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  ALBERI MONUMENTALI

Articoli, saggi, studi e ricerche sugli alberi e i boschi monumentali.

Il grande Bagolaro di Capestrano (AQ). Un monumento vegetale da salvare

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Il grande Bagolaro di Capestrano (AQ). Un monumento vegetale da salvare 

 

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Il grande Bagolaro di Capestrano fotografato nel 2012 - Foto Colazilli

 

L'elegante cittadina di Capestrano domina la verdeggiante valle del Tirino, borgo tra i più belli d'Italia che ancora conserva caratteri originali e affascinanti, con la sua posizione pittoresca, con il possente Castello Piccolomini e i suoi palazzi gentilizi. Una cittadina caratterizzata dalla roccia e da terreni fortemente calcarei che hanno selezionato ampiamente la vegetazione dominata in gran parte da mandorli, cipressi, ulivi secolari, roverelle e tanti bagolari che sono tra gli alberi spontanei più comuni in zona.
Arrivando al centro del paese, proprio in piazza Capponi, ci si ritrova davanti al Bagolaro più grande  d'Abruzzo con i suoi oltre 4,80 metri di circonferenza e un'altezza di oltre 12 metri. Un albero assolutamente maestoso che da sempre caratterizza il paesaggio e la storia di questo comune.
La storia di questo albero si intreccia con quella di Capestrano, delle sue famiglie nobiliari e dell'alta borghesia che a cavallo tra 1700 e primi del 900 ha fatto grande questo comune sotto l'aspetto economico ed estetico. Età pluricentenaria, secondo i cittadini  potrebbe risalire al 1700, forse piantato dalla stessa famiglia Capponi, casato fiorentino molto influente da cui deriva il nome della piazza.

 

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Il grande Bagolaro di Capestrano fotografato nel 2017 - Foto Colazilli


Il Bagolaro è chiamato "spaccasassi" perchè ha la capacità di vivere nei terreni brulli e pietrosi e qui a Capestrano è nel suo territorio ideale. E' una specie che può vivere centinaia di anni e adattarsi a condizioni difficili, resiste benissimo alla siccità e al freddo intenso. E' un albero rustico e forte sotto tutti i punti di vista.
Conosciamo bene questo albero che abbiamo visto anni fà, nel 2011 e nel 2012. A quei tempi la chioma era verdeggiante, il grande albero spiccava fiero e potente sulla piazza e sul centro storico di Capestrano. Nel 2012 l'albero fu proclamato Monumento Naturale Regionale. Già in quegli anni si vedevano i primi segni di criticità in alcuni parti della chioma, qualche parte secca, oltre a una vistosa carie presente all'interno del tronco.   Lo spazio vitale e il terreno indispensabili per l'albero erano minimi e ricolmi in una aiuola di pietre e cemento, condizione che persiste tutt'oggi. Nel 2015 l'albero rientra nell'elenco degli alberi monumentali protetti dalla Legge n.10 del 2013,  per età, dimensioni e valore ecologico,  assieme al vicino Pinus halepensis presente in Piazza Capponi. Siamo tornati al Bagolaro nell'estate 2017 e, con molta tristezza, abbiamo visto che il grande patriarca ha peggiorato le sue condizioni di salute.

 

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Il grande Bagolaro di Capestrano fotografato nel 2017 - Foto Colazilli

 

La grave siccità dell'estate 2017 ha sicuramente contribuito a indebolire il nostro Bagolaro. Siamo preoccupati. Durante il nostro sopralluogo abbiamo notato una importante avanzata del secco nella chioma assieme a vistose defogliazioni. Bisognerebbe intervenire ed anche in fretta. La nostra proposta è quella di procedere ad una immediata analisi fitosanitaria dell'esemplare, capire che tipo di deperimento sta distruggendo l'albero e soprattutto procedere con una rimonda del secco per ripulire le ramificazioni e ridare all'albero la sua bellezza e dignità. Una operazione altamente specialistica da eseguire in tree climbing, con supervisione di esperti.

 

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Il grande Bagolaro di Capestrano fotografato nel 2017 - Foto Colazilli

 

Inoltre, bisognerebbe smantellare l'aiuola, troppo piccola per contenere la voluminosità del patriarca, e allargarla di molto per aumentare lo spazio vitale e far respirare le radici. Sicuramente l'impermeabilizzazione del suolo è una delle cause del deperimento dell'albero.

Visto il valore storico-paesaggistico-culturale di questo albero bisognerebbe mettere in campo specializzazioni valide per la sua conservazione. Il Bagolaro, nonostante tutto, dimostra di voler continuare a vivere. Aspetta solo di essere curato e valorizzato da persone di buona volontà.

 

Alberto Colazilli
Paesaggista curatore di parchi e giardini
Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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Il Faggio del Pontone. Albero pluricentenario simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

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Il Faggio del Pontone.

Albero pluricentenario simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

 

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Il Faggio del Pontone - Foto Colazilli

 

Il Faggio del Pontone è tra i patriarchi verdi più grandi e importanti d'Italia con i suoi 21 metri di altezza e metri 8,61 di circonferenza. E' un plurisecolare Fagus sylvatica nascosto nei boschi cedui di faggio in prossimità di Passo Godi a 1630 m s.l.m, lungo la strada provinciale 479 che da Villetta Barrea Conduce a Scanno. Per le sue dimensioni incredibili e per la sua importanza paesaggistica e naturalistica è il simbolo del Parco Nazionale d'Abruzo, Lazio e Molise.
Questa colonna del cielo ci accoglie in tutta la sua sacralità. E' nascosto in un verdeggiante tempio di giovani faggi che lo circondano come tanti sudditi. L'apparizione è di assoluta bellezza e sembra quasi di entrare in un salone, raccolto, segreto, dove si sente un'energia potentissima che proviene dal grande patriarca, circondato da un'atmosfera surreale e ricca di suggestioni. Lo abbiamo visitato nella luce crepuscolare di una calda giornata di agosto, atmosfera che lo rende ancora più affascinante e misterioso. E' ubicato in cima alla scarpata e ci attende come un sovrano delle foreste.

 

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Il Faggio del Pontone - Foto Colazilli


Probabilmente questo faggio si è originano da più fusti che nel corso dei secoli si sono fusi tra loro in modo da formare il grande albero. Si racconta che questo albero ha più di mille anni, tuttavia l'età esatta può essere determinata solo attraverso analisi scientifica dell'esemplare. Sicuramente è uno degli ultimi rappresentati  delle pluricentenarie foreste monumentali che tanti secoli fà popolavano queste montagne. Nel Parco, a nord di Pescasseroli, ci sono ancora foreste vetuste di faggi di oltre 500 anni. I faggi vetusti si sono salvati dalle utilizzazioni forestali e dal degrado antropico diventando nel corso dei secoli habitat per molte specie rare animali e vegetali. 
E' veramente emozionante poter toccare con mano e osservare questo patriarca della natura, sedere al suo cospetto, immergersi nel silenzio che lo circonda. Il Faggio del Pontone è diventato nei secoli un albero sacro e un imponente habitat per avifauna e funghi e insetti. L'emozione e la meraviglia ci hanno rapito. Il grande patriarca ci protegge e ci insegna ancora una volta il valore della vita.

 

Alberto Colazilli

Paesaggista curatore di parchi e giardini
Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio

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La quercia monumentale di Vicoli (PE)

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La quercia monumentale di Vicoli (PE)

 

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Quercia monumentale di Vicoli immersa nella vegetazione - Foto Colazilli

 

Vicoli, piccolo centro dell'alta valle della Nora, nel Pescarese, è circondata da boschi selvaggi e da paesaggi naturalisticamente molto interessanti. Il Vallone della Nora, in località San Vincenzo, si presenta impervio, selvaggio, ricco di querceti e di vegetazione mediterranea.

La nostra roverella si trova abbarbicata in cima a una rupe, a dominare la vallata fluviale. Per raggiungerla bisogna passare per i campi, visto che la quercia è segretamente nascosta tra la boscaglia e difficile da identificare. E' sicuramente una delle più belle e selvagge d'Abruzzo e del Centro Italia con dimensioni ragguardevoli di 5,55 metri di circonferenza per 20 metri di altezza e protetta dalla Legge 10 del 2013 per "Età, dimensioni, forma e portamento particolari". Intorno al grande albero ci sono giovani querce, prugnoli, aceri campestri.

Posta sul ciglio del dirupo si può ammirare la sua chioma lussureggiante, globosa, molto densa, con un tronco maestoso che si aggrappa con poderose contrafforti al terreno. E' un vero capolavoro della natura, un albero eroico che vive in posizione difficile che probabilmente  lo ha salvato dal taglio e da potature drastiche. Per poterla contemplare nella sua grandezza bisogna scendere giù nella ripida scarpata oppure provare a salire sull'albero facendo molta attenzione. E' un patriarca verde pluricentenario di notevole valore naturalistico, simbolo del nostro paesaggio abruzzese. 

 

Alberto Colazilli

Paesaggista curatore di parchi e giardini

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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L'elegante Roverella pluricentenaria di Civitaquana (PE)

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L'elegante Roverella pluricentenaria di Civitaquana (PE)

 

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La grande quercia di Don Rocco a Civitaquana. Veduta sull'architettura arborea- Foto Colazilli

 

L'alta valle del fiume Nora, tra Catignano, Vicoli e Civitaquana è ricca di boschi selvaggi di querce, vigneti, con paesaggi ameni e lussureggianti che spaziano sul Gran Sasso, Morrone e Majella. Le vedute sono veramente spettacolari. Tra stradine di campagna ombreggiate da filari di roverelle, tra uliveti e vigne ben curate ci siamo imbattuti in una delle più belle ed eleganti Quercus pubescens d'Abruzzo, conosciuta come la Quercia di Don Rocco.

 

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La grande quercia di Don Rocco a Civitaquana. Veduta sull'architettura arborea - Foto Colazilli

 

Tenuta in grande considerazione dal suo defunto proprietario, questa straodinaria quercia è un'opera d'arte della natura, nascosta tra le campagne, difficilissima da trovare se non si conosce il territorio. Bisogna procedere lungo una vecchia mulattiera verdeggiante e la sua apparizione in un paesaggio incantevole toglie veramente il fiato.

 

 

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La grande quercia di Don Rocco a Civitaquana. Particolare delle ramificazioni della chioma - Foto Colazilli

 

Siamo davanti a una cattedrale, un vero capolavoro del Divino mai rovinato da potature drastiche, in ottime condizioni di salute. Un habitat perfetto per uccelli e mammiferi con una chioma verdissima che si sviluppa per oltre 20 metri di diametro. E' veramente qualcosa di fantastico.

 

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La grande quercia di Don Rocco a Civitaquana. Particolare del tronco. - Foto Colazilli


Contemplando la sua perfetta gerarchia di ramificazioni e il tronco che misura 4,37 metri di circonferenza si percepisce tutta la sacralità e la bellezza di centinaia di anni scolpiti nella potenza del grande albero. Un simbolo per un intero paesaggio, un vanto per il comune di Civitaquana che conserva sul suo territorio uno degli alberi più belli non solo d'Abruzzo ma anche del Centro Italia.

 

Alberto Colazilli
Paesaggista curatore di parchi e giardini
Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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I Cipressi pluricentenari di Lanciano (CH) sopravvissuti alla guerra

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I Cipressi pluricentenari di Lanciano (CH) sopravvissuti alla guerra

 

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Il cipresso più grande nell'orto del Convento. Foto Colazilli

 

A Lanciano (CH), ci sono due incredibili colonne del cielo, simboli della nostra d'Abruzzo da centinaia di anni. Si tratta dei cipressi pluricentenari ubicati nel giardino del Convento di Sant'Antonio della Pace.
Tra tradizione e leggenda si racconta che questi cipressi furono stati piantati da San Giovanni da Capestrano come segno di pace per sublimare la pacificazione tra due città, Ortona e Lanciano, nella metà del 1400. San Giovanni da Capestrano fu un santo abruzzese molto famoso e importante, eroe della vittoriosa battaglia di Belgrado contro i Turchi Ottomani. Tra leggenda e realtà si racconta che il Santo, una volta giunto a Lanciano si recò su questo terreno del convento e piantò questi due piccoli alberelli di cipresso. Un gesto per lasciare segno della sua permanenza nella città. La tradizione racconta che i due cipressi furono anche benedetti dal santo una volta messi a dimora.

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Veduta sui cipressi nell'orto del Convento - Foto Colazilli

 


Per conoscere la data di un albero monumentale si deve effettuare l'analisi degli anelli del tronco tramite carotaggio, oppure studio accurato delle fonti (documenti, storie, dipinti, fotografie d'epoca). Secondo la tradizione questi alberi dovrebbero avere 575 anni da quando il San Giovanni da Capestrano li piantò nell'orto. Conoscendo anche la crescita lenta del cipresso in età adulta e viste le colossali dimensioni del cipresso  più grande che sono m 4,31 di cf  con altezza di 30 metri secondo le ultime misurazioni, si può ipotizzare che siano stati piantati intorno al 1500. Sono in cipressi più grandi d'Abruzzo e sono tra i più imponenti d'Italia. Un altro cipresso di grande valore che misura m 4,18 si trova Carunchio, sempre in provincia di Chieti, anch'esso molto antico e circondato da storie e leggende. 
E' stata un'emozione grandissima poterli visitare dal vivo e conoscere anche la loro storia recente. Vederli maestosi e in tutta la loro sacralità e scoprire che sono dei sopravvissuti e degli alberi eroici. Si tratta di un'antica varietà di Cipresso, nata da seme, molto resistente e longeva. Non sono le cultivar di Cupressus che si vendono oggi nei vivai. Attraverso i loro grandi tronchi e l'andamento degli anelli si potrebbe anche studiare l'evoluzione del clima per centinaia di anni. Hanno un'importanza grandissima non solo dal punto di vista storica ma anche per quanto riguarda gli aspetti ambientali e botanici.

 

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Il secondo cipresso che ha ancora le ferite della Seconda Guerra Mondiale - Foto Colazilli

 


Agli inizi del 1900 il cipresso più grande è stato colpito da un fulmine che ha lacerato una parte del tronco, ferita ancora oggi visibile e in parte rimarginata. I cipressi hanno subito il fronte del 1943 durante la battaglia del Sangro, quando il convento fu bombardato e sottoposto a mitragliamento. In quel periodo tutta Lanciano era stata sfollata. Era al centro di uno dei teatri più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale: qui passava la Linea Gustav che contrapponeva Nazisti contro gli Alleati. Il secondo cipresso fu colpito dai colpi di mortaio e perse parte della chioma e subì numerose ferite sul tronco ancora oggi visibili. Da quei tragici episodi l'albero non si è più ripreso ed è una testimonianza vivente e tangibile della guerra, un sopravvissuto al massacro. Anche il cipresso più grande ha i segni delle schegge.
Sono due sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale, alle intemperie, nevicate, fulmini, tempeste. Oggi, protetti e tutelati dalla legge nazionale sugli alberi monumentali e tenuti in grande considerazione dai frati del Convento, continuano a dominare e a proteggere la città di Lanciano, testimoni silenziosi di oltre 500 anni di storia e di leggende.

 

Alberto Colazilli

Paesaggista curatore di parchi e giardini

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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A Pianella (PE) c'è un Rhamnus alaternus di dimensioni eccezionali. Probabilmente è il più grande d'Abruzzo.

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A Pianella (PE) c'è un Rhamnus alaternus di dimensioni eccezionali. Probabilmente è il più grande d'Abruzzo.

 

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Particolare del Ramnus alaternus di Pianella - Foto Colazilli

 

A Pianella si trova uno storico esemplare policormico di Rhamnus alaternus di dimensioni eccezionali che potrebbe essere il più grande d'Abruzzo visto che fino ad ora non ne sono stati segnalati altri di dimensioni superiori. L'albero ha misure sicuramente notevoli: circonferenza di metri 1,50 misurata alla base, quattro cauli da 50 cm di circonferenza, una chioma verdeggiante di grandi dimensioni che supera i 6 metri di altezza.

 

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Particolare del Ramnus alaternus di Pianella - Foto Colazilli

 

 

L'Alaterno è un arbusto, raramente piccolo albero, protagonista della foresta mediterranea con una chioma folta, sempreverde e molto compatta capace di resistere ai venti marini. In natura lo si trova nella leccetta e nella macchia mediterranea in prossimità delle dune costiere spingendosi nell'interno fino a 700-800 metri. E' spesso coltivato nei giardini storici dove lo si ritrova di grandi dimensioni a volte allevato ad alberello. Quello di Pianella è un esemplare di grande valore anche dal punto di storico trovandosi davanti alla Cappella Sabucchi costruita agli inizi del Novecento. Il legno del Rhamnus è molto pesante, omogeneo e compatto, utilizzato per lavori di ebanisteria, tornio e intarsio. Un altro tesoro botanico merita di essere valorizzato e tutelato come simbolo di un paesaggio e della storia di una comunità.

 

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Particolare del Ramnus alaternus di Pianella - Foto Colazilli

 

 

Purtroppo il nostro Rhamnus ha subito dei tagli errati in passato, alcuni rami sono stati rovinati, c'è del marciume nella parte interna di due tronchi, tuttavia mantiene la sua vitalità con numerosi polloni alla base. Bisognerebbe intervenire con una minima rimonda del secco e l'eliminazione dei rami malati. E' un alberello prezioso che merita attenzione da parte degli addetti ai lavori e dell'Amministrazione Comunale di Pianella. E sarebbe ottimo poter procedere a un progetto di tutela e conservazione.

 

Alberto Colazilli
Paesaggista cura di parchi e giardini
Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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Alla ricerca dei Crataegus giganti del Monte Morrone

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Alla ricerca dei Crataegus giganti del Monte Morrone

 

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Annoso esemplare di Crataegus gigante sul Monte Morrone - Foto Colazilli

 

Sembra il titolo di un film di avventura o di azione, in realtà è il resoconto di un'impresa straordinaria per scoprire un albero importante, tra i più grandi d'Abruzzo, il 13 giugno 2017. Siamo in Abruzzo, Comune di Salle (PE), piccolo centro dell'Alta Val Pescara ubicato alle pendici del Monte Morrone, una montagna di ricca di boschi, natura selvaggia e di storia. Sappiamo per certo che in questa zona è stato segnalato un biancospino di dimensioni ragguardevoli, sembra quasi un albero mitico di cui non si conoscono foto e si sa solo l'ubicazione presunta: Morrone di Salle.

 

Con l'amico e socio Giovanni Palombini, arboricoltore ed esperto di alberi, ci imbattiamo in una incredibile ricerca di quest'albero straordinario. Arriviamo a Salle con oltre 30 gradi nel tardo pomeriggio. Il sole picchia, la canicola non da tregua. Inizia il nostro sopralluogo e già ci troviamo in difficoltà perchè contrada Morrone di Salle è molto grande e piena di boschi. C'è una sola strada sterrata, mal tenuta, che sale su in cima alla montagna. Dopo aver chiesto a più abitanti locali l'ubicazione del famoso biancospino, ci indirizzano verso il paese. "Chiedete a Vittorio, lui sicuramente vi saprà dire il posto", ci viene risposto da diverse persone.

 

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La valletta in contrada Pozzacchio sul Morrone dove si trovano i biancospini giganti - Foto Colazilli


Con Giovanni arriviamo in paese ed andiamo a trovare il sig. Vittorio che subito ci racconta di biancospini giganti che crescono in cima al Morrone e che sono con più tronchi, nascosti tra i boschi. Vittorio conosce precisamente la zona in cui questi grandi arbusti sono ubicati. Con Giovanni, Vittorio e il figlio Domenico decidiamo di procedere subito alla scalata del Morrone con il fuoristrada, percorrendo strade panoramiche suggestive tra boschi, panorami mozzafiato meravigliosi e imbattendoci anche in animali selvatici tra cui caprioli e lepri. Una montagna selvaggia, ricca di varietà botaniche interessanti, da importanti esemplari di Acero opalo a Carpini bianchi, fino a bellissimi aceri campestri e rose canine.

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La valletta in contrada Pozzacchio sul Morrone dove si trovano i biancospini giganti - Foto Palombini

 

 

La salita si fa complessa e percorriamo oltre 12 km di strada di montagna. Il sito segnalatoci da Vittorio è a quota oltre 1000 metri, si chiama Contrada Pozzacchio, una suggestiva e verdeggiante valletta popolata da imponenti rose canine, maggiociondoli, faggi, pinete, aceri di montagna ed è qui che osserviamo già i primi giganteschi Crataegus di cui tanto si parla. Sono esemplari di notevole valore botanico con dimensioni interessanti, tutti policormici. Alcuni raggiungono i 7 metri di altezza. Hanno subito dei danni dopo la terribile nevicata di Gennaio 2017. Ben 4 metri di neve a quota mille metri, ci viene raccontato dalle nostre guide locali. Procediamo alle fotografie degli esemplari più importanti.

 

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Straordinario esemplare di Crataegus gigante sul Monte Morrone. Dettaglio del tronco policormico - Foto Colazilli

 

Durante l'esplorazione ci troviamo davanti un biancospino veramente importante, forse  uno dei più grandi Crataegus d'Abruzzo: un diametro di chioma di oltre 8 metri per un'altezza di oltre 7 metri con uno spettacolare tronco policormico che mostra da subito la sua veneranda età. Esemplare nascosto nella vegetazione e anch'esso colpito dalla nevicata di gennaio. Diversi i rami squarciati dal peso della neve. Probabilmente è lui il famoso Crataegus del Morrone. Procediamo con foto nel dettaglio dei tronchi e della chioma. Nel frattempo arriva il crepuscolo che abbellisce e affascina ancor di più questo angolo selvaggio del Parco Nazionale della Maiella. Il concerto della foresta con i suoi tanti uccelli ci circonda. E' un paradiso, è un posto unico e meraviglioso.

 

 

 

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Notevole esemplare di Biancospino ubicato lungo la strada per salire alla valletta - Foto Colazilli

 

Durante la discesa dalla valletta scopriamo un altro bellissimo esemplare di Crataegus proprio lungo la strada. Dopo un'ora ritorniamo al paese, stanchissimi ma soddisfatti ed emozionati per aver rintracciato la "valletta dei biancospini giganti". Eppure siamo certi che qualcosa ci è sfuggito nel Morrone. Siamo sicuri che c'è ancora un biancospino mitico nascosto in quei boschi. Il viaggio alla ricerca di alberi mitici in Abruzzo continua.

 

Alberto Colazilli
Paesaggista. Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio

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Capitozzato l'Ulivo millenario di Oria (BR)

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Capitozzato l'Ulivo millenario di Oria (BR)

Il millenario albero, già nel mirino delle eradicazioni, ha subito

un grave colpo alla sua bellezza e maestosità.

 

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L'ulivo di Oria dopo la capitozzatura

 

 A Oria (BR) in Contrada Frascati si continua a distruggere un patrimonio di enorme valore nel silenzio totale di istituzioni locali e regionali. Era maestoso, con i suoi grandi rami si espandeva come puro incanto, era rigoglioso e verde questo ulivo, nonostante qualcuno diceva  fosse malato, affetto da xylella, ma quel qualcuno non ha mai mostrato un documento che lo provasse.

 

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L'ulivo di Oria capitozzato

 

Era riuscito a salvarsi da precedenti minacce di tagli ed eradicazioni, la sua proprietaria era stata raggiunta da una notifica di espianto dell’osservatorio fitosanitario regionale (accade così, prima ti inviano una notifica, e poi ti minacciano con una multa se non provvedi tu stesso ad eliminare l’albero infetto) e per non pagare la multa ai primi di maggio  voleva lei stessa abbatterlo. Poi nel maggio scorso, degli attivisti riuscirono a bloccare i tagli. 

