Multilanguage website

Italian Danish Dutch English French German Greek Icelandic Irish Maltese Norwegian Polish Portuguese Romanian Russian Spanish Swedish

Direttivo nazionale CONALPA

Il CONAF: "Le frequenti inondazioni e frane spesso avvengono in aree ad alta densità boschiva". Dichiarazioni che fanno discutere.

Valutazione attuale: Rating StarRating StarRating StarRating StarRating Star / 2

Il CONAF: "Le frequenti inondazioni e frane

spesso avvengono in aree ad alta densità boschiva".

Dichiarazioni che fanno discutere.

 

 Foreste4

 

In merito al dibattito sul T.U. Forestale, le dichiarazioni del CONAF, Consiglio Nazionale degli Agronomi e Forestali, fanno molto discutere: "La mancanza di una gestione attiva delle foreste porta spesso a forme di degrado e di instabilità dei nostri boschi. Infatti, una delle cause del propagarsi degli incendi e dell’impossibilità di controllarli è proprio lo stato di abbandono in cui versano. Così come le frequenti inondazioni e frane spesso avvengono in aree ad alta densità boschiva. Il bosco perché possa svolgere al meglio le sue molteplici funzioni deve rientrare in un territorio correttamente gestito."

L'articolo è comparso su http://www.italiaambiente.it/2018/02/23/codice-forestale-soddisfatti-dottori-agronomi-forestali/

Già il prof. Bartolomeo Schirone, ordinario di Selvicoltura all'Università della Tuscia, ha criticato quanto dichiarato dal CONAF parlando di una "sensazionale scoperta scientifica". https://lazionauta.it/2018/02/eccezionale-scoperta-scientifica/. A lui si sono affiancati tantissimi altri docenti ed esperti del settore. In effetti, quanto scritto mette in discussione tutto il lavoro svolto da milioni di studiosi, ricercatori ed esperti anche di fama internazionale in tutto il mondo, che si sono avvicendati per decenni e che hanno sempre visto nel bosco un baluardo per combattere il dissesto idrogeologico di un territorio. 

Ma lasciando le polemiche da parte che non ci interessano, come associazione vorremmo portare l'attenzione sul problema del degrado e dell'impoverimento dei nostri boschi, minacciati di antropizzazione selvaggia, impoveriti di sottobosco e di soprassuolo. Non il "bosco abbandonato" di cui erroneamente si parla ma il "bosco disturbato e degradato". 

Ci è stato insegnato dai maestri della conservazione della natura che un bosco privo di sottobosco, degradato, sottoposto a costante antropizzazione con apertura di strade e costruzione di infrastrutture, è più vulnerabile a eventi violenti come incendi o precipitazioni atmosferiche. E sono tanti i boschi degradati in cui il taglio e la pulizia del verde, e non solo del secco, provoca un indebolimento della conformazione stessa del bosco in quanto struttura autonoma, autosufficiente e capace di resistere alle peggiori calamità.

Il bosco nella sua forma corretta, in ottima salute, con una perfetta gerarchia di piante erbacee, arbustive e grandi alberi è in grado di frenare l'intensità delle piogge torrenziali e la struttura complessa degli apparati radicali dei grandi alberi è come una maglia impenetrabile e protettiva dei versanti. Inoltre lungo i fiumi i boschi fluviali hanno un immenso valore come fascia tampone contro le erosioni e contro l'inquinamento delle acque.

Forse bisognerebbe parlare di restauro forestale e di miglioramento della struttura delle foreste attraverso il recupero della biodiversità eseguendo solo interventi veramente minimi di miglioramento di un ecosistema fragile e complesso. Le frane e le distruzioni avvengono in aree già sottoposte a violenza. Il bosco ben strutturato e in ottima salute non crea problemi al territorio ma anzi lo valorizza. E anche sulla questione incendi, un bosco in ottima salute è in grado di creare microclimi e umdità al suo interno che possono impedire il propagarsi degli incendi.

Lo ribadiamo ancora una volta, non bisogna assolutamente attaccare la filiera del legno sostenibile che rispetta le montagne. Bisogna attaccare le speculazioni. Il legno è un materiale ottimo e se vogliamo essere chiari meglio il legno che montagne di plastica lungo i fiumi e nei mari. Quello che ci interessa è recuperare i nostri boschi violentati dall'uomo, dalle motoseghe selvagge, dall'apertura di strade o meglio di autostrade. Boschi talmente impoveriti di biodiversità che sono minacciati dall'invasione di specie aliene e non autoctone e che quindi rischiano di diventare poco longevi e poco resistenti. Il problema forse risiede nella perdita della nostra idenità culturale come paesaggio culturale e naturalistico al tempo stesso.

Vedere un bosco di querce violentato dall'uomo che si trasforma pian piano in un roveto o un ailanteto è un colpo durissimo alla storia del territorio, giusto per fare un esempio. I boschi disturbati e degradati sono i primi a morire e venire giù con frane e alluvioni; sono boschi poveri anche dal punto di vista della biodiversità animale e vegetale. La soluzione migliore, a nostro avviso, non è quella di attaccare il bosco perchè troppo fitto, ma anzi è la ricostruzione dell'identità ambientale dei nostri boschi italiani eliminando specie infestanti che non c'entrano nulla con il nostro paesaggio e che sono "naturalizzate".

Sicuramente un'operazione selettiva e molto costosa, difficile da eseguire, ma che migliorerebbe l'aspetto dei nostri paesaggi. Ripiantare le specie del luogo, mirare alla ricostruzione del bosco come ecosistema e non soltanto come luogo di pic nic e di coltivazione forestale. Lasciare aree in evoluzione verso il climax e altre in cui si può sostare. Ricordiamoci sempre della corretta fruizione turistica e dell'educazione ambientale nei boschi. Sono risorse importantissime che richiamano molti visitatori. Nessuno andrebbe a fare turismo in aree a ceduo o con autostrade per i tir e con il rombo delle motoseghe. Un corretto restauro forestale (che non significa tagli o strade), lungo i nostri fiumi e lungo i versanti montuosi, migliorebbe il paesaggio italiano e impedirebbe disastri e alluvioni.

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

PinExt
Share

Il Testo Unico Forestale. Un attacco alla biodiversità e al valore naturalistico dei boschi italiani

Valutazione attuale: Rating StarRating StarRating StarRating StarRating Star / 3

Il Testo Unico Forestale.

Un attacco alla biodiversità e al valore naturalistico dei boschi italiani

 

Foreste3

 


La nuova legge forestale, o Testo Unico Forestale, che il governo si appresta a varare è un'assalto alla biodiversità e al valore naturalistico dei nostri boschi. A dimostrarlo è l'ampio e solidale fronte di studiosi, botanici, naturalisti, paesaggisti, ricercatori, esperti, associazioni ed organizzazioni di protezione ambientale che si sono schierati contro questa bozza di decreto definita superficiale e mal scritta che potrebbe creare gravi danni al nostro patrimonio boschivo.

