Parchi e giardini storici. Tutela e valorizzazione

 I giardini storici monumenti dell’arte e della natura

 

      Giardino della Reggia di Caserta – Foto Colazilli

 

INTRODUZIONE

Il giardino è sempre stato considerato come la rappresentazione ideale del “Paradiso perduto”, il luogo dell’eterna contemplazione della bellezza, dove si manifestano l’arte, la musica, la poesia, l’amore e la pace in grado di dare benessere allo spirito, il locus amoenus che si contrappone alla corruzione del mondo e alla fugacità della vita.
L’uomo peccatore, cacciato dal Paradiso Terrestre, ha dovuto rinunciare alla visione del giardino delle delizie e alla sua condizione privilegiata. Dante Alighieri, nel Canto XXVIII del Purgatorio riprende il tema del Paradiso perduto parlando di “Sommo Ben” che fece l’uomo “buono e a bene”, luogo di pace eterna e di delizia. Il passo di Dante recita che “Per sua difalta qui dimorò poco; / per sua difalta in pianto e in affanno / cambiò onesto riso e dolce gioco”. Lo stesso John Milton nel XVII secolo, autore del Paradiso Perduto, descrive i colori del Paradiso, le sue delizie e gli odori e parla di “ampie ricchezze di natura accolte a far pago dell’uomo ogni desio”. Descrive “Arbori carichi dè più dolci frutti” e “Sul ramo stesso ivi matura e spunta / insieme il frutto e ‘l fior, ambi d’un vivo / aureo colore, a cui del par lucenti”. Il Paradiso Terrestre ha una suolo meraviglioso in cui cresce ogni cosa, permeato da un’eterna prima vera.
In tutta la tradizione dei giardini, dall’antichità fino ad oggi, vivere il giardino rifugiandosi in esso ha sempre significa- to per l’uomo rinascere nella bellezