatte per la costituzione di siepi. Altre come il crespino (B. vulgaris) e la maggior parte delle specie giapponesi e asiatiche, sono decidue, molto resistenti al freddo e quindi adatte per i giardini rocciosi delle zone prealpine, ma anche per bordure e siepi nelle zone di pianura a clima continentale. Non esiste situazione dove un Berberis non possa comparire. Anche sui terrazzi, coltivato in vaso, dà risultati di una certa eleganza; appare suggeribile il loro uso tutte le volte che si ritiene necessario portare un po’ di colore in una situazione monocromatica o di verde persistente.

Sempreverdi o caducifoglie. Usi particolari di questa specie sono quelli alimentari (Berberis vulgaris o crespino, barberry in inglese), produzione di colori, medicinali. A fronte dei notevoli pregi ornamentali e industriali è tuttavia da rilevare un grosso inconveniente che ha limitato la diffusione e talvolta ha addirittura causato la distruzione delle siepi di Berberis; queste piante rappresentano, infatti, l'ospite secondario della ruggine del grano (Puccinia graminis). Le specie sempreverdi vegetano sia al sole, sia all'ombra e si si piantano nei periodi di clima mite tra il settembre e l'aprile. Le varietà decidue non si colorano se non sono coltivate in pieno sole e  si piantano invece nei periodi di tempo buono dall'ottobre al marzo. Sopportano qualsiasi tipo di terreno anche calcareo. Per formare siepi la distanza è di 30-40 cm tra pianta e pianta; per piante da lasciare crescere in forma libera la distanza e di 50-80 cm. Dopo la messa a dimora, è consigliabile tagliare i rami per un quarto della loro lunghezza, per favorire l'accestimento del cespuglio. L’apparato radicale dei Berberis è la parte che richiede più attenzione. È piuttosto delicato e va maneggiato in modo corretto. Per es. è preferibile scegliere piante in vaso e, in ogni caso, evitare gli esemplari a radice nuda o che presentano la zolla danneggiata da una frettolosa estirpazione.

Coltivazione. Le specie appartenenti a questo genere non presentano grossi problemi di coltivazione, se non quello di irrigare abbondantemente nei primi mesi dopo il trapianto (specialmente quando le piante sono messe a dimora in primavera), il cui successo può essere incrementato facendo ricorso a una pacciamatura con torba o terriccio alla base delle piante. Sono in genere piante molto rustiche (unica eccezioneB. buxifolia, che non resiste agli inverni molto freddi). Il terreno non deve essere arricchito con fertilizzanti particolari al momento dell’impianto: in ogni caso un terreno tendenzialmente acido darà risultati migliori.Per quanto riguarda la potatura i Berberissono piante che, nella maggior parte dei casi, non hanno bisogno di interventi di regolazione della forma o di contenimento. Quindi potare ad anni alterni diventa una regola corretta da applicare. Qualche accorgimento deve essere, tuttavia, mantenuto: le specie sempreverdi vanno potate dopo la fioritura, a scapito della consueta produzione di bacche; le specie e le varietà decidue vanno potate a fine estate. Quando è necessario rinnovare, almeno in parte, la vegetazione dei Berberis, si eliminano i rami più vecchi con evidenti segni di sofferenza, specie se esterni al cespuglio. Eliminarli alla base dà nuova vigoria alla pianta. Nel compiere interventi di potatura, soprattutto gli arbusti più sviluppati, è necessario proteggere le mani e il corpo dal contatto con le spine. 
Tutte le specie si possono riprodurre da seme, all'aperto in novembre. Le talee semilegnose si possono prelevare da luglio a settembre; le talee di legno maturo si prelevano da ottobre a dicembre, dagli arbusti decidui. I risultati ottenuti da varie ricerche dimostrano un’elevata variabilità che appare essere funzione della specie, cultivar e tipo di materiale prelevato. Alcuni ecotipi selezionati sono anche propagati tramite innesto in serra. Per B. thunbergii ‘Atropurpurea’ risultati promettenti sono stati anche ottenuti con la micropropagazione.

Nella gallery: fioritura di Berberis darwinii 
In copertina: particolare di Berberis thunbergii Atropurpurea

 

Articolo pubblicato sulla rivista on-line:

http://www.aboutplants.eu

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Piante e salute: l'importanza della Horticultural therapy - di Francesco Ferrini

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Piante e salute: l'importanza della Horticultural therapy

La disciplina che unisce uomo e vegetali sta assumendo sempre più importanza come terapia di sostegno alla disabilità e nella cura e per la prevenzione di malattie legate al vivere moderno

 

di Francesco Ferrini

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Le molte sfaccettature delle relazioni che esistono tra le piante e gli esseri umani hanno giocato, e giocano ancora, un ruolo fondamentale per lo sviluppo della nostra civiltà. Questo ruolo va oltre gli aspetti produttivi, coinvolgendo altri settori scientifici come l'antropologia, l'etnobotanica, la geografia, l'arte e le scienze ambientali e, soprattutto, quelli dei campi delle scienze sociali come la psicologia e la sociologia. 

Riferimenti dal passato. La comprensione delle risposte psicologiche, fisiologiche e sociali delle persone nei confronti delle piante può, infatti, essere un valido strumento per il miglioramento delle condizioni fisiche e psicologiche, sia di singoli individui, sia di intere comunità. A questo proposito ci sono alcuni riferimenti nella letteratura nella letteratura del passato, ma lo studio scientifico di questi aspetti di fondamentale importanza ha stimolato l'interesse di numerosi ricercatori a partire dagli anni ’70 nel mondo anglosassone e, molto più recentemente e in maniera sporadica, nel nostro Paese. Molte referenze scientifiche sono quindi giunte soprattutto dai paesi anglosassoni e dagli Stati Uniti, producendo, di conseguenza, una bibliografia sostanziale. I primi riferimenti sull'uso della coltivazione delle piante come terapia per le persone disabili sono stati trovati in un monastero irlandese e risalgono al 1300. Solo sporadiche informazioni possono essere reperite riguardo a questa argomento nei secoli successivi, fino alla fine del 1700, quando Benjamin Rush, il padre della psichiatria americana, scrisse che lavorare il terreno aveva un effetto benefico sulla salute mentale. Alcuni report sono stati pubblicati nel secolo successivo, ma la pubblicazione su larga scala dei primi libri su questo argomento è iniziata nel secondo decennio del XX secolo. 

Terapia contro i traumi e riabilitazione. Allo stesso tempo, programmi specifici sono stati istituiti (con criteri scientifici) per la riabilitazione di persone affette da traumi fisici e psichici (soprattutto legati alla Seconda Guerra Mondiale e le epidemie che hanno devastato l'umanità nella prima metà del secolo, si pensi all’encefalite letargica), le quali manifestavano un miglioramento delle loro condizioni a seguito del contatto e dell’interazione con le piante. Nel 1950, la Michigan State University istituì un master in Horticultural Therapy (HT) e nello stesso periodo la Federazione Nazionale dei Garden Club iniziò un programma di volontariato negli ospedali, che vedeva coinvolti pazienti a lungo termine in attività di giardinaggio. Nel 1971, la Kansas State University offrì il primo corso di laurea in Horticultural Therapy e, nel 1973, fu fondata l'American Horticultural Therapy Association (AHTA). Gli obiettivi di questa associazione sono quelli di promuovere lo sviluppo, negli Stati Uniti e all'estero, dell'orticoltura (nell’accezione inglese del termine, in cui “horticulture” si riferisce a tutte le attività connesse con le piante, comprese quelle arboree) e di tutte le attività a essa collegate, come mezzo terapeutico e riabilitativo, al fine di aumentare la capacità degli "hort-therapists" e per migliorare i risultati di programmi che utilizzano la coltivazione delle piante come terapia di supporto. Sono state date diverse definizioni di Horticultural Therapy. 

Il contatto con la natura diventa fondamentale. La definizione più semplice di Horticultural Therapy è forse la "riabilitazione attraverso il contatto con la natura". Dobbiamo sottolineare le differenze che esistono tra le attività di giardinaggio e HT che, anche se solo per quanto riguarda una questione di punti di vista e particolari, appaiono importanti. Mentre il giardinaggio può migliorare il benessere della comunità o gruppi di persone che vivono nello stesso ambiente e condividere interessi diversi, HT riguarda le interazioni tra essere umano e vegetali in un modo molto più intimo: il suo obiettivo primario è quello di promuovere la salute individuale dei pazienti mentre le piante diventano, in questo modo, solo un “sottoprodotto” del processo di riabilitazione. Alcuni autori includono questa disciplina nella più ampia disciplina del "Socio-orticoltura", che studia, utilizzando un approccio multi-disciplinare, i rapporti tra "orticoltura" e gli esseri umani (singoli o a gruppi) e l'applicazione dei risultati della ricerca per migliorare la qualità della vita e preservare l'ambiente locale. Si può dedurre che HT non sia una disciplina nuova. 

Non solo per malati e disabili. La sua particolarità è che può essere applicata in una vasta gamma di contesti: a casa, in giardini pubblici o privati, in spazi verdi o in strutture per la coltivazione di piante connesse a ospedali, cliniche di riabilitazione e ospizi. Si ha quindi una grande flessibilità e, probabilmente, il suo più significativo effetto terapeutico risiede nel fatto che essa può essere una cura preventiva e una terapia di supporto per il trattamento medico tradizionale, contribuendo alla valorizzazione armonica delle potenzialità residue e a una personalità dei pazienti strutturalmente più definita. Le persone che possono trarre beneficio dalla condivisione delle attività di "giardinaggio" o dalla semplice vista di piante e paesaggi, hanno bisogno di particolari adattamenti, perché questo possa accadere. I campi di applicazione di questa disciplina sono, quindi, poliedrici, e con interconnessioni frequenti; va sottolineato che la ortoterapia, anche se nata e utilizzata principalmente come strumento per integrare e supportare le terapie esistenti per il trattamento e la prevenzione della salute mentale, può essere considerata, in generale, come una forma di terapia rivolta al miglioramento di benessere fisico e psicologico delle persone. Come tale, essa non deve essere utilizzata esclusivamente per persone malate o disabili.

Attività per comprendere lo scorrere del tempo. In conclusione possiamo sostenere che il mondo che cambia così rapidamente non risparmia la salute dell'uomo, in modo da rendere necessario un drastico cambio di direzione nel tradizionale atteggiamento con cui ci consideriamo. Lo sviluppo di nuovi o alternative terapie per patologie legate alle avversità degli stili di vita e ai comportamenti (lavori sedentari e spesso stressanti, attività fisica inadeguata, alimentazione scorretta, abuso di sostanze e dipendenze) tipici dei paeeiindustrializzati acquisisce, dunque, primaria importanza. Vi è l'ipotesi, inoltre, che le misure di prevenzione adottate durante la fase adolescenziale e poi in quella adulta possano migliorare le prospettive di una vita sana in età avanzata. Da questo punto di vista, le attività connesse alla coltivazione unite alla scienza e all'arte assieme a alla visita degli ambienti in cui le piante sono l'elemento dominante, hanno dimostrato di possedere effetti terapeutici per molte persone. Dall'essere intorno alle piante, osservando la loro crescita, l'uomo acquisisce una comprensione della vita e dei ritmi che lo mantengono.

(Questo articolo è stato tratto dalla seguente pubblicazione: F. FERRINI, 2003. Horticultural therapy and its effect on people health. Advances in Horticultural Science, 17 (2):77-87)

 

Articolo pubblicato sulla rivista on-line:

http://www.aboutplants.eu

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Restauro e riqualificazione del Parco Caracciolo a Penne (PE)

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Restauro e riqualificazione del Parco Caracciolo a Penne (PE)

 

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Villa Gregoriana a Tivoli (Roma)

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Villa Gregoriana a Tivoli

Il trionfo di mito, natura e storia

Testo e foto di Alberto Colazilli

 

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Le cascate dell'Aniene nella Valle dell'Inferno.

 

Uno luogo straordinario e antico il Parco di Villa Gregoriana a Tivoli, dove la natura selvaggia si unisce alla storia e alla leggenda. Un luogo amatissimo e visitato sin dall'antichità per le sue uniche caratteristiche geologiche e per le sue cascate imponenti. Il poeta latino P. Papinio Stazio ci ha lasciato una descrizione sublime della Villa: "Quale Bellezza, questa di un angolo di mondo così fortunato, anche senza l'intervento dell'opera d'arte! La natura in nessuna parte è stata mai più prodiga verso se stessa. Boschi di alte piante si piegano sulla rapida corrente del fiume; si riflette in essa il fogliame, fugge la medesima ombra di ciascun albero lungo il corso dell'acque.

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Le cascate dell'Aniene nella Valle dell'Inferno.

 

Le tumultuose acque dell'Aniene, che precipitano nella cosiddetta "Valle dell'Inferno", sono sempre state le protagoniste di questa gola che è dominata da un lato dall'antica acropoli con i templi di Vesta e di Tiburno, dall'altra dalla villa di Manlio Vopisco di cui oggi rimangono i resti immersi nella vegetazione.
Ma la cascata favolosa dell'Aniene affascina artisti, poeti e viaggiatori per secoli, trasformando Tivoli in una tappa obbligata nel viaggio alla scoperta della Bellezza. W.Goethe descrive così il suo soggiorno a Tivoli: "In questi giorni sono stato a Tivoli ed ho ammirato uno degli spettacoli naturali più superbi. La cascata colà con le rovine e con tutto l'insieme del paesaggio sono cose la cui conoscenza ci arricchisce nel più profondo dell'anima." Siamo negli anni 1786-88, nel pieno del Grand Tour che aveva trasformato l'Italia in meta di viaggi ed era solcata da aristocratici di ogni parte d'Europa alla scoperta di luoghi magici e leggendari. La Valle dell'Inferno era un luogo leggendario dove i viaggiatori del romanticismo ritrovavano l'unione tra pittoresco e sublime, tra mito, arte e natura.

 Claude Lorrain Paesaggio Ideale Di Tivoli. XVIIsec.

Claude Lorrain - Paesaggio ideale con Tivoli (XVII sec.)

 

Fragonard Tivoli XVIIIsec.

Fragonnard - Tivoli. (XVIII sec.)

 

Jules CoignetTivoli Italie1834

La grande cascata di Tivoli nel 1835

 

 

5   Grotte Di NettunoAugustin Francois Lemaitre 1845

La grande cascata di TIvoli nel 1845

 

Cascaden Von Kaden80Thedore Weber Tivoli

Cascatelle. TIvoli. 1880.

 

Sibyllen Gora Kaden1880 Adolf Closs Tivoli

Il tempio della Sibilla. Tivoli, 1880.