Un decreto che già nelle sue prime battute parte molto male perchè impone al primo posto una visione di "gestione attiva" delle foreste con la promozione e tutela dell'economia forestale e delle attività silvopastorali. La nuova visione dei boschi è quella di fondi da coltivare e non più di ambienti naturali da tutelare e conservare. Non si parla di conservazione della biodiversità forestale e del bosco come elemento identitario del nostro paesaggio italiano, ma di "programmazione e pianificazione degli interventi di gestione forestale" e di "viabilità forestale e opere connesse alla gestione del bosco quali strade, piste e piazzole forestali, vie di esbosco connesse ai singoli interventi selvicolturali e utilizzate per il trasferimento dei prodotti forestali dal luogo di raccolta alla viabilità silvo-pastorale o alla viabilità ordinaria.".

Occorre precisare che il Co.n.al.pa. non è assolutamente contro la filiera del legno che, se gestita in chiave sostenibile, può diventare un'attività di grande prestigio in grado di risollevare l'economia delle nostre montagne. La nostra associazione critica l'intenzione, che traspare dalla bozza di legge, di promuovere e autorizzare attività selvicolturali per ragioni prettamente economiche e di sfruttamento intensivo, con il rischio di spalancare le porte alle potenti lobby delle biomasse per uso industriale. Numerose sono le problematiche che scaturirebbero da questa nuova visione e gestione delle foreste, a cominciare dall'aumento dell'inquinamento atmosferico a seguito dell'utilizzazione del legno per le biomasse, dalle operazioni di taglio forestale e poi dal trasporto del legname. Tutti questi processi sono devastanti e porterebbero a una urbanizzazione selvaggia della montagna con strade, costruzione di edifici e depositi, creazione di infrastrutture per spostamenti nei boschi ecc.

La "gestione attiva" delle nostre foreste viene vista nel T.U. come un mezzo fondamentale per risolvere il problema dell'abbandono dei territori. In realtà, il bosco non ha proprio bisogno di essere gestito, essendo un habitat complesso, autosufficiente e perfetto dove ogni cosa ha un senso e un valore. Questo tipo di visione della "gestione attiva" rischia di mettere in crisi la conservazione dei fondamentali servizi ecosistemici delle nostre foreste come la mitigazione dei cambiamenti climatici, lo stoccaggio del carbonio, la difesa del suolo e il miglioramento della qualità della vita e della salute delle persone.

Una foresta in ottima salute, in condizioni di forti precipitazioni, è in grado di prevenire il deflusso superficiale delle acque e il dilavamento del suolo. Gli organi aerei delle piante del bosco catturano forti percentuali di pioggia. Le radici degli alberi trattengono il terreno impedendo di fatto frane ed erosione del suolo. L'azione anti-erosiva risiede nel complesso sistema integrato foresta, costituito dalla chioma e dai differenti strati (arboreo, arbustivo, erbaceo, fungale, muscinale e lettiera), e del rapporto suolo-radici. Una foresta in ottima salute mitiga le condizioni di eccessiva calura e siccità durante la stagione estiva. La presenza di aree fortemente boscate contribuisce a prevenire l'inquinamento delle acque superficiali, agiscono come filtro contro l'inquinamento atmosferico e creano importanti barrieire contro l'inquinamento acustico delle grandi aree metropolitane.

Inoltre, le foreste sono creatrici di propri microclimi con estremi più attenuati rispetto all'esterno e sono in grado di proteggere dal vento intere aree di produzione agricola.

Nel Testo Unico Forestale sono esclusi dalla definizione di bosco "le formazioni di origine artificiale realizzate su terreni agricoli anche a seguito dell'adesione a misure agro-ambientali o nell'ambito degli interventi previsti dalla politica agricola comune dell'Unione Europea", in pratica vengono sminuiti tutti i progetti finanziati dalla UE per valorizzare il territorio con rimboschimenti anche in aree degradate, inquinate o desertificate. Non sono considerati bosco "Le formazioni di specie arboree, associate o meno a quelle arbustive, originate da processi naturali o artificiali e insediate su superfici di qualsiasi natura e destinazione anche a seguito di abbandono colturale o di preesistenti attività agrosilvopastorali, riconosciute meritevoli di tutela e ripristino dal piano paesaggistico regionale..."

I terreni abbandonati vengono definiti "i terreni forestali nei quali i boschi cedui hanno superato, senza interventi selvicolturali, almeno della metà il turno minimo fissato dalle norme forestali regionali, ed i boschi d'alto fusto in cui non siano stati attuati interventi di sfollo o diradamento nei venti anni..." In questo caso si rischia di eliminare l'attuale 40 percento dei boschi nati da ex coltivi e ex aree urbane e che attualmente rappresentano un elemento fondamentale del nostro paesaggio naturalistico e che sono indispensabili per l'incremento della biodiversità animale e vegetale. Il ritorno del bosco non dovrebbe essere definito una minaccia ma anzi una risorsa perchè va a migliorare il territorio e contribuisce alla lotta all'inquinamento atmosferico, alla lotta al dissesto del territorio e allo stoccaggio del carbonio. Il problema dovrebbe essere sollevato in merito a quei terreni che sono veramente abbandonati e che sono ridotti a discarica o che hanno subito operazioni di degrado e che meriterebbero un restauro e una riqualificazione ambientale, anche con interventi per migliorarne la biodiversità vegetale e l'eliminazione di specie infestanti.

Altro passo controverso e molto discutibile è quello che prevede la perdita di definizione di bosco per le aree inserite nel "Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali". Questo articolo porterebbe alla esclusione di aree paesaggistiche di grande interesse storico, naturalistico e culturale che si troverebbero sottoposte a interventi di gestione forestale attiva.

Un passo inquietante riguarda i boschi privati: se il proprietario non pratica la "gestione attiva" del bosco con tagli periodici, questi fondi vengono considerati come abbandonati. In tal caso la Regione può sostituirsi al proprietario affidando questi terreni a consorzi o cooperative di giovani, anche senza nessuna competenza naturalistica o molto amanti della motosega.

Concludendo, il Testo Unico Forestale guarda esclusivamente alla selvicoltura e non al paesaggio boschivo inteso come risorsa turistica, scientifica, naturalistica e di biodiversità. E' palese, infine, la violazione dell'art.9 della nostra Costituzione che va a tutelare il nostro paesaggio italiano, con le sentenze nn. 151, 152 e 153 del 1986 della Corte Costituzionale, come sottolineato dal giurista costituzionalista Paolo Maddalena. "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. "Questo decreto legislativo "è contro Natura", spiega ancora Maddalena, "perchè non si tiene in alcun conto che non esiste solo la silvicoltura, e che la Natura può ben fare a meno dell'intervento umano diretto alla produzione di merci agricole per tutelarsi". Inoltre, spiega ancora Maddalena, "il decreto va contro la tutela della salute (art.32 della Costituzione) come "diritto fondamentale del cittadino e interesse della Collettività", che non può essere compromesso da manomissioni della Natura per fini di profitto "impreditoriale". Infine definitivamente compromesso è l'art.117, comma 2, lett. s, che considera preminente la "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema".