Secondo una datazione di due anni fa, questo esemplare conta ben 2066 anni e se fosse stato censito e tutelato  nessuno avrebbe potuto toccarlo, ma a farlo è stata la stessa regione che ha eseguito gli ordini imposti dall’Europa.

 

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L'ulivo millenario prima della capitozzatura

 

Se l’Europa chiedesse la distruzione di tutti gli ulivi pugliesi, la Regione  Puglia eseguirebbe senza battere ciglio? Ci vuole poco, pochissimo tempo per cancellare quello che la natura fa in due millenni e per di più senza una motivazione;  mi chiedo cosa bisogna fare per fermare questa idiozia, non bastano le proteste, non bastano le denunce, gli esposti , le telefonate alla forestale, cosa bisogna fare per fermare tagli, capitozzature ed eradicazioni?

 

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Veduta sull'ulivo di Oria in tutta la sua maestosità.

 

Cosa ha intenzione di fare la Regione Puglia, distruggere il suo ecosistema? Queste azioni sono inutili, provocano solo dolore, perdite e danni  enormi al nostro patrimonio e paesaggio, così non si eliminerà il problema, la xylella si diffonderebbe egualmente. Quali sono i reali interessi che ricadono su questo territorio? Chi è interessato a quelle terre e che progetti ha su di esse?

 

 

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L'ulivo millenario prima della capitozzatura

 

Io sono sconcertata, non riesco a darmi pace. Questo è un danno enorme ed è esattamente il contrario di quello che mi aspetterei dalla mia regione, accettare supina le imposizioni senza senso che arrivano da chi ha ben altri interessi che non la tutela di un territorio già in crisi. 

 

 

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L'ulivo di Oria simbolo della battaglia per salvare gli uliveti della Puglia

 

Quello che è successo a questo gigante potrebbe accadere a tutti i millenari e patriarchi presenti nella regione e non ancora censiti. Molti dei nostri plurisecolari, non solo ulivi, alberi in genere non sono ancora censiti  e quindi chiunque può decidere di distruggerli senza commettere reato alcuno. Evidentemente a tutti sta bene così, perché non si vogliono vincoli, che deriverebbero dall’iscrizione di queste meraviglie nell’elenco degli alberi monumentali e protetti. 

Qualunque nazione civile e saggia avrebbe fatto di queste sculture viventi un museo diffuso , sacro e intoccabile. Non sappiamo vivere e ci stiamo autodistruggendo senza ribellarci.  

 

Florenza Mongelli 

 

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Un paesaggio da vendere ma non da tutelare

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Un paesaggio da vendere ma non da tutelare

 

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Patriarca 2066 anni, Oria (BR)

 

Consideriamo gli alberi, le piante, tutte le specie presenti da sempre sul nostro territorio, spontanee e coltivate sapientemente da secoli e che crescono per anni nel silenzio. Pensiamo a tutti gli alberi da frutto innestati o spontanei e atutti gli arbusti e alberi selvatici una volta ritenutii preziosi dai nostri avi : all’ulivo, al carrubo,al fico, al calaprice ,  al mandorlo, agli agrumi,al susino, al melo cotogno, al melograno , a tutto ciò che compone la nota “macchia mediterranea” ,ai pini, alle querce, alle piante spontanee. Potremmo iniziare e non smettere mai di citare le innumerevoli specie arboree che si possono osservare nella nostra regione, la Puglia e proprio in questa stagione, la primavera. Dovremmo poi considerare il suolo, che è estremamente vivo e densamente popolato di microrganismi, batteri, funghi, insetti che formano una nicchia ecologica che vive in equilibrio grazie alla comunicazione e alla collaborazione con le piante.

La Puglia  è rappresentata da un ulivo nel suo stemma, si fregia di esso,  ma negli anni ha provveduto a eliminare chirurgicamente vincoli per la sua tutela. L’ulivo dovrebbe essere sacro per la nostra terra e invece è considerato  spesso un ostacolo , un pacco, una merce di scambio,  al peggio legna da ardere. Possiamo osservare ovunque le conseguenze di tagli  incoerenti, spostamenti di ulivi secolari, anche monumentali che in assenza di tutela per anni sono stati capitozzati malamente senza un’adeguata preparazione e non proprio nel periodo idoneo a tale pratica (come ad esempio nel periodo della ripresa vegetativa ) causandone stress e talvolta  malattie e deperimento. Gli ulivi così frettolosamente espiantati vengono ricollocati  al centro di rotonde perdendo per sempre   contesto  e  forma originari acquisiti nel tempo    e perdono la loro funzione , da alberi  monumentali  e per la produzione di olive diventano siepi da abbellimento ; a volte vengono riposizionati gli uni ammassati agli altri in viali , la terra accumulata con i detriti ai loro piedi,   oppure ricollocati in enormi vasi esibiti come trofei in piazze o in attesa di essere venduti nei vivai.

 

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3 maggio 2016 - Distruzione del paesaggio a Oria (BR)

 

A Oria recentemente un ulivo monumentale di considerevoli proporzioni e che,  secondo una datazione che risale a due anni fa, conta ben 2066 anni  ha rischiato e rischia ancora l’abbattimento, così come altri ulivi secolari nelle sue vicinanze sono stati fatti a pezzi perché ritenuti infetti da xylella, ma non ancora censiti dal comune di appartenenza, quindi non tutelati, se fossero persone anziane affette da una malattia al momento incurabile, proveremmo a curarle o le uccideremmo ?

La Puglia ha tradito il suo simbolo identitario innumerevoli volte eppure continua ad esibirlo. Attualmente tutto il sud è minacciato da interessi tra i più vari, riconversione agricola , speculazioni edilizie, costruzioni di impianti ed opere di pubblica utilità ma di dubbia concezione, tap, ricerche di idrocarburi autorizzati dallo stesso Stato e quindi senza controllo.

 

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Ulivo secolare abbattuto 

 

Se ogni pezzo di quella terra che compone l’enorme puzzle del nostro territorio  venisse abbandonato sistematicamente, svenduto, riconvertito, occupato, trasformato, cosa rimarrebbe della nostra identità e di quel simbolo presente sullo stemma  pugliese?

Un tempo il contadino curando la sua terra,  teneva sotto controllo  le cosiddette erbe infestanti che impedivano alle colture e agli alberi di portare buon frutto e lo faceva mediante lo sfalcio o la lavorazione con l’aiuto di animali, avviene tutt’ora  così o anche con metodi più innovativi e meccanizzati, avviene purtroppo però anche con l’uso di prodotti che velocizzano questa fase, anzi la evitano, parliamo di pesticidi ed  erbicidi .

 

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Ulivo secolare abbattuto

 

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Lo stemma della Puglia ormai a cambiato significato! 

 

Si è talmente convinti che sia quello il metodo più veloce e facile che lo si usa e adopera ciecamente a volte,  senza chiedersi assolutamente né quale prodotto si usi e neanche se ci si debba proteggere per farlo o avvisare il vicino di terra che lo si sta facendo, così in completa anarchia lo si è fatto e lo si fa ancora. Alcuni di quei prodotti sono micidiali, pericolosi per il suolo, le falde acquifere, la flora e la fauna e persistendo sul suolo e sulle piante e gli alberi arrivano all’uomo attraverso la catena alimentare. Parlo di conseguenze assolutamente ignorate e sottovalutate dal nostro governo per decine di anni, ben note nel mondo della ricerca e della salute che hanno avuto , hanno e avranno conseguenze sui nostri geni trasmesse e trasmissibili alle generazioni future sotto forma di malattie; ho scritto solo dei diserbanti ma l’industria chimica è piena di prodotti per la cura, la concimazione e la lotta a patogeni e parassiti di colture utilizzati per lo più in quelle intensive ma anche  senza  alcun tipo di precauzione  in altre. Gli alberi, la terra e le piante si stanno ammalando come gli esseri umani.