 

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Le cascatelle di Tivoli, 1880

 

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Cascatelle di Tivoli - 1904

 

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Cascate dell'Aniene nella Grotta di Nettuno

 

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La lussureggiante vegetazione nella Valle dell'Inferno

 

Era qualcosa di veramente travolgente per questi avventurieri romantici calarsi nella gola, con semplici funi e armati di taccuini per disegnare e scrivere, quasi in una sorta di discesa agli Inferi, per passare attraverso la cosiddetta Grotta delle Sirene alla ricerca della mitica Sibilla Tiburtina, una divinità misteriosa e affascinante capace di prevedere il futuro e dare risposta ad ogni domanda. E nella Grotta delle Sirene, in cui l'Aniene è risucchiato in un imbuto carsico, la potenza delle acque è così ammaliante che molti avventurieri e artisti ne venivano incantati a rischio della propria vita, incapaci di uscirne fuori e di ritrovare la via del ritorno.

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 Veduta sui templi dell'Acropoli posta sopra la Valle dell'Inferno.

 

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Veduta sulla Grotta delle Sirene

 

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Interno della Grotta delle Sirene


E' un paesaggio incantato e al tempo stesso pericoloso, permeato da un'aria quasi soprannaturale, con le sue cascate e cascatelle che modificano costantemente le porose rocce della valle. Una storia, quella di Tivoli e della Valle dell'Inferno, scandita anche dalle rovinose piene dell'Aniene. Villa Gregoriana, così come la conosciamo oggi, nasce proprio da un evento disastroso, la rovinosa piena del 16 novembre 1826, quando l'Aniene distrugge case e uccide persone a Tivoli. Nel 1828 il Governo pontificio bandì un concoso per ingegneri e architetti con lo scopo di trovare una soluzione definitiva alle piene dell'Aniene. Con l'elezione di Gregorio XVI (1831-1846) il problema fu affrontato con molta energia e nel 1832 venne approvato il progetto dell'ingegner Clemente Folchi che, pur riuscendo a mettere finalmente al sicuro la cittadina di Tivoli, apportò una modifica radicale all'acropoli e alla Valle dell'Inferno. Sotto il Monte Catillo, il Folchi realizzò due canali artificiali a colpi di dinamite, i cosiddetti Cunicoli Gregoriani che sono lunghi poco meno di 300 metri e che convogliano il fiume fuori dall'abitato. Una nuova cascata impetuosa fu realizzata in un'altra posizione, non più all'interno della Valle dell'Inferno. Il mito del Grand Tour fu totalmente snaturato e la cosa non sfuggì al papa Gregorio che volle subito valorizzare l'area con la realizzazione di un grande parco con numerose varietà di piante, tutto intorno alla nuova cascata del Folchi. Da qui il nome di Villa Gregoriana.
Durante la seconda guerra mondiale la Villa viene bombardata e nel dopoguerra viene lasciata totalmente in abbandono e ridotta a discarica da parte degli stessi tiburnini che vi gettano rifiuti di ogni genere.

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La Grande Cascata

 

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Cunicoli del Miollis, scavati agli inizi dell'800 per raggiungere la Grotta del Nettuno. La particolarità di questo percorso sono le numerose finestre sul paesaggio della Valle dell'Inferno.  

 

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Cunicoli del Miollis, scavati agli inizi dell'800 per raggiungere la Grotta del Nettuno.


La salvezza e la rinascita della Villa si ha dal 2005 grazie al coraggioso progetto di restauro del Fondo Ambiente Italiano (FAI).
Viene bonificata la discarica a cielo aperto, viene realizzato un rimboschimento su tutta l'area con piante autoctone e mediterranee, il tutto seguendo le indicazioni nei volumi sette-ottocenteschi e nei taccuini di viaggio dei viaggiatori del Grand Tour. Il FAI, inoltre, si impegna a promuovere itinerari dentro al parco, con visite guidate e valorizzando i punti più belli e affascinanti. Dopo un lavoro durissimo durato anni, finalmente Villa Gregoriana è tornata al suo splendore e oggi è uno dei parchi più ammirati e visitati d'Italia.

 

Link utii per visitare il parco:

http://www.tibursuperbum.it/ita/monumenti/villagregoriana/Itinerario.htm

http://www.villagregoriana.it/ita/itinerario/Itinerario.htm

 

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Il Parco di Villa Lante a Bagnaia (VT)

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Il Parco di Villa Lante a Bagnaia (VT)

Breve storia del giardino. A cura di Alberto Colazilli 

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La fontana dei Mori del Giambologna. (foto di Alberto Colazilli)

 

Villa Lante a Bagnaia (VT) è una straordinario giardino realizzato nella seconda metà del Cinquecento che copre una superficie di 22 ettari. La sua principale caratteristica è proprio quella di dare maggiore risalto al favoloso parco rispetto ai manufatti achitettonici che sono due palazzine disposte ai lati dell'asse centrale del giardino. La Villa presenta un sistema spettacolare di fontane con giochi d'acqua tra sculture mirabili, prospettive, scorci. Nel 2011 ha avuto l'ambito riconoscimento del "Parco più bello d'Italia".

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 La fontana dei Giganti. (Foto di Alberto Colazilli)

 

Siepi, grandi alberi, bacini, giochi d'acqua, ruscelli, statue, tutta Villa Lante è disegnata dalle geometrie artistiche e dalle simmetrie del giardino rinascimentale, scandite dal suono dell'acqua. Un luogo incantato, realizzato da Jacopo Barozzi da Vignola, uno dei maggiori architetti del giardino, per volere del potente Cardinale Gambara.