 

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

PinExt
Share

La gestione dell'Edera e il suo valore ambientale e ornamentale.

Valutazione attuale: Rating StarRating StarRating StarRating StarRating Star / 6

La gestione dell'Edera e il suo valore ambientale e ornamentale.

 

 Edera1

Alberi ricoperti di edera - Foto di Alberto Colazilli

 

L'edera è una delle specie vegetali più lussureggianti ed affascinanti della nostra flora autoctona. E' una liana che può raggiungere anche dimensioni ragguardevoli. In Italia, sono note edere di ben oltre 1,30 m di circonferenza a petto d’uomo!, E’ una specie caratteristica di siepi e boschi. Nei boschi viene facilitata dal taglio, in qual caso essa può prolificare a tal punto da poter essere talvolta percepita come peste, come infestante.
Proprio per la sua eleganza ed appariscenza, questa pianta è capace di creare delle straordinarie vedute paesaggistiche. La comune edera selvatica (Hedera helix) è la più nota ed è la piu semplice da trovare nei giardini. Poi ci sono altre specie e le varie cultivar ornamentali: come le edere variegate, cangianti, dorate e, marmoree, utilizzate specificamente per abbellire parchi e giardini o pergolate. L'edera in natura si sviluppa aggrappandosi ai grandi alberi, promuovendo un ecosistema per l'avifauna e per gli insetti. La sua fioritura è molto amata dalle api e da altri insetti impollinatori; . è una pianta amata dagli erbivori (domestici e selvatici) che si cibano delle foglie; è amata dagli uccelli per le bacche carnose e appariscenti. Un tempo era specie coltivata od utilizzata recisa, per le uccellande, per attirare gli uccelletti (di norma passeriformi) durante la pratica di caccia detta uccellagione. La sua rusticità resistenza e tenacia è nota conosciuta dalla notte dei tempi. La sua velocità di crescita è impressionante e in poco tempo può arrivare a ricoprire aree boschive, alberi caduti, diventando estremamente importante per l'evoluzione naturale del bosco.
Possiamo distinguere due forme vegetative su una stessa pianta; la forma “sterile” che è più serpeggiante, porta sempre foglie più lobate e acuminate e possiede rami che non vanno mai a frutto. A diffrenza della forma “fertile” che ha foglie più intere, è più ramificata e va spesso a frutto.
La forma fertile è una forma di espansione ed esplorazione del territorio che alle giuste condizioni di luce e umidità genera forme fertili. Non sembra sia altrettanto possibile il procedimento opposto.

 

Edera2

Alberi con edera - Foto di Alberto Colazilli

 

Se nel bosco l'edera ha un suo valore paesaggistico ed ecologico, in ambiente urbano, in un parco pubblico o nel privato il discorso può cambiare radicalmente. In questa situazione si dovrebbe parlare di corretta manutenzione e di controllo costante degli esemplari di edera, soprattutto quandto vanno a ricoprire interi alberi o a dominare troppo nel giardino. In questi casi, bisogna intervenire per ridare il giusto equilibrio. Questo, in primis, poiché l’edera non è affatto un parassita, essendo esclusivamente autonoma nel rifornirsi di acqua e zuccheri, come tutte le piante non parassite. Però essendo una liana, con il tempo può creare problemi di eccessivo ombreggiamento e di appesantimento; i quali possono scaturire problemi fisiologici e di stabilità agli alberi. Proprio per via della sua tenacia, d’altronde, l'edera riesce a resistere anche in alle condizioni di degrado ambientale, restando tenacemente aggrappata a pali, muri, reti ed arbusti. L’edera si arrampica solo alla ricerca di luce. In buone condizioni, vegeta anche per terra, facendo parte del manto erboso, come nei boschi.
Infatti nel bosco, l’edera indica condizioni naturali quando è nella sua forma sterile, strisciando per terra come un’erba. Il taglio la stimola nello svilupparsi nella sua forma fertile, invadendo le chiome o quel che ne rimane dopo il taglio; potendo diventare un problema per gli alberi. Stessa cosa vale per gli alberi isolati o nelle siepi. Per quanto riguarda la gestione dell'edera su alberi monumentali di notevole interesse paesaggistico l'opera migliore è quella di controllarla nel miglior modo possibile, impedendo che possa togliere luce nelle parti aree della pianta e quindi farla deperire. Fino anche alla decisione di eliminarla completamente. Questa estrema ratio, deve essere un opera ben ponderata e realizzata con molta delicatezza, per non compromettere o danneggiare l’albero e lavorare in sicurezza. Basta riuscire ad intaccare e tagliare tutte le connessioni da terra, senza doverla staccare. Essa seccherà e si staccherà da sola pian piano in qualche anno. Se ben gestita e controllata, l'edera cresce sul tronco fino a una cerca altezza e può diventare anche interessante esteticamente, dando un valore aggiunto all'albero . L'edera in parchi e giardini può essere tranquillamente utilizzata e gestita per ricoprire mura, divisori e versanti spogli o per la lotta a arbusti e piante infestanti. Può essere utilizzata anche per decorare strutture che hanno poco valore estetico o per isolarle dai caldi estivi, creando ombra fresca.
Non scordiamo che l’edera è una buona alleata, anche per controllare e combattere varie specie che possono essere infestanti, anche esotiche e legnose, come Ailanto (Ailanthus altissima) e robinia (Robinia pseudacacia), così come osservato a piu riprese dagli autori e come sperimentato successivamente nel Giardino dei Ligustri, parco storico a Loreto Aprutino (PE) e alla Riserva Regionale Sorgenti del Pescara a Popoli (PE), ad esempio, con un discreto successo. Non è facile capire, pertanto, come mai per alcuni giardinieri o per diversi paesaggisti, l'edera debba rappresentare sempre un problema, con un eccesso di pregiudizio e superficialità. Bisogna certamente, come detto fin ora, saper fare i dovuti distinguo e le giuste considerazioni, segiute da corrette azioni a riguardo.

 

 Edera3

Azione dell'edera su alberi - Foto di Alberto Colazilli

 

Spesso si crede che l’edera possa far crollare le case, insinuarsi e penetrare negli alberi o nei muri. In realtà la caratteristica dell'edera è la sua capacità di aggrapparsi saugli alberi ma senza succhiarne linfa vitale, non essendo un parassita. Per chi invece ha copertura di edera su case e palazzi la mitigazione ambientale è assicurata perchè questa pianta oltre essere coibentante è pure un'ottimo alleato nella lotta all'inquinamento e alle polveri sottili in città. Per l’edera in sé, non è facile sgretolare o penetrare le mura, però essa può penetrare dei muri e nelle crepe dovute al loro normale deterioramento. Si dice anche che le radici dell'edera possano far crollare le case o addirittura che l'edera è un covo di zanzare o di altri insetti nocivi che poi si insinuano in casa. Tutto falso, l’apparato radicale dell’edera non è affatto capace di questo e gli unici insetti che essa possa attrarre, sono insetti innocui, utili e minacciati dall’inquinamento, come le api. Questo modo di pensare può essere degno solo di chi non conosce o non ama la natura evidentemente. . Si tratta, purtroppo, della classica visone utilitaristica spicciola di incauti cittadini e di addetti ai lavori poco professionali e accondiscendenti. L'edera va apprezzata per la sua utilità nel preservare la biodiversità e migliorare l’ecosistema urbano o del nostro giardino; nonché per la sua eleganza e rusticità. Tutto può essere un problema o una risorsa, e la differenza sta nel buon senso e nel suo adeguato controllo; insomma ad una considerazione e gestione intelligente. Evitando poi di dover intervenire per sfinimento, arrivando a terribili  tabulae rasae che suonano piu come atti dissennati o di vendetta, e che portano sempre e soltanto degrado del territorio e all’ impoverimento del bene pubblico o privato.