La terra era già stata abbandonata e pesantemente impoverita, poi sono arrivati i patogeni da quarantena, come la xylella, anche se ne esisono altri,  innumerevoli anche gravi che aggrediscono diverse colture , ma non hanno fatto esplodere nessuna emergenza  planetaria o psicosi collettiva.   La terra è vita, cultura, identità , arte,paesaggio, storia,  lavoro  poi  reddito e  turismo.

Come può pretendere la Puglia di continuare ad esportare  le sue eccellenze così tanto decantate in interi padiglioni di fiere su tutto il territorio nazionale, se non si impegna a tutelare e preservare l’identità e l’integrità dei territori da cui queste eccellenze provengono?  Perché ancora tanti comuni pugliesi nonostante l’obbligo di legge non hanno ancora provveduto a censire tutto il  patrimonio rappresentato da ulivi e altri alberi monumentali e perché devono essere  i cittadini a segnalare agli stessi beni di interesse comune e a fare il lavoro che spetterebbe agli organi competenti in materia?  Il profitto,  gli interessi globali che schiacciano quelli locali, la perdita progressiva di identità e l’assenza totale di una prospettiva dove ci condurranno?

Vivo in provincia di Taranto, una città che ha molte emergenze ambientali irrisolte,  fabbriche  e impianti altamente inquinanti e tra i più grandi d’Europa approvati per decreto, eolico e fotovoltaico senza regole, depuratori, discariche, consumo di suolo ,speculazioni di vario tipo,chi più ne ha più ne metta, eppure l’intero suo territorio è caratterizzato ancora da un paesaggio rurale ereditato e in trasformazione ,  gravine,  distese di uliveti,  frutteti,vigneti, campi coltivati,  aree boschive  , oasi ,   contesti urbani,  periferie abbandonate che potrebbero ancora rifiorire con un po’ di amore,volontà, impegno e cura.

 

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Sono solo un essere umano  che vuole coltivare la terra che ha ereditato dai suoi avi, vuole seguire il ciclo naturale di essa , produrre per la propria famiglia, come da sempre hanno fatto le generazioni precedenti alla sua perché sente di farlo, perché la rende felice  e  vuole  tramandare le stesse cose a sua figlia,vuole resistere, produrre, unendosi a chi già conosce e che lo fa per sé e per gli altri, sono davvero impressionata vedendo quanto abbandono e indifferenza , quanta indolenza  e anarchia c’è nel territorio che attraverso, eppure quante piccole porzioni di territorio ancora resistono in mano a saggi contadini che tramandano la loro esperienza a giovani pieni di speranza  che provano a generare quell’ economia sana  che lo Stato dovrebbe considerare e non ignorare. Dio disse: <Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme:saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e atutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde>. Se diserberemo chimicamente ;  distruggeremo gli alberi infetti senza provare a curarli;  occuperemo i suoli con altre specie non autoctone o, peggio, con distese di pannelli fotovoltaici che potrebbero razionalmente  occupare  tetti di fabbriche, capannoni industriali, case e zone cementificate;  taglieremo distese di ulivi o butteremo giù vigneti autoctoni per sostituirli con quelli più intensivi;  butteremo nelle campagne ogni sorta di prodotto di consumo che non vogliamo smaltire o riciclare, perché non ci interessa; sposteremo alberi, masserie, muretti a secco e preesistenze millenarie  per progetti di  “ pubblica utilità “ quale paesaggio consegneremo alle generazioni future? Dove troveremo le erbe e i semi, gli alberi fruttiferi e dove coltiveremo il cibo di cui abbiamo bisogno per vivere se continuiamo a permettere che tutto si inquini senza regole e senza chiedere rispetto per la nostra terra e il nostro futuro e quello dei nostri figli?

La mia generazione ha già ereditato abbastanza in scempi ambientali , ci fa i conti ogni giorno,mi chiedo quanto ancora abbiamo intenzione di accettare, ricevere come imposizioni o disposizioni da un’Europa sempre più distante dall’idea dei suoi padri fondatori;  come pensiamo di vivere da qui in poi, la qualità della vita che desideriamo, il benessere psicofisico a cui abbiam diritto e che viene invece costantemente sottovalutato e violentato. I centri commerciali che brulicano di vita e la campagna che diventa pattumiera prodotta da essi. Come posso progettare in serenità il fututo mio e della mia famiglia sapendo che in qualsiasi momento lo Stato “legalmente” può occupare la terra che curo e che mi dà la vita, espropriandomela per realizzare ciò che il consumo di risorse e le leggi di mercato impongono ? Non me ne voglio andare ma se chi vive come me questo territorio non imparerà a  considerarlo un bene,  trattandolo come tale ,difendendolo davvero, alzando la testa e proteggendolo con ogni mezzo a sua disposizione non vedo futuro, non vedo prospettive, né pace, né bellezza, né vita.

Tutto ciò che di ancora bello resiste è costantemente sotto assedio.

Confido solo in chi agisce adesso, perché domani  è già  una conquista.

 La democrazia è una conquista .

 

Mongelli Florenza

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Silvi Marina (TE). Il Conalpa segnala nuovi pini storici con caratteristiche di monumentalità.

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Silvi Marina (TE). Il Conalpa segnala nuovi

pini storici con caratteristiche di monumentalità.

 

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Pino d'Aleppo di metri 3,42 di circonferenza. Su Viale Arrigo Rossi in prossimità di Piazza Marconi (Foto Colazilli)

 

A Silvi Marina continua l'opera di indagine e censimento del patrimonio arboreo storico da parte del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus. Nell'ultimo sopralluogo effettuato dagli esperti sono stati censiti e segnalati due nuovi grandi Pini d'Aleppo ubicati sul Lungomare della città. "Grazie alle segnalazioni di cittadini abbiamo censito e poi segnalato agli organi competenti due nuovi Pini d'Aleppo storici: il primo di metri 3,42 di circonferenza su Viale Arrigo Rossi e il secondo di metri 3,04 su Viale Garibaldi, con un altezza stimata di 20 metri.", spiega l'Associazione.  "Hanno tutte le caratteristiche per essere proclamati "Alberi monumentali" secondo la Legge nazionale n.10 del 2013: dimensioni notevoli, valore storico-culturale e valore paesaggistico." Il Pino di Viale Arrigo Rossi, secondo l’associazione, grazie alle sue imponenti dimensioni potrebbe tranquillamente rientrare nella cerchia dei Pini d’Aleppo più grandi d’Abruzzo.   

 

Pino Daleppo Storico Silvi2

Pino d'Aleppo di metri 3,04 di circonferenza. Su Via G. Garibaldi. (Foto Colazilli)

 

Secondo il Conalpa si tratta degli ultimi alberi dell'antico Viale dei Pini di Silvi Marina, progettato e realizzato agli inizi del Novecento,  un paesaggio culturale identitario della nostra costa abruzzese che si può ammirare in diverse cartoline storiche d’epoca. Il Pino d’Aleppo è da sempre il simbolo di Silvi Marina, purtroppo sul Lungomare molti esemplari sono stati mutilati da cattive potature nel tentativo di ridimensionarne e reprimerne la crescita massiccia. Per evitare ulteriori danni a un patrimonio molto prezioso, il Conalpa chiede di coinvolgere ditte che siano specializzate nella corretta potatura dei pini e che siano formate da arboricoltori professionisti e certificati.  

A Silvi gli alberi candidati ad essere monumentali sono attualmente quattro, compresi i due pini scolpiti dal vento di Piazza Marconi, già censiti e segnalati. Il Conalpa continuerà  i censimenti di alberi storici con caratteristiche monumentali sul territorio di Silvi e propone all'Amministrazione Comunale di identificare gli esemplari già segnalati con delle targhe e di proclamarli monumenti naturali simboli della città attraverso una delibera di Consiglio Comunale.

 

Viale Dei Pini Anni Venti. Silvi

Il viale dei Pini di Silvi Marina in una foto degli Anni Venti del Novecento

 

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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Cedro del Libano secolare di Scafa (PE) Atto vandalico deturpa il monumento naturale.