 

L'acqua si muove attraverso un ruscello che scende dall'alto della collina, sgorgando dalla roccia con tre cascate immerse nel verde delle grotte, seguendo tutto il giardino tra terrazzi, nuove cascate, fontane, fino a scendere nella favolosa Fontana dei Mori, opera di Giambologna, uno dei maggiori scultori del Cinquencento, incorniciata in siepi di bosso e di tasso potate artisticamente e disegnando raffinati disegni geometrici.

 

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Giochi d'Acqua e sculture. Il tavolo in pietra con al centro uno specchio d'acqua. (foto di Alberto Colazilli)

 

 Straordinaria attrazione della Villa è la Fontana della Catena, dove scende l'acqua del ruscello, per cadere a cascata nella Fontana dei Giganti dove sono rappresentate divinità fluviali. 

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 Il ruscello che scende dalla collina in perfetta prospettiva con la Fontana dei Mori (Foto di Alberto Colazilli)

 

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 In alto al giardino, l'acqua sgorga dalla roccia e dalle grotte con tre cascate. (foto di Alberto Colazilli)

 

 Nel parco boscoso intorno alla Villa, un tempo riserva di caccia, si possono ammirare ancora giganteschi Quercus ilex, interessanti attrazioni per gli amanti dei grandi alberi. 

 

Siti per visitare Villa Lante

 

http://www.provincia.vt.it/turismo/SchedeDett.asp?Id=7

http://www.ilparcopiubello.it/index.php/news/dettaglio/41/villa-lante-a-bagnaia-il-parco-pi-bello-d-italia-2011

http://www.gardenvisit.com/garden/villa_lante

 

 

Nota bene: il presente articolo ha un fine esclusivamente educativo e divulgativo sulle bellezze storico-artistiche italiane.

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Villa d'Este a Tivoli (Roma)

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Villa d'Este a Tivoli (Roma)

Breve storia del giardino a cura di Alberto Colazilli


 

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Fontana dell'Ovato. Foto by Alberto Colazilli. Archivio Co.n.al.pa.

 

 Tivoli Villa Deste 1575

Villa d'Este in una incisione del 1575

 

Villa d'Este a Tivoli è capolavoro assoluto del Giardino all'Italiana nel XVI, un modello che ha influenzato attraverso il suo fascino l'evoluzione dell'Arte del Giardino in Italia ed in Europa. Inserito tra i siti UNESCO, lo straordinario parco, caratterizzato da fontane, cascate, giochi d'acqua, ninfei, grotte,vasche e sculture, si sviluppa su più terrazzamenti ed è privilegiato da un terrazzo con affaccio sul paesaggio dell'agro romano.

 

Fragonard Villa DEste 1762

Jean Honorè Fragonard - Villa d'Este nel XVIII secolo

 

Fragonard Villa DEste 1765

Jean Honorè Fragonard - Villa d'Este nel XVIII secolo

 

 

428px Carl Blechen Villa Deste

 Karl Blechen - Villa d'Este  nel XIX secolo

 

Amata dagli artisti del Grand Tour tra Settecento e Ottocento, è stata ampiamente riprodotta nelle opere di Fragonard, famoso artista francese settecentesco, che si innamorò del giardino. In poco tempo Villa d'Este, assieme alla Villa Gregoriana e alla Villa Adriana, divenne uno dei luoghi più visitati in Italia dagli artisti d'Oltralpe, acquistando un fama incredibile.   

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 Le Cento Fontane - Foto by Alberto Colazilli. Archivio Co.n.al.pa.

 

All'interno del parco di Villa d'Este si possono ammirare cipressi pluricentenari, gigantesche sequoie, specie botaniche di notevole valore storico e paesaggistico che incorniciano le bellissime realizzazioni architettoniche delle fontane, veri e propri capolavori del Rinascimento, realizzate da Pirro Ligorio nel 1550.

 

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 La scenografica e spettacolare Fontana di Nettuno - Foto by Alberto Colazilli. Archivio Co.n.al.pa.

 

Il parco fu voluto dal cardinale Ippolito II d'Este che volle ritagliarsi il suo "buen retiro" nella pittoresca Tivoli dell'epoca. Il complesso del giardino era impostato per meravigliare e stupire papi, sovrani e principi. Nella sua conformazione architettonica a terrazzamenti doveva ricordare i mitici giardini di Babilionia. Per eseguire i lavori nel parco furono utilizzati numerosissimi artigiani e artisti che lo resero una delle meraviglie dell'epoca,.

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Fontana di Madre Natura o della Fecondità - Foto by Alberto Colazilli. Archivio Co.n.al.pa.

 

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I cipressi pluricentenari presenti nel giardino. Foto by Alberto Colazilli. Archivio Co.n.al.pa.