 

Alberto Colazilli, Kevin Cianfaglione, Piera Lisa Di Felice

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

PinExt
Share

Carta per la lotta agli incendi boschivi nella Regione Abruzzo

Valutazione attuale: Rating StarRating StarRating StarRating StarRating Star / 1

CARTA  PER  LA  LOTTA  AGLI  INCENDI  BOSCHIVI

NELLA  REGIONE  ABRUZZO

 

 

Bosco1

 

Premessa

Nel bilancio degli eventi dell’anno 2017 senza ombra di dubbio resterà memorabile la triste questione degli incendi boschivi. Dopo i roghi che, nell’estate scorsa, hanno colpito i boschi della maggior parte delle Regioni Italiane e recato gravissimi danni a molti Parchi Nazionali e Aree Naturali Protette, sono stati svolti due convegni sul tema “Fiamme sull’Appennino”, animati da esperti del mondo accademico e da associazioni di protezione ambientale. L’obbiettivo era quello di analizzare la situazione per individuare i provvedimenti necessari affinché disastri della proporzione di quelli occorsi nell’anno appena trascorso non si verifichino mai più e chiedere ai decisori di agire in maniera scrupolosa sia nella fase di prevenzione che di emergenza e di gestione post-incendio.  Il primo convegno si è svolto a Rieti il 20 ottobre 2017 per il versante tirrenico; l’altro in Pescara, il successivo giorno 21 ottobre, in un Abruzzo, flagellato nel 2017 da ben 216 incendi.  Un disastro che ha colpito e distrutto luoghi identitari per l’elevato pregio naturalistico, storico, culturale e paesaggistico.

Il convegno di Pescara è stato promosso dalle 20 Associazioni firmatarie del presente documento e dalle Istituzioni scientifiche: Università della Tuscia (Viterbo), Sabina Universitas (Rieti), SIRF (Società Italiana per il Restauro Forestale), SISM (Società Italiana di Scienze della Montagna), CISDAM (Centro Italiano Studi e Documentazione sugli Abeti Mediterranei).

Il presente documento, frutto di uno studio approfondito, verrà inoltrato a tutte le Istituzioni interessate con richiesta di incontri per discussioni e confronto. Le associazioni, per quanto riguarda i contenuti strategici in esso contenuti, nel corso del 2018 vigileranno sulla corretta applicazione/realizzazione e sugli adempimenti di legge finora disattesi.

 

 

La Carta

L’assunto fondamentale che potrà apparire ovvio ma, come è accaduto questa estate non è affatto scontato, è che per mitigare o ridurre al massimo il rischio di incendi boschivi vanno pianificate una serie di azioni ben definite nelle fasi di prevenzione/previsione, emergenza, restauro/manutenzione e in particolare:

 

1)      azioni di prevenzione

 

a)      sistema di sorveglianza e controllo del territorio;

b)      avvistamento precoce;

c)      informazione, formazione e educazione ambientale nelle materie dedicate, anche attraverso strutture CEA  (Centri di Educazione Ambientale) di interesse regionale ai sensi L.R. 122/ 99, le strutture dei Parchi, delle Riserve Regionali e di altri e pubblici che dichiarino le disponibilità;

d)     punti d’acqua diffusi in zone strategiche;

e)      inserimento delle tematiche relative agli incendi boschivi, nell’abito istituzionale delle strategie di “adattamento” tese a fronteggiare e a limitare le conseguenze del riscaldamento globale e della destabilizzazione climatica.

Naturalmente questo presuppone che chi ha competenze in materia – la regione - apposti somme idonee nei bilanci sia per la fase di prevenzione che per l’emergenza.

 

2)      Azioni di emergenza

 

f)       intervento immediato con squadre a terra (giova ricordare che gli incendi si spengono a terra);

g)      ausilio di mezzi aerei di supporto, non certo sostitutivi degli interventi a terra, ma complementari e di ausilio agli stessi;

h)     bonifica delle aree percorse dagli incendi che, nonostante gli interventi elencati nei punti precedenti, fossero colpite e compromesse;

 

 

3)       azioni di restauro/manutenzione post incendio

 

i)        Controllo periodico e azioni di manutenzione delle aree percorse da incendi anche attraverso opere puntiformi di ingegneria naturalistica finalizzate, in particolare, ad evitare fenomeni di dilavamento.

 

1  Prevenzione

 

La Regione

 

1.1  per dotarsi di una seria politica forestale deve dare piena attuazione alla L.R. 4 gennaio 2014, n. 3 (in attuazione del D.Lgs. 227/2001) in particolare per la parte relativa alla redazione del Piano Forestale Regionale e dei Piani di Gestione Silvo-Pastorale e, nell’immediato, di un Piano poliennale provvisto di dotazioni finanziarie certe;

 

1.2  deve istituire un effettivo Servizio che si occupi di tutti gli aspetti della gestione dei boschi e delle autorizzazioni connesse, in particolare, quelle relative ai tagli boschivi in funzione di sostenibilità e di prevenzione anti-incendio;

1.3  deve monitorare gli adempimenti da parte dei Comuni  delle Amministrazioni Separate per gli Usi Civici, e di tutti gli Enti che hanno l’obbligo di redigere il PAIB (Piano Anti Incendi Boschivi)  anche nella redazione del Piano di Gestione Silvo-Pastorale in modo che tali Piani contengano:  

a)      gli elementi di prevenzione della diffusione degli incendi, 

b)      la pianificazione scientificamente corretta delle fasce taglia-fuoco;

 

1.4  poiché, ad oggi, la quasi totalità delle Amministrazioni sono inadempienti, deve procedere alla diffida, messa in mora e infine all’adozione di provvedimenti sostitutivi attraverso commissari regionali ad acta;

 

1.5  deve ristrutturare i servizi forestali regionali con l’incremento della dotazione organica, considerato anche che è venuto a mancare l’apporto fondamentale del CFS (Corpo Forestale dello Stato) con cui la stessa Regione stipulava convenzioni per soddisfare tutte le funzioni dovute alla materia delegata che non riusciva ad espletare;

1.6  deve riportare entro un'unica struttura foreste, usi civici e tratturi;

1.7  deve accorpare sotto un unico Dipartimento le politiche forestali, assieme al Paesaggio e Ambiente  (cosa peraltro già  attuata da alcune regioni che hanno considerato, giustamente, i boschi come beni comuni, elementi identitari, beni paesaggistici ed ecologici);