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Cedro del Libano secolare di Scafa (PE)

Atto vandalico deturpa il monumento naturale.

 

Cedro1

 

La denuncia arriva dal Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus in merito alle condizioni di degrado in cui versa il monumentale Cedro del Libano nel parco pubblico di Villa Bianca a Scafa, albero monumentale riconosciuto come tale dalla Legge n.10 del 2013 e inserito nell'elenco degli Alberi monumentali d'Abruzzo con DGR1103 del 2015.

Un atto vandalico ha deturpato l'immagine dell'albero: una scritta fatta con lo spray ha totalmente imbrattato parte del tronco, rovinando il meraviglioso patriarca verde pluricentenario. "Si tratta dell'ennesimo oltraggio contro il nostro prezioso patrimonio ambientale monumentale", dichiara l'associazione, "In questo caso hanno imbrattato uno dei simboli dell'Abruzzo verde, il più grande cedro monumentale della nostra regione, purtroppo poco valorizzato e sottoposto a sporadiche azioni di tutela e conservazione." L'albero ha dimensioni eccezionali con i suoi 5,45 metri di circonferenza ed è tutelato dalla legge per le seguenti caratteristiche di monumentalità: dimensioni, forma, portamento, valore storico e valore paesaggistico.

 

Cedro3

 

"Abbiamo subito mandato tramite PEC la segnalazione dell'atto vandalico ai Carabinieri Forestali e per conoscenza al Comune di Scafa sperando che si intervenga con una vigilanza più attenta su questi patriarchi della natura", conclude il Conalpa, "E' inaccettabile quando accaduto al Cedro di Scafa. Con troppa facilità questi grandi alberi possono essere presi di mira e trasformati in bersagli per azioni vandaliche. Abbiamo a che fare con esseri viventi, con materia viva e come tale devono essere trattati e conservati nel tempo. E' quindi necessario tutelarli veramente con il massimo della professionalità perchè rappresentano la nostra storia d'Abruzzo, il nostro vanto, la nostra immagine turistica. Occorre  attuare subito le sanzioni penali previste dalla Legge nazionale sugli alberi monumentali. E poi installare telecamere per la sorveglianza e finanziare maggiormente le azioni di tutela e valorizzazione dei siti in cui si trovano questi alberi."

 

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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l-abbattimento-del-pino-storico-di-penne-le-associazioni-ambientaliste-sottolineano-la-mancanza-di-un-analisi-scientifica-dettagliata-sulla-reale-pericolosita-del-monumento-naturaleL’abbattimento del pino storico di Penne. Le associazioni ambientaliste sottolineano la mancanza di un’analisi scientifica dettagliata sulla reale pericolosità del monumento naturale.     Le associazioni ambientaliste WWF Chieti-Pescara, Co.N.Al.Pa., FAI Penne, Italia Nostra Penne e Pro Natura Abruzzo rispondono a quanto dichiarato dall’assessore all’ambiente Toppeta in un articolo comparso sul web in data 14 luglio 2015 sul...
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riqualificato-il-salice-monumentale-delle-sorgenti-del-pescara-a-popoli-peRiqualificato il Salice monumentale delle Sorgenti del Pescara a Popoli (PE)        Un colosso policormico secolare che svetta sulle sorgenti del Pescara e che finalmente torna a stupire i visitatori con la sua grandezza e maestosità: è il Salix alba più grande della Riserva e tra i più grandi d’Abruzzo, che negli ultimi giorni è stato valorizzato e riqualificato con un attento lavoro svolto dalle associazioni ambientaliste Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ONLUS e...
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il-pino-di-aleppo-coricato-di-pescara-candidato-a-monumento-naturale-simbolo-dell-abruzzoIl Pino di Aleppo “coricato” di Pescara  candidato a Monumento Naturale simbolo dell’Abruzzo.         Il pino di Aleppo "coricato" di Pescara, un simbolo dell'Abruzzo verde.        Il grande successo della manifestazione Green Day e Mamma Day 2015 organizzato dall’associazione Abruzzo Live il 9 e 10 maggio 2015 nel Parco dell’ex-caserma Di Cocco a Pescara ha portato importanti novità sul piano della tutela e conservazione di uno dei più affascinanti e interessanti...
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gli-abeti-bianchi-secolari-della-fossa-di-pentima-parco-nazionale-della-majellaGli abeti bianchi secolari della Fossa di Pentima. Parco Nazionale della Majella.  Foto di Alberto Colazilli                      
Written on 22/11/2014, 01:11 by admin
DECRETO 23 ottobre 2014  Istituzione dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. (14A08883) (GU Serie Generale n.268 del 18-11-2014)         IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI           di concerto con        IL MINISTRO DEI BENI E DELLE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO              e     IL MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE     Visto il decreto...
Written on 09/10/2014, 22:21 by admin
sorgenti-del-pescara-scoperto-evonimus-europaeus-di-notevoli-dimensioniSorgenti del Pescara. Scoperto un Evonimus europeaus di notevoli dimensioni che va ad arricchire il patrimonio botanico della Riserva.     Il presidente di Conalpa Onlus Alberto Colazilli e l'Assessore all'Ambiente di Popoli Giovanni Diamante vicino all'Evonimo gigante   La Riserva Naturale Sorgenti del Pescara continua a stupire con le sue bellezze naturalistiche. E' di questi giorni, infatti, la scoperta di un notevole esemplare di Evonimus europeaus, chiamato volgarmente...
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il-pino-di-aleppo-coricato-del-parco-ex-di-cocco-a-pescaraIl Pino "coricato" di Pescara al Parco ex-Di Cocco, articolo scritto da Alberto Colazilli, Kevin Cianfaglione, Pierlisa Di Felice, pubblicato su Natura e Società, giornale della Federazione Nazionale Pro Natura. Si tratta di un articolo particolarmente interessante che racconta un pò la storia di questo albero straordinario che non tutti conoscono e noi vogliamo riportare alla ribalta e alla valorizzazione.
Written on 17/04/2014, 20:02 by admin
 I MONUMENTI DELLA STORIA NATURALE DEL NOSTRO TERRITORIO VANNO SALVATI E TUTELATI  ANCHE IL GELSO DI VIA GIOBERTI! L’insensibilità verso il patrimonio arboreo della nostra città, che all’abbandono delle storiche pinete litoranee va recentemente aggiungendo il taglio indiscriminato di alberi in occasione di ogni intervento di sistemazione degli spazi aperti della città, rischia di fare un’altra illustre vittima. Si tratta del gelso monumentale sito di fronte alla scuola...
Written on 27/02/2014, 21:42 by admin
la-tradizione-del-laurus-nobilis-a-loreto-aprutinoLa tradizione del Laurus nobilis a Loreto Aprutino di Alberto Colazilli    Nella storia di Loreto Aprutino emerge spesso il tradizionale attaccamento della popolazione verso due piante molto importanti presenti nel nostro paesaggio mediterraneo: l'olivo (Olea europea) e l'alloro (Laurus nobilis). Entrambe le piante sono ampiamente coltivate nel territorio comunale. In prossimità del centro storico, negli orti e nei giardini storici presenti nel borgo, l'albero o il cespuglione...
Written on 17/01/2014, 22:42 by admin
i-buxus-sempervirens-arborei-nel-centro-storico-di-loreto-aprutino-peI Buxus sempervirens arborei nel centro storico di Loreto Aprutino (PE)   di Alberto Colazilli     Foto dei Buxus sempervirens nel centro storico di Loreto Aprutino - Foto di Alberto Colazilli da: www.villadeiligustri.com     Loreto Aprutino (PE), cittadina della zona Vestina, nell'alto pescarese, è una località pittoresca e perfettamente integrata nel ridente paesaggio agrario circostante. Città dalla storia antichissima ricca di splendidi palazzi signorili con orti...
Written on 07/01/2014, 20:05 by admin
il-grande-kaki-di-pomarolo-tn-sulla-valle-dell-adigeIl grande Kaki di Pomarolo (TN) sulla Valle dell'Adige. Una nuova specie che entra ad arricchire la lista degli alberi monumentali d’Italia. di Kevin Cianfaglione Foto di Karina Piermarteri e Kevin Cianfaglione   Spesso chi è interessato ai grandi alberi sente parlare solo di querce, platani, cipressi o faggi, questo poiché sono le specie sicuramente più rappresentative del nostro territorio nazionale, cioè quelle più diffuse. Ma quando gli alberi monumentali sono specie...
Written on 25/12/2013, 18:18 by admin
abbracciare-il-grande-albero-fa-bene-alla-saluteAbbracciare il grande albero fa bene alla salute I misteri dell'energia curativa dei patriarchi della Natura   Un grande albero, centro di misteriose energie benefiche - Foto di Alberto Colazilli   Da qualche anno si sente parlare spesso di "Turismo dei grandi alberi", di "dendroterapia" e "silvoterapia", assolute novità nel panorama sociale che spesso diventano anche importanti business. In comune hanno una cosa molto affascinante e particolare: la ricerca dell'energia...
Written on 25/11/2013, 18:40 by admin
il-sole-e-i-danni-causati-alle-piante Il sole e i danni causati alle piante Bruciature fogliari in estate, fenomeno del "sunscald" in autunno-inverno. Sono tutti problemi causati dalla radiazione solare     di Francesco Ferrini     Il caldo esitivo e i ritorni di caldo, spesso non vengono considerati come causa di danni sulle piante. Possono, invece, procurare problemi fisiologici anche importanti che danneggiano la pianta anche per molto tempo.  Le bruciature fogliare, un problema da...
Written on 25/11/2013, 17:59 by admin
gli-aceri-descrizione-di-alcune-specie-dell-areale-mediterraneo GLI ACERI: DESCRIZIONE DI ALCUNE SPECIE DELL'AREALE MEDITERRANEO       La grande diffusione ha portato differenze morfologiche. Tanti gli aspetti di interesse ornamentale     di Francesco Ferrini      In un precedente articolo (clicca QUI per leggerlo) furono affrontate le origini, la diffusione e l'etimologia del genere Acer. Oggi passiamo in rassegna alcune delle tante specie dell'areale mediterraneo di interesse...
Written on 25/11/2013, 17:49 by admin
Breve saggio sul castagno Alcune opere storiche descrivono l'importanza della castagna anche dal punto di vista sociale. Alberi monumentali e longevi hanno caratterizzato la nostra storia. E il presente non rassicura  di Francesco Ferrini   Il castagno che aveva già una larga distribuzione durante l'età del bronzo (fra il 2000 e il 1000 A.C.) fu considerato con attenzione fin da epoche storiche molto antiche, come è documentato dai classici greci e latini...
Written on 03/11/2013, 22:42 by admin
I Grandi Alberi in Provincia di Isernia  Gli  alberi monumentali più numerosi in provincia di Isernia sono sicuramente le Roverelle poi il Cerro. Non mancano comunque i faggi a quote un po' più elevate. Molti grandi alberi si trovano spesso presso casali abbandonati o vecchie masserie. Qui l'uomo e le generazioni passate, le tradizioni familiari e forse la non curanza, hanno lasciato crescere e sviluppare queste piante. Alberi di un certo valore estetico si trovano nelle piazze...
Written on 16/08/2013, 13:21 by admin
DI PALO IN FRASCA: appunti di viaggio di un gigantonauta. Di Carlo Mantovani   La mia passione per gli alberi monumentali è nata improvvisamente, vent’anni fa, per naturale contrappasso e felice contrappeso all’arido iato degli studi in giurisprudenza.  Ero in biblioteca e, come al solito, vagavo per gli scaffali in cerca di alternative vitali, quando incappai in quella che, in seguito, sarebbe diventata la mia guida turistica ideale: un’opera in due volumi del Corpo forestale...
Written on 14/08/2013, 21:29 by admin
salvare-il-pino-di-aleppo-del-cimitero-di-spoltore-peSalvare il Pino di Aleppo del cimitero di Spoltore (PE)   La notizia dell'abbattimento imminente di uno splendido ed enorme esemplare di Pino di Aleppo nel cimitero di Spoltore ci coglie di sorpresa. In collaborazione con  il WWF Abruzzo e altre associazioni locali stiamo cercando soluzioni affinchè si possa scongiurare una grave perdita per il paesaggio e per la città di Spoltore.    
Written on 21/05/2013, 00:12 by admin
Il favoloso Glicine di Via Milano a Pescara     Nella cementificata Pescara è possibile riscoprire meraviglie incredibili, testimonianze della vecchia Pescara degli anni Venti dominata da ville e giardini di grande bellezza. La Wisteria chinensis di Via Milano è un monumento naturale regionale tutelato dalla Regione Abruzzo, nascosto tra i palazzi del centro, una piacevole presenza con il suo straordinario profumo e la sua eleganza. FOTO Alberto Colazilli BY Archivio...
Written on 14/02/2013, 12:50 by admin
Finalmente è legge dello Stato la tutela degli alberi monumnetali d'Italia, come specificato nell'art 7 Disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. In base a questo articolo le Regioni, nei successivi sei mesi dovranno avviare un censimento di tutti gli alberi con caratteristiche monumentali e di notevole interesse storico-culturale.Tra le...
Written on 20/01/2013, 22:43 by admin
LA QUERCIA SACRA DI CAGNANO AMITERNO (AQ) di Alberto Colazilli   Siamo a Cagnano Amiterno, nella frazione di Corruccioni, piccolo borghetto di case immerse in un territorio ricco di boschi e di vedute panoramiche. Cagnano Amiterno è famosa per un altro straordinario monumento naturale d’Abruzzo, la cosiddetta “Cerqua di Zi Cò”, che molti botanici definiscono al momento la Roverella più grande d’Italia. Il suo nome deriva dal proprietario  dell’albero, Zi Cosimo, un contadino...
Written on 10/01/2013, 14:35 by admin
delibera-comunale-a-popoli-pe-per-la-protezione-di-alberi-25-10-2012LA  PROTEZIONE  DEGLI  ALBERI  MONUMENTALI  A  POPOLI (PE) RELAZIONE  TECNICA  CO.N.AL.PA. E  DELIBERA COMUNALE DEL  25 OTTOBRE  2012   Articolo sul "Centro" del 25-10-2012               Sfoglia e scarica il catalogo pdf degli alberi e la delibera comunale
Written on 10/01/2013, 11:39 by admin
LA QUERCIA SACRA DI BARETE (AQ)   LA SUA SALVAGUARDIA DEVE RICOMINCIARE DALL'INIZIO!   Le foto relative al sopralluogo di CO.NAL.PA. effettuato il 7 gennaio 2013        Il CO.N.AL.PA., da sempre in prima linea per la tutela di alberi e paesaggio si ritrova purtroppo a parlare ancora dei problemi antropici che continuano ad affliggere la famosa Quercia della fertilità di Basanello, Barete (AQ), famosa anche per la sua caratteristica di fare molte ghiande e pertanto da...
Written on 27/12/2012, 01:00 by admin
l-ailanto-di-molina-aterno-aq-sfregiato-da-pesanti-potatureL'AILANTO DI MOLINA ATERNO (AQ) SFREGIATO DA PESANTI POTATURE!     L'Ailanthus altissima di Molina Aterno (AQ), considerato dagli esperti il più grande d'Italia con i suoi 4,62 m di circonferenza, già inserito tra i 370 alberi secolari protetti dal Decreto Chiodi per la Regione Abruzzo, proclamato Monumento Naturale Regionale, è stato sfregiato da una selvaggia potutura che lo ha ormai ridotto ai minimi termini. Siamo sconcertati come un albero protetto dalla Regione sia...
Written on 23/09/2012, 12:32 by admin
la-regione-abruzzo-tutela-i-grandi-alberi-comunicato-stampa-conalpa-wwf-fai-italia-nostraComunicato Stampa del 21-9-2012 CONALPA    -    WWF  -  FAI  -   ITALIA NOSTRA     La Regione Abruzzo tutela i grandi alberi       Le associazioni ambientaliste soddisfatte per il provvedimento Ora occorre una legge regionale organica     Le associazioni  ambientaliste CO.N.AL.PA (Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio), WWF, FAI e Italia Nostra  si erano recentemente rivolte alla Regione Abruzzo, alla  Soprintendenza per i beni Paesaggistici  e al...
Written on 19/05/2012, 02:00 by admin
LA QUERCIA SACRA DI BARETE (AQ) A RISCHIO DI ABBATTIMENTO di Alberto Colazilli   Reportage fotografico di CO.N.AL.PA. (foto di Alberto Colazilli) sulla stroordinaria quercia sacra di Barete (AQ), in località Basanello, uno degli alberi più grandi d'Abruzzo, minacciata di abbattimento e sfregiata da una grossa ferita sulla branca sinistra, provocata dal terremoto del 2009 che ha colpito l'Aquila e l'Abruzzo. L'albero, nonostante tutto, si trova in buone condizioni di salute....
Written on 07/11/2011, 12:04 by admin
IL "PINO SDRAIATO" NEL PARCO DELLAEX-CASERMA DI COCCO A PESCARA.Un tesoro verde lasciato al degrado.di Alberto Colazilli       Non tutti conosco lo straordinario "Pino sdraiato" del Parco Di Cocco a Pescara, polmone verde cittadino purtroppo ridotto al degrado da mancate manutenzioni e interventi di valorizzazione. Questo pino è  un vero monumento naturale, particolarissimo nella sua forma, contorto, strisciante sul terreno, piegato dal vento e dalle intemperie.Nessuno si è...
Written on 18/10/2011, 22:42 by admin
il-cedrus-atlantica-del-giardino-de-sterlich-aliprandi-a-penne-pe-di-alberto-colazilli IL  MAESTOSO  CEDRUS  ATLANTICA  SECOLARE DEL  GIARDINO  DE  STERLICH-ALIPRANDI  A PENNE (PE). Uno degli alberi più grandi d'Abruzzo.    di Alberto Colazilli.   Ch arriva nella elegante città di Penne, l'antica Pinna Virens, da subito può ammirare la copiosa vegetazione arborea e i giardini che ancora abbelliscono vaste zone del centro storico. Il Cedrus atlantica in questione si mostra al visitatore in tutta la sua imponenza, svettando tra gli edifici storici; un...
Written on 11/07/2011, 14:41 by admin
il-grande-albero-di-franco-tassi 
Written on 11/07/2011, 14:32 by admin
dal-grande-albero-al-legno-morto-di-franco-tassi-1996           
Written on 03/07/2011, 22:59 by admin
le-radici-dei-patriarchi-di-franco-tassi
Written on 03/07/2011, 22:24 by admin
caro-vecchio-patriarca-verde-di-franco-tassi      
Written on 03/07/2011, 22:04 by admin
alberi-sacri-di-franco-tassi              Pubblicazione del Centro Parchi Internazionale - 2000
Written on 03/07/2011, 21:28 by admin
oro-verde-il-valore-dell-albero-di-franco-tassi       PUBBLICAZIONE DEL CENTRO PARCHI INTERNAZIONALE - 2001
Written on 19/06/2011, 21:56 by admin
l-albero-piu-alto-d-italia-di-franco-tassi   
Written on 15/05/2011, 21:32 by admin
la-valle-dei-platani-sacri-in-villa-borghese-a-roma-di-alberto-colazilli  LA VALLE DEI PLATANI SACRI IN VILLA BORGHESE A ROMA. UN SITO SPETTACOLARE DA TUTELARE E PROTEGGERE    Testo e foto di Alberto Colazilli       Il Platanus orientalis è un albero autoctono che appartiene alla nostra cultura italiana e mediterranea, è testimone della storia di Roma e dei Greci, e a differenza del platano ibrido che si trova comunemente in commercio, può vivere molto di più arrivando tranquillamente anche a 800 anni di età, se piantato ed allevato nel posto...
Written on 19/04/2011, 21:47 by admin
Il Tree-climbing   Il tree-climbing, o arrampicata sugli alberi, è una tecnica di lavoro sulle piante a medio e alto fusto che,indipendentemente dalla loro dimensione o posizione, ne consente la risalita e la movimentazione all'interno della chioma. Questa tecnica, relativamente nuova in Italia dove esiste da circa una ventina di anni, negli USA è codificata come metodologia di lavoro già dagli anni '20. Il tree-climbing come altri lavori che si svolgono in altezza, ha dei...
Written on 28/01/2011, 21:16 by admin
tra-arte-e-natura-gli-alberi-sacri-e-i-giardini-fantastici-di-alberto-colazilli TRA  ARTE  E  NATURA GLI  ALBERI  SACRI  E  I  GIARDINI  FANTASTICI DI  ALBERTO  COLAZILLI           Alberto Colazilli - Grande Albero Sacro   Penna e matita su cartoncino colorato   2008     Alberto Colazilli inizia la sua attività nel 1994. Dipinge e disegna quadri di alberi  sacri, paesaggi, giardini e notturni.  Nelle sue opere rappresenta alberi solitari, alberi su scogliere, paesaggi fantastici con notturni e tramonti, paesaggi archeologici con rovine di...
Written on 27/01/2011, 23:01 by admin
il-vecchio-ailanto-di-molina-aterno-aq-di-kevin-cianfaglione-e-francesco-nasiniIL VECCHIO AILANTO DI MOLINA ATERNO (AQ)   DI KEVIN  CIANFAGLIONE   Ailanto, Molina aterno (AQ), circonferenza 4, 50 m. Foto di Alberto Colazilli - Archivio CO.N.AL.PA.   Risulta alquanto inconsueto trovare un ailanto (Ailanthus altissima) crescere all’interno della piazza di un paese. Altrettanto raro è trovarne di queste dimensioni e circondati da un così speciale affetto… È il caso dell’ailanto presente nel centro abitato di un piccolo comune, Molina Aterno, che si...

GIARDINI D'ITALIA TRA STORIA, TUTELA, ARCHITETTURA E ARTE DEL GIARDINO

 

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Alla scoperta dei parchi e giardini d'Italia  attraverso la storia, l'architettura e l'arte dei giardini,  per conoscerne le particolarità, le meraviglie, le problematiche, i progetti di tutela e valorizzazione. 

L'IMPORTANZA DEGLI ALBERI

Ecologia, tutela e valorizzazione

 

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Rubrica dedicata all'importanza naturalistica ed ecologica degli alberi 

PAESAGGI CULTURALI

 

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Scoprire il valore storico e culturale di alcuni famosi paesaggi italiani che sono stati resi celebri da artisti e da grandi scrittori e viaggiatori

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ALBERI E GIARDINI NELL'ARTE

   

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La rubrica vuole far scoprire gli alberi e i giardini attraverso la loro rappresentazione nelle opere d'arte, con particolare riferimento alle scuole di pittori e ai grandi artisti che hanno costellato la storia dell'arte e l'evoluzione dei giardini. 

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Numero 8 

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PRIMAVERA - ESTATE

2017

 

La rivista ufficiale del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ONLUS.

Storia, arte, natura, cultura sui grandi alberi, sui giardini e sul paesaggio.

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Presentazione libro:

"L'importanza degli Alberi e del Bosco"

 

Presentazione Libro Copertine

 

Il libro "L'importanza degli alberi e del bosco" è un'opera monumentale in due volumi tutta dedicata ai grandi alberi, alle foreste, alla bellezza del paesaggio a cui hanno partecipato illustri esperti di fama internazionale. Opera curata da Kevin Cianfaglione e Vincenzo Di Martino, richiesta dall'Università di Camerino, dal CEA "Renzo Videsott" Riserva Statale Montagna di Torricchio e dalle Associazioni Smilax Onlus e Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio.

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