 

L'acqua è la protagonista di questo giardino. Tutte le fontane sono alimentate senza nessun congegno meccanico ma sfruttano soltanto la pressione naturale dell'acqua del fiume Aniene, che è stata convogliata nella Villa attraverso incredibili lavori idraulici. Ligorio costruì un sofisticato sistema di tubazioni e una galleria della lunghezza di circa seicento metri proprio sotto la città di Tivoli che portava acqua dal fiume. 
Dentro le grotte dal gusto rinascimentale, sistemate in più parti nel giardino, l'acqua sgorga similmente a una sorgente, .Tra le fontane spettacolari spiccano la Fontana dell'Ovato con la sua cascata centrale che precipita nella vasca e la forma a semicerchio, le Cento Fontane dove l'acqua sgorga da innumerevoli mascheroni e zampilli, la Fontana dell'Organo, la Fontana dei Draghi, La Fontana di Nettuno, sicuramente la più  scenografica, che domina sulle pescherie; la Fontana di Madre Natura o dell'Abbondanza dove l'acqua sgorga da numerose mammelle simbolo della fecondità. 

La Fontana di Nettuno fu realizzata nel Seicento dal Bernini, proprio sotto quella dell'Organo e divenne così famosa da affascinare artisti come Fragonard nel 700 e fu fonte di ispirazione per molti artisti ed architetti di giardini. Come si nota dai dipinti del Settecento, la Fontana era a forma di cascata impetuosa che discendeva nella vasca sottostante. Rimase tuttavia in abbandono per circa due secoli fino al 1927 quando l'artista Attilio Rossi volle restaurarla con la collaborazione dell'ingegnere Salvati, dandole così l'immagine attuale, con grandi zampilli e la fragorosa cascata centrale.

 

Villa DEste Fontana Del Nettuno XVIII Secolo

La Fontana del Nettuno in un dipinto del XVIII secolo

 

Capolavoro dell'ingegneria idraulica è invece la Fontana dell'Organo, chiamata così proprio perchè l'acqua attraverso un ingegnoso meccanismo, riesce a far suonare un organo.Opera del francese Claud Venard, era il pezzo forte del giardino, capace di meravigliare chiunque. Dopo un attento restauro nel 2003, la fontana è tornata a suonare.

L'area delle Cento Fontane, invece, è sempre stata ammirata da artisti, fotografi e viaggiatori oltre ad essere scenografia per numerosi film.

La Villa ha avuto un suo periodo di grave decadenza sotto gli Asburgo, per poi ritornare luogo di attività artistiche e mondane sotto il cardinale  Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst, alla metà dell'Ottocento, che si innamorò del complesso dei giardini e volle ridargli nuova vita, restaurando le fontane in degrado. 

Nel 1918 la Villa passò allo Stato Italiano e negli anni Venti fu ulteriormente restaurata e fu aperta al pubblico.

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Fontana di Rometta. Foto by Alberto Colazilli. Archivio Co.n.al.pa.

 

Link utili per visitare Villa d'Este

http://www.villadestetivoli.info/servizi.htm

http://www.tibursuperbum.it/ita/monumenti/villadeste/

 http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_d'Este_(Tivoli)

 

 

Nota bene: il presente articolo ha un fine esclusivamente educativo e divulgativo

sulle bellezze storico-artistiche italiane. 

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Il Bosco Sacro violato - di Alberto Colazilli

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IL BOSCO SACRO VIOLATO

I Quercus ilex monumentali del Parco Turchi a Francavilla al Mare (CH) tra degrado e spettacolarità

 

Testo e foto di Alberto Colazilli

 

 

Il Parco Turchi in Francavilla al Mare è un vero gioiello botanico, simbolo della storia gloriosa della Francavilla "Città giardino", tanto amata da villeggianti e turisti di tutta Italia negli anni '10 e '20 del Novecento. La storia del Parco Turchi inizia alla fine dell'Ottocento e continua fino agli anni Sessanta del Novecento. La sua nascita è legata a una famiglia illuminata che era amante della botanica, delle piante rare, della farmacia, delle essenze medicinali, che ha voluto ricreare in questo giardino uno straordinario giardino botanico. Siamo nel periodo in cui a Francavilla fioriva il Cenacolo di Michetti,  la cittadina era ricca di giardini e ville, amata dai turisti romani e da D'Annunzio. Don Giovanni Turchi è il principale protagonista della storia di questo giardino. Secondo fonti orali e documenti d'epoca, il parco era qualcosa di favoloso, un vero e proprio stabilimento botanico dove si producevano piante autoctone ed esotiche. Tutto il giardino era abbellito con fontane, giochi d'acqua, laghetti, ruscelli che abbellivano e rendevano lussureggiante e accogliente ogni angolo. Era un luogo di scienza, botanica e cultura in cui l'illuminata famiglia ospitava personaggi illustri da fuori Francavilla e fuori regione. 

 

1

 

Il declino del Parco Turchi avviene nella seconda metà del Novecento, quando la "città giardino" si trasforma nella squallida e grigia "città del cemento" che imperversa tutt'oggi;  la costa viene assalita dalla lottizzazione e vengono distrutti gli angoli più belli della cittadina di Francavilla. Il Giardino Turchi cade in declino, lasciato in abbandono, violato dai cittadini che ne asportano essenze botaniche, alberi, procurandosi anche legna da ardere. Oggi, chi entra nel Giardino Turchi si trova davanti degrado, alberi rinsecchiti e caduti al suolo, rovine dell'antica dimora di Turchi.