1.8  oltre a un’adeguata dotazione organica, già segnalata e indispensabile per la snellezza delle procedure e per fornire risposte in tempi rapidi alle istanze, si ritiene necessaria la modifica dell’art.4 della LR 3/2014 (anche in considerazione dello scioglimento del CFS e delle Province) introducendovi l’istituzione di un “Comitato Scientifico per i Boschi e le Foreste”,  di supporto, con funzioni consultive obbligatorie ancorchè non vincolanti, costituito prevalentemente da accademici in materia forestale, da esperti di chiara fama, da soggetti con diploma di laurea in Scienze Forestali o Scienze della Montagna, integrato con geologi, naturalisti, biologi, un rappresentante delle Associazioni di Protezione Ambientale. Tale Comitato dovrebbe avere una regolamentazione analoga a quella del Comitato Regionale V.I.A. (Valutazione dell’Impatto Ambientale);

1.9  deve rimodulare la propria pianta organica, ai fini dell’assunzione di laureati in Scienze Forestali e in Scienze della Montagna;

1.10  deve provvedere all’aggiornamento partecipato e condiviso del Piano Anti Incendio Boschivo, con dotazioni idonee, in termini finanziari e di uomini e mezzi da mettere sul campo;

1.11   deve destinare adeguate risorse finanziarie al Settore Foreste. Le dotazioni finanziarie previste l’anno passato per l’emergenza incendi sono stati pari 1.000.000 di euro (nel 2007 era di 2.450.000 euro!); questo impegno va portato ad almeno 5.000.000 di euro;

1.12    deve provvedere con urgenza a rimodulare il PSR (Piano di Sviluppo Rurale) per quanto riguarda, per intero, le tematiche forestali. Inoltre i fondi assegnati nella misura 8.3.1 “Investimenti a protezione delle superfici forestali” dagli attuali 3.000.000 di euro (pari allo 0,7% del totale) vanno incrementati ad almeno a 30.000.000 di euro (pari al 7% del totale, cifra in linea con altre Regioni italiane);

1.13  deve dotarsi di una flotta aerea A.I.B. (Anti Incendi Boschivi) di pronto intervento, di stanza negli aeroporti di Pescara e di Preturo. Essenziali saranno il coordinamento e l’autonomia operativa;

1.14    deve programmare, in accordo con le altre Istituzioni che hanno competenza specifica in materia, corsi di formazione abilitanti i volontari per le Squadre Operative nello spegnimento a terra e per la qualifica di D.O.S (Direttori delle Operazioni di Spegnimento) passati da 216 unità del 2014-2015,  quando la competenza era in capo al CFS,  agli attuali 11!);

1.15    deve provvedere alla redazione di una mappa dei bacini idrici idonei a rifornire i mezzi A.I.B., di terra e aerei e, ove necessario,  realizzare nuovi punti d’acqua, anche mobili, nelle zone scoperte strategiche;

1.16    La Regione finanzi mezzi e attrezzature A.I.B.  di primo intervento, per il Parco Regionale Sirente-Velino e per le Aree naturali Protette Regionali;

1.17    ove necessario e certificato, deve avviare un programma di interventi sulle pinete a Pino nero d’impianto artificiale, per il loro diradamento e/o per accelerarne la transizione evolutiva verso modelli vegetazionali spontanei tipici dei luoghi, così come previsto nei piani forestali al momento dell’impianto;

1.18     coadiuvata dal “Comitato Scientifico per i Boschi e le Foreste” e dalle associazioni di categoria, deve provvedere al sostegno degli allevatori e agricoltori di montagna che intendono dedicarsi alla cura del sottobosco, in particolare vicino alle aree antropizzate;

1.19      deve inserire il tema degli incendi boschivi nell’ambito del PACC  (Piano regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) che deve essere assunto come strumento sovraordinato di pianificazione della Regione Abruzzo;

 

 

 

Parchi Nazionali

1.20    debbono, anche loro, redigere e/o aggiornare il Piano Antincendio Boschivo, partecipato e condiviso che metta in campo somme certe e mezzi ed uomini adeguati e preparati;

 

 

 

Comuni

1.21    sono obbligati all’aggiornamento o redazione del Catasto delle aree percorse dal fuoco, così come previsto dalla legge 353 /2000, compito della Regione il controllo o l’esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza;

1.22     devono dotarsi di un proprio Piano Anti-Incendio la cui redazione, nell’ambito della V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica),  sia partecipata dagli abitanti che conoscono tutte le caratteristiche del territorio. I Piani Anti-Incendio comunali vanno integrati tra loro dall’Autorità di ordine superiore;

1.23    devono dotarsi, ove non presente, di una squadra anti-incendio su base volontaria, formando allo scopo i gruppi comunali di Protezione Civile;

 

Sempre nell’ambito della prevenzione, per quanto riguarda la sorveglianza del territorio e l’avvistamento precoce:

 

1.24     occorre stabilire un coordinamento regionale e un centro operativo tra Forze di Polizia, Vigili del Fuoco, Parchi, Riserve Regionali, Protezione Civile e Volontari (con riferimenti locali) da impiegare nella segnalazione, da parte dei volontari, di sospetti comportamenti incendiari alle Autorità, o da parte delle Forze dell’Ordine, nella repressione e nell’avvistamento precoce;

1.25       occorre istituire la “Rete regionale degli addetti all’avvistamento degli incendi boschivi”;

1.26      I Parchi Nazionali e il Parco Regionale devono dotarsi di propri Servizi A.I.B., con personale adeguato per numero e formazione, con attrezzature e mezzi, anche servendosi di sistema di telecontrollo satellitare-ambientale (già presente nel Parco Majella-Morrone, ma inspiegabilmente oggi abbandonato);

1.27       Destinare un numero consistente di Carabinieri Forestali e non, alla vigilanza nei Parchi (“Carabinieri del Parco”, come già attuato nel Parco delle Cinque Terre).

 

 

2. Emergenza 

2.1  La carenza più grave da sanare è quella di poter disporre di un consistente numero di personale di pronto intervento, specializzato, munito di dispositivi di protezione individuale,  di mezzi e di attrezzature, organizzato in squadre autosufficienti che dispongano di un D.O.S. (Direttore delle Operazioni dello Spegnimento), figura da creare con priorità assoluta; tale personale va reperito, a seguito di una adeguata formazione:

a)      all’interno della Pubblica Amministrazione,

b)      tra le Guardie Ecologiche Volontarie ,

c)      tra il personale della Leva Civile (provvedimento peraltro in discussione a livello governativo),

d)     con l’istituzione di un Corpo Forestale Volontario (sul modello della poco nota, ma efficiente, Guardia Costiera Volontaria);

 

 

3         Restauro/manutenzione delle aree percorse da incendi

3.1  La Regione, coadiuvata dal “Comitato Scientifico per i Boschi e le Foreste”, avvierà immediata ispezione dell’area percorsa dal fuoco al fine di valutare la situazione, caso per caso, e redigere un piano di intervento immediato per evitare ulteriori e gravi conseguenze (a seconda della natura geologica e pedologica di dettaglio, della pendenza, dell’entità del danno, dell’esistenza di situazioni di rischio e di pericolo anche rispetto a possibili fenomeni di dilavamento);

3.2  la biomassa parzialmente combusta non va ceduta in nessun caso a fini lucrativi (es. all’industria della produzione energetica da biomasse);

3.3  la necromassa parzialmente combusta (tronchi, ramaglie), va riutilizzata in loco al fine di realizzare interventi stabilizzanti del suolo (briglie in legname e palizzate), lasciando ceppi di tronchi di alberi e di arbusti che presentano ancora le necessarie capacità di ancoraggio al substrato, in funzione di pali; tali opere si rendono necessarie ed urgenti per evitare colate di fanghi e detriti potenzialmente innescabili dalle piogge e dal manto nevoso e, in ogni caso, per proteggere le aree soggette a erosione dal dilavamento e dalla conseguente scomparsa del suolo superficiale;

3.4  la Regione deve garantire la ricostruzione del sistema vivaistico regionale, oggi in abbandono.  I  vivai forestali regionali, anche in prospettiva dei futuri rimboschimenti condotti in maniera scientificamente corretta,  devono avere particolare attenzione da parte della regione, e dedicarsi alla riproduzione delle piante arboree ed arbustive tipiche della vegetazione spontanea locale. Al fine di salvaguardare la biodiversità tipica locale anche a livello genotipico, le essenze vegetali verranno riprodotte facendo ricorso esclusivamente a semi o a talee di essenze autoctone, prelevati nell’immediato intorno e in maniera diversificata nello spazio e nel tempo;

3.5  in ogni caso, per i futuri rimboschimenti e in generale per la politica forestale a tutti i livelli,  si chiede che in Abruzzo si faccia costante riferimento alla Direttiva Europea 1999/105/CE e al D.Lgs. 386/2003, per la delimitazione delle regioni di provenienza materiale di propagazione forestale e per il Registro Regionale dei Boschi da seme, materia disciplinata, altresì dalla citata L.R. 4 gennaio 2014, n.3.  La Regione Abruzzo si è già dotata di tale strumento pianificatorio per il quale si richiede vigilanza e azioni concrete per una sua applicazione rigorosa, effettiva ed efficace.

3.6  come soccorso immediato, sempre dove urgente e necessario ed aspettando che la natura sani nel tempo e spontaneamente le ferite inferte dai roghi, si procederà intanto alla semina di drupe e bacche delle essenze distrutte dal fuoco, prelevate dall’immediato intorno;

3.7  per quello che è successo quest’anno si provveda alla sospensione della caccia per almeno due anni in tutto il territorio regionale o, in alternativa, per 15 anni nelle zone aperte alla caccia adiacenti alle aree percorse dal fuoco.

 

 

4        Richiesta allo Stato

La Regione, direttamente e coinvolgendo la Conferenza Stato-Regioni, si faccia promotrice presso il Ministero della Giustizia, della richiesta di istituire una Procura Speciale Anti-incendi boschivi.

 

 

 

 

 Firme:

 

Ambiente e/è Vita -  AIPIN - Archeoclub -  Cai-Tam -  Collettivo Studentesco Pescara - Conalpa - Ecoistituto Abruzzo – Fondazione Genti d’Abruzzo - Italia Nostra -  Legambiente – Le Majellane - Lipu – Lo Spaz – Soha - Marevivo – Mila Donnambiente – Mountain Wilderness - Pro Natura – Scienza Under 18 Pescara - WWF - 

PinExt
Share

Bosco di Sant'Antonio a Pescocostanzo a rischio di capitozzatura. Preoccupazione per le associazioni ecologiste.

Valutazione attuale: Rating StarRating StarRating StarRating StarRating Star / 1

 Bosco di Sant'Antonio a Pescocostanzo a rischio di capitozzatura. Preoccupazione per le associazioni ecologiste.

 

Bosco Santantonio

Una suggestiva immagine del Bosco di Sant’Antonio – Foto Alberto Colazilli

 

Preoccupazione da parte delle associazioni ecologiste abruzzesi in merito alla richiesta di “sprotezione” del Bosco di Sant'Antonio di Pescocostanzo, a scopo pascolo e taglio degli alberi. Si tratta di un’area di protezione integrale ricadente nel Parco Nazionale della Majella, istituita nel 1986 per proteggere una delle faggete più belle e più famose dell'Appennino. Il Bosco, con i suoi 17 ettari, è da sempre un paradiso apprezzato da botanici, escursionisti, viaggiatori e turisti. Il particolare pregio naturalistico dell’area, purtroppo, è stato messo in seria discussione da una sentenza del 12 febbraio 2015, nella quale il Commissario Regionale agli usi civici ha dichiarato nulli i vincoli del Parco considerandoli illegittimi e mettendo in dubbio il Piano del Parco. Anche l’immobilismo del Parco è stato determinante per il conflitto istituzionale: non presentandosi in sede di giudizio, è stato condannato anche alle spese processuali. La sentenza crea conflitti con altri organi giudiziari sovra ordinari: statali ed europei, che invece si sono già espressi positivamente sulle norme di tutela in essere.
Spiegano le associazioni che si è trattato di un attacco contro una coraggiosa politica di conservazione della natura che non piace alle lobby e alle compagnie degli speculatori che vogliono trasformare il bosco in un’area di sfruttamento intensivo con il rischio di urbanizzare e cementificare definitivamente l’area. Si ripropone anche la discutibile pratica della capitozzatura degli alberi, divenuti monumenti naturali; una pratica colturale ormai superata che andrebbe ad uccidere o rovinare per sempre gli esemplari arborei, generando gravi danni all'immagine del bosco. In realtà, le bizzarre forme di alcuni faggi "a candelabro" presenti nel bosco di Sant'Antonio sono il frutto di quasi un secolo di mancate capitozze, altrimenti quegli alberi avrebbero avuto le aberranti forme degli esemplari che comunemente vediamo mutilati nei centri abitati e lungo le strade. Capitozze che hanno minato la vita di quegli esemplari e causato marciumi. L’area in origine era un bosco difeso dal taglio (Bosco Difesa), poi divenuto pascolo e tagliato, non essendovi più boschi sufficienti. Il bosco che oggi vediamo è quindi il risultato delle antiche vestigia originali, quelle del bosco sacro e inviolabile, alle quali si sono sommate successivamente le tracce degli antichi usi e distruzioni che rimarranno per sempre (paesaggio fossile), per poi ri-naturalizzarsi negli ultimi due secoli.
In Italia abbiamo bisogno di boschi con alberi vetusti e con dinamiche naturali; difatti seppure il bosco in molte parti sta ritornando grazie all’abbandono dei terreni agricoli, la struttura dei boschi italiani è ancora misera, per via della gioventù dei boschi o a causa dei tagli troppo frequenti e massicci.