 

2

 E' un regno ormai finito in rovina, colpito anche da assurdi lavori eseguiti alcuni anni fà e mai ultimati, che hanno provocato ferite gravissime nel primo lotto del parco. Oggi il giardino è in mano al Comune ma la valorizzazione e il restauro sono ancora lontanissimi. Il giardino presenta una vegetazione spettacolare nel secondo lotto, quello più in alto, verso la collina, dove il visitatore si trova  in una dimensione da favola con monumentali Quercus ilex che ricordano i  boschi sacri dell'antichità, accanto a un sottobosco popolato da Laurus nobilis, Ramnus alaternum, Trachicarpus fortunei ed altre essenze dei boschi mediterranei.

 3

Siamo davanti alla magnificenza della Madre Natura, un monumento naturale di assoluta bellezza, un ecosistema fragile e minacciato dalle opere di antropizzazione.  Osservare questi lecci sacri sembra quasi immergersi nella favola del "Signore degli Anelli" e ritrovarsi a parlare con gli Hent, gli alberi parlanti. Siamo in un luogo veramente incredibile che stimola la fantasia di grandi e piccoli. Ecco perchè i primi ad amare queste creature pacifiche e poetiche devono essere soprattutto i giovani.

Il futuro di Villa Turchi è nelle mani delle nuove generazioni e noi professionisti dell'ambiente e associazioni ambientalsite e culturali possiamo solo insegnare loro il valore della Bellezza, senza mai stancarci e perderci d'animo. Un lavoro durissimo visti i tempi che corrono, vista la grande ignoranza che colpisce la nostra società. L'importante convegno del 21 aprile 2012 voluto a gran voce dalle più importanti associazioni ambientaliste storiche presenti sul territorio abruzzese (WWF, Italia Nostra, Legambiente, Buendia e noi del CONALPA), ha visto la partecipazione, accanto a personaggi illustri del mondo accademico, anche numerosi studenti delle scuole francavillesi. Noi del CONALPA ci auguriamo che tutto quel bel parlare di ideali e senso civico non vengano ancora una volta calpestati e che si faccia finalmente un intervento di restauro e di valorizzazione del Parco botanico con la collaborazione di tutti gli enti ambientalisti e culturali. E qualsiasi intervento deve essere eseguito con estrema accortezza, cercando di non devastare ulteriormente il bosco sacro, che è prima di tutto una ricchezza botanica, culturale, turistica. Sempre nel 2012 una delegazione di CONALPA ha fatto un accurato rilievo degli alberi monumentali della Villa Turchi, misurandone la circonferenza e preparando un catalogo da allegare a per un eventuale (si spera) futuro riconoscimento come Monumento Naturale Regionale, vista l'eccezionalità botanica del sito. Ciò che chiediamo a gran voce è mai più le ruspe dovranno entrare nel Parco Turchi! Mai più operai incompetenti o una direzione dei lavori priva di sensibilità dovranno violentare questo giardino!

 

6

 Ripristinare l'antico orto botanico, valorizzare il bosco sacro, ricostruire gli antichi giochi d'acqua, sono tutte sfide che l'Amministrazione di Francavilla deve affrontare e vincere se vuole togliersi di dosso il micidiale marchio di "città del cemento". Il "diritto alla bellezza" è di tutti i cittadini e non solo di pochi fortunati.

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Il Parco Caracciolo a Penne (PE) - Da giardino romantico a selva degradata - di Alberto Colazilli

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IL GIARDINO CARACCIOLO A PENNE (PE).

DA GIARDINO ROMANTICO A SELVA DEGRADATA

 

 

Il video, realizzato da CO.N.AL.PA. nel 2011, che mostra il degrado del Parco Caracciolo.

 

Articolo Il Centro Parco Caracciolo

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Speculazioni edilizie e verde di basso valore - di Alberto Colazilli

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SPECULAZIONI  EDILIZIE  E  VERDE  DI  BASSO  VALORE

La moda dei giardini "usa e getta"

 

 

La cementificazione selvaggia e la costruzione di case di scarsa qualità inevitabilmente porta alla proliferazione di un verde ornamentale di bassissimo valore, con piante usa e getta e poco longeve. Questo è il prezzo da pagare nell'Italia che va alla deriva sotto i colpi del cemento armato!

 

Molti vivai sono anche complici di distruzioni di interi paesaggi per poter commercializzare i propri prodotti... Ricordiamoci la cosiddetta "Lobby delle palme" che ha permesso la cancellazione di intere aree a macchia mediterranea per creare discutibili giardini esotici stile Africa! I vivai si adeguano in fretta alle richieste assurde di certi architetti, geometri, ingegneri o  improvvisati progettisti o imprese di costruzione dove non si guarda al valore ambientale dei giardini ma a quanto si è scaltri nel vendere il prodotto! Per quanto possa essere eccitante ed affascinante vivere in un giardino esotico ricordiamoci che queste piante non avranno mai lunga vita e saranno prima o poi tutte uccise o da un parassita, da una malattia fungina oppure da un rigido clima invernale. 