 

Bosco Santantonio2 

Veduta sul Bosco di Sant’Antonio – Foto Alberto Colazilli

 


Secondo le associazioni, il rischio che le motoseghe possano irrompere nel bosco è ormai reale e incombente. Tutto dipende dal buonsenso della nuova amministrazione comunale. Il bosco rappresenta un biotopo di elevato pregio naturalistico, riconosciuto universalmente dalla comunità scientifica e da quella europea, dove le dinamiche naturali hanno arricchito il bosco grandi alberi ad alto fusto e monumentali. Ben diverso dalla boscaglia troppo giovane o troppo tagliata che domina la nostra regione, e tutta l’Italia. Nei 3 grandi censimenti degli alberi monumentali eseguiti nel tempo, dalla Forestale, dalla Regione e dal Parco Nazionale della Majella, si evidenzia la straordinaria ricchezza di questo bosco in grandi alberi. Circa la metà degli 800 alberi monumentali di tutto il parco nazionale, risiedono infatti nel Bosco di S. Antonio. La maestosità di questo Bosco attira ogni anno migliaia di turisti, villeggianti e cercatori di grandi alberi che contribuiscono a divulgare le bellezze della zona. Nell’immaginario collettivo degli abruzzesi il Bosco di Sant’Antonio rappresenta un luogo magico, un bosco sacro, un luogo incantato, del tutto particolare, con il suo aspetto culturale, storico, vetusto e soprattutto selvaggio. Un richiamo che attira visitatori da centinaia di chilometri, anche ben oltre i confini della regione. Per questi motivi, l’area è degna di essere tutelata ai massimi livelli. Una soluzione intermedia è possibile: se da un lato è importante far si che l'area protetta diventi sempre più un luogo aperto alla fruizione rispettosa dei cittadini e all’educazione ambientale; dall'altra è gravissimo dare valore alla capitozzatura, alla eliminazione di alberi o alla distruzione del sottobosco, arrecando un gravissimo danno turistico e naturalistico.
E’ fondamentale, per le associazioni che firmano il presente documento, trovare una congrua soluzione, ed intervenire al più presto per evitare che lo storico biotopo venga ridotto a terra di conquista. La biodiversità del Bosco di Sant'Antonio è una ricchezza inestimabile per tutto il territorio abruzzese e italiano. Il bosco, tra l’altro è anche Sito di Interesse Comunitario e nel 2012 è stato insignito del Premio “Carlo Scarpa” per il Giardino. Danneggiarlo rappresenterebbe un delitto imperdonabile.


Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

Pro Natura Abruzzo

WWF Abruzzo

FAI Abruzzo

LIPU Abruzzo

Italia Nostra Pescara

  

 

 

PinExt
Share

NEWS dal Popolo degli alberi e dei giardini (2)

Written on 03/03/2018, 15:26 by admin
il-conaf-le-frequenti-inonandazioni-e-frane-spesso-avvengono-in-aree-ad-alta-densita-boschiva-dichiarazioni-che-fanno-discutereIl CONAF: "Le frequenti inondazioni e frane spesso avvengono in aree ad alta densità boschiva". Dichiarazioni che fanno discutere.       In merito al dibattito sul T.U. Forestale, le dichiarazioni del CONAF, Consiglio Nazionale degli Agronomi e Forestali, fanno molto discutere: "La mancanza di una gestione attiva delle foreste porta spesso a forme di degrado e di instabilità dei nostri boschi. Infatti, una delle cause del propagarsi degli incendi e dell’impossibilità di...
Written on 02/03/2018, 22:17 by admin
il-testo-unico-forestale-un-attacco-alla-biodiversita-e-al-valore-naturalistico-dei-boschi-italianiIl Testo Unico Forestale. Un attacco alla biodiversità e al valore naturalistico dei boschi italiani     La nuova legge forestale, o Testo Unico Forestale, che il governo si appresta a varare è un'assalto alla biodiversità e al valore naturalistico dei nostri boschi. A dimostrarlo è l'ampio e solidale fronte di studiosi, botanici, naturalisti, paesaggisti, ricercatori, esperti, associazioni ed organizzazioni di protezione ambientale che si sono schierati contro questa...
Written on 12/01/2018, 16:02 by admin
carta-per-la-lotta-agli-incendi-boschivi-nella-regione-abruzzoCARTA  PER  LA  LOTTA  AGLI  INCENDI  BOSCHIVI NELLA  REGIONE  ABRUZZO       Premessa Nel bilancio degli eventi dell’anno 2017 senza ombra di dubbio resterà memorabile la triste questione degli incendi boschivi. Dopo i roghi che, nell’estate scorsa, hanno colpito i boschi della maggior parte delle Regioni Italiane e recato gravissimi danni a molti Parchi Nazionali e Aree Naturali Protette, sono stati svolti due convegni sul tema “Fiamme sull’Appennino”, animati da...
Written on 17/09/2015, 22:59 by admin
la-gestione-dell-edera-e-il-suo-valore-ambientale-e-ornamentaleLa gestione dell'Edera e il suo valore ambientale e ornamentale.     Alberi ricoperti di edera - Foto di Alberto Colazilli   L'edera è una delle specie vegetali più lussureggianti ed affascinanti della nostra flora autoctona. E' una liana che può raggiungere anche dimensioni ragguardevoli. In Italia, sono note edere di ben oltre 1,30 m di circonferenza a petto d’uomo!, E’ una specie caratteristica di siepi e boschi. Nei boschi viene facilitata dal taglio, in qual caso essa...
Written on 17/09/2015, 12:10 by admin
bosco-di-sant-antonio-a-pescocostanzo-a-rischio-di-capitozzatura-preoccupazione-per-le-associazioni-ecologiste Bosco di Sant'Antonio a Pescocostanzo a rischio di capitozzatura. Preoccupazione per le associazioni ecologiste.   Una suggestiva immagine del Bosco di Sant’Antonio – Foto Alberto Colazilli   Preoccupazione da parte delle associazioni ecologiste abruzzesi in merito alla richiesta di “sprotezione” del Bosco di Sant'Antonio di Pescocostanzo, a scopo pascolo e taglio degli alberi. Si tratta di un’area di protezione integrale ricadente nel Parco Nazionale della Majella,...
Written on 16/12/2014, 16:40 by admin
la-sistematica-distruzione-della-pineta-di-marina-di-grossetoLa sistematica distruzione della Pineta di Marina di Grosseto Riceviamo e pubblichiamo dal "Comitato Marina di Grosseto"   Ruspa a lavoro nella pineta. Foto by Comitato Marina di Grosseto.    Dal mese di aprile 2014 su decine di ettari privati e pubblici tra Marina di Grosseto e Principina a Mare, sono stati tagliati varie centinaia se non migliaia di pini marittimi e tutto il sottobosco, con la motivazione della lotta al Matsucoccus e per scopi antincendio. Molti pini...
Written on 09/12/2014, 23:12 by admin
eliminare-il-sottobosco-un-azione-fortemente-errataEliminare il sottobosco: un'azione fortemente errata!      Eliminazione del sottobosco in pineta. Foto di "Comitato Marina di Grosseto"   Il sottobosco ha una funzione fondamentale nella vita e rigenenerazione del bosco stesso. E non tutti ne conosco l'importanza. Forse perchè in pochi hanno trattato questo argomento a dovere. Nel sottobosco va ad accumularsi il legno morto, fondamentale per il mantenere il ciclo del carbonio e alla base della catena alimentare. E il...
Written on 22/08/2013, 15:26 by admin
incendi-incendiari-e-la-nostra-italia-di-kevin-cianfaglioneIncendi, incendiari e la nostra Italia di Kevin Cianfaglione   È recentissima la notizia secondo la quale un incendiario è stato finalmente catturato con prova video mentre appiccava un incendio in provincia di Isernia. Immortalato mentre appicca il rogo dalle telecamere di sorveglianza piazzate dalla Forestale. L'uomo, un 50enne è un ausiliario dei Vigili del fuoco, ed è accusato di aver provocato l'incendio sul monte Stingone, il primo Agosto scorso. Nel video si vede una...
Written on 05/08/2013, 15:08 by admin
Il bosco sacro nella tradizione nordico-germanica   Stefano Giuliano     Com’è noto, le conoscenze relative alla religione degli antichi Germani sono piuttosto frammentarie poiché non esistono attestazioni dirette delle loro tradizioni e delle loro pratiche rituali. Non che costoro non avessero una scrittura, come prova l’esistenza dell’alfabeto runico, ma essa era adoperata solo in ambito magico, preferendo affidarsi alla tradizione orale per trasmettere concezioni e...
Written on 19/06/2011, 22:19 by admin
quale-futuro-per-le-foreste-di-franco-tassi
Written on 16/06/2011, 20:54 by admin
l-albero-leggendario-al-salvataggio-del-pino-loricato-di-franco-tassi                           
Written on 15/03/2011, 09:18 by admin
come-tutelare-gli-alberi-dai-fulmini-di-davide-di-nataleCome tutelare gli alberi dai fulmini         Per  evitare danni a persone o cose e salvaguardare la vita dell’albero stesso e possibile  farlo con l' istallazione di  parafulmini. Il fulmine è unascarica elettrostatica di enorme potenza che avviene nell’atmosfera e si instaura fra due corpi con una grossa differenza di potenziale elettrico. Sulla nostra amata terra si verificano migliaia  di temporali al giorno con una caduta di un centinaio di  fulmini al secondo.      È...

GIARDINI D'ITALIA TRA STORIA, TUTELA, ARCHITETTURA E ARTE DEL GIARDINO

 

Cascatativoli1

 

Alla scoperta dei parchi e giardini d'Italia  attraverso la storia, l'architettura e l'arte dei giardini,  per conoscerne le particolarità, le meraviglie, le problematiche, i progetti di tutela e valorizzazione. 

L'IMPORTANZA DEGLI ALBERI

Ecologia, tutela e valorizzazione

 

Casertaparco1web 

Rubrica dedicata all'importanza naturalistica ed ecologica degli alberi 

PAESAGGI CULTURALI

 

Img 1250traboccoweb

 

Scoprire il valore storico e culturale di alcuni famosi paesaggi italiani che sono stati resi celebri da artisti e da grandi scrittori e viaggiatori

Area riservata utenti

Registrati al sito per accedere all'Area Riservata e alla Biblioteca del Co.N.Al.Pa. Onlus

Norme sul Copyright

Il materiale contenuto in questo sito, incluse fotografie, immagini, illustrazioni e testi, e’ protetto da copyright, trademarks e/o altri diritti di proprieta’ intellettuale (appartengono all'associazione Conalpa). Il sito nel suo complesso e’ protetto da copyright e da altri diritti di proprieta’ intellettuale. Tutti i diritti sono riservati.

I contenuti delle pagine del sito non possono essere replicati, neanche parzialmente, su altri siti web, mailing list, newsletter, riviste cartacee e CD-ROM senza la preventiva autorizzazione dell'associazione Conalpa, indipendentemente dalle finalita’ di lucro. L'autorizzazione va chiesta per iscritto, e si ritiene accettata soltanto con un preciso assenso per iscritto. Il silenzio non da’ luogo ad alcuna autorizzazione.

E' consentita la citazione a titolo di cronaca, studio, critica o recensione, purchè sia accompagnata dal nome dell'associazione Conalpa e dall'indicazione della fonte compreso URL www.conalpa.it

ALBERI E GIARDINI NELL'ARTE

   

Turner Golden Bough1834web

  

La rubrica vuole far scoprire gli alberi e i giardini attraverso la loro rappresentazione nelle opere d'arte, con particolare riferimento alle scuole di pittori e ai grandi artisti che hanno costellato la storia dell'arte e l'evoluzione dei giardini. 

Dona il tuo 5x1000 a Co.N.Al.Pa.

Conalpa Onlus Logo Web

Con la Dichiarazione dei redditi puoi sostenere il Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus. Per farlo, indica nell’apposito spazio della Dichiarazione

il Codice Fiscale della nostra associazione: 

91112670681

La rivista "Fratello Albero"

sfogliabile on-line

 

Fronte1

 

Numero 8 

SPECIALE

PRIMAVERA - ESTATE

2017

 

La rivista ufficiale del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ONLUS.

Storia, arte, natura, cultura sui grandi alberi, sui giardini e sul paesaggio.

PER POTER SCARICARE TUTTI I NUMERI DELLA RIVISTA

REGISTRATI AL SITO DEL CONALPA

Iscriviti newsletter Co.N.Al.Pa.

Inserisci nome utente e indirizzo E-mail per ricevere le NEWSLETTERS dal sito CO.N.AL.PA. Non riceverai alcuna informazione di carattere commerciale ma solo articoli su alberi, paesaggio e ambiente in generale
Privacy e Termini di Utilizzo

Presentazione libro:

"L'importanza degli Alberi e del Bosco"

 

Presentazione Libro Copertine

 

Il libro "L'importanza degli alberi e del bosco" è un'opera monumentale in due volumi tutta dedicata ai grandi alberi, alle foreste, alla bellezza del paesaggio a cui hanno partecipato illustri esperti di fama internazionale. Opera curata da Kevin Cianfaglione e Vincenzo Di Martino, richiesta dall'Università di Camerino, dal CEA "Renzo Videsott" Riserva Statale Montagna di Torricchio e dalle Associazioni Smilax Onlus e Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio.

Sostieni il CONALPA Onlus

BANNER SITO ISCRIZIONI E DONAZIONI

Iscriviti a CONALPA
Pixel
Pixel

Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio ONLUS

Popolo degli Alberi e dei Giardini

Sede legale: Via Pretara 24, 65014 Loreto Aprutino (PE)

E-mail: alberiepaesaggio@gmail.com. Mobile: 3291521643

Copyright © 2015. All Rights Reserved. Designed by Co.N.Al.Pa. Onlus


DONA IL TUO 5 X 1000 A FAVORE DEGLI ALBERI E DEI GIARDINI: C.F. 91112670681

PER DONAZIONI A FAVORE DEGLI ALBERI E DEI GIARDINI:

IBAN: IT 59 V 06245 77320 CC0310050637