 

In questi "falsi giardini", oserei chiamarli così, che si riducono su pochi metri quadrati di terreno, vengono inserite specie di dubbio valore ambientale, un'esplosione della monotonia e dell'effimero che spesso fa ribrezzo! Vediamo piante  come il Viburno lucidum, il Lauroceraso, il Cipresso di Leyland oltre alla ormai inflazionata Abelia chinensis. Vediamo grossi ulivi trapiantati da chissà dove, alberelli quali il Prunus cerasifera pissardi (anch'esso inflazionato) oppure il ligustrum variegato ad alberello, spesso potato a palla, qualche volta una mimosa oppure un abete azzurro.  E c'è qualcuno che si diverte pure a coltivare gli aceri giapponesi, tra mille difficoltà, pur sapendo che non dureranno a lungo nei nostri climi. E' un vero crimine vedere lo splendido Prunus laurocerasus ridotto a inutile siepe di confine. Un piccolo albero dalla fioritura profumatissima che certi giardinieri incompetenti  torturano con drastiche potature fino a farlo seccare. Bisognerebbe lasciarlo libero e farlo crescere ad albero! E che dire poi del Cipresso di Leyland, un ibrido tra Chamaecyparis e Cipresso che viene continuamente utilizzato per siepi di confine vista la sua crescita velocissima... senza capire però che può durare al massimo qualche decennio, a malapena 30 anni!  Si tratta  di una lobby che è difficile abbattere! Un'altra vittima eccellente è la graziosa Photinia, con i germogli rosso fuoco in primavera, che deve essere ridotta anch'essa a siepe formale di confine. Pochi sanno che può diventare un affascinante alberello ornamentale sempreverde con una fioritura profumata che attira tante farfalle. Stessa sorte per l'Eleagnus, un grazioso arbusto o piccolo alberllo ridotto a palla, che ha una profumatissima fioritura autunnale. 

 

I Romani utilizzavano anche il Rovo per le siepi di confine, pianta comunissima ma con un valore ambientale notevole, capace di ospitare uccelli, insetti utili, che fiorisce e produce le more. Da molti il rovo è stato demonizzato, forse perchè lo abbiamo lasciato sfuggire negli incolti, essendo essa una pianta capace di vivere in terreni degradati. Se vogliamo dare un valore ambientale al nostro giardino inseriamoci anche il rovo, in associazione con  rosa canina, rosa sempervirens, evonimus europaeus, ligustrum vulgaris, alberi di quercia, olmo e ciliegio selvatico, acero campestre e acero di monte, a bassa manutenzione e costi  molto contenuti.

 

Riscopriamo il Bosso, anche se cresce lentamente... recuperiamo l'autoctono Ligustrum vulgaris con i suoi fiori amatissimi dalle farfalle... e poi il Cornus mas, il Cornus sanguinea, il leccio, la Roverella, il Frassino, l'Orniello, l'alloro... il cipresso italico... le splendide piante della macchia mediterranea come i Cistus, la Phillirea, la lavanda, il Rosmarino... Smettiamola di potare i lecci a palla che sono orribili! Un conto è l'Ars topiaria, antichissima... altro è invece distruggere gli alberi e ridurli a oggetti usa e getta! Gli alberi devono essere liberi di crescere. Nel giardino cerchiamo di alternare le cosiddette "siepi formali" e squadrate con siepi informali, libere, dove le essenze vivono in associazione ed esplodono con miriade di colorazioni.

 

Il giardinaggio è l'arte di dipingere quadri animati con fiori e alberi che crescono e mutano nel tempo. E non dimentichiamo che le piante sono esseri viventi.  Nel Rinascimento e nel Seicento le siepi formali erano eleganza e bellezza al tempo stesso. Però si inseriva il tutto in un contesto non spazzatura. Oggi invece c'è l'elogio del falso, del brutto, della potatura vergognosa, degli alberelli ridotti a poveri "prigionieri di guerra" torturati sadicamente!

 

Non c'è più la pazienza e la cultura di eseguire lavori pregevoli con essenze pregiate che durino nel tempo. I grandi architetti paesaggisti di una volta progettavano parchi e giardini guardando al futuro. Essi creavano per tramandare alle nuove generazioni e far vivere le proprie creazioni nella storia. Adesso si pensa più al presente, a vivere alla giornata e l'incertezza governa sovrana!

 

 

 

(Alberto Colazilli)

 

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NEWS dal Popolo degli alberi e dei giardini (2)

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GIARDINI D'ITALIA TRA STORIA, TUTELA, ARCHITETTURA E ARTE DEL GIARDINO

 

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Alla scoperta dei parchi e giardini d'Italia  attraverso la storia, l'architettura e l'arte dei giardini,  per conoscerne le particolarità, le meraviglie, le problematiche, i progetti di tutela e valorizzazione. 

L'IMPORTANZA DEGLI ALBERI

Ecologia, tutela e valorizzazione

 

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Rubrica dedicata all'importanza naturalistica ed ecologica degli alberi 

PAESAGGI CULTURALI

 

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Scoprire il valore storico e culturale di alcuni famosi paesaggi italiani che sono stati resi celebri da artisti e da grandi scrittori e viaggiatori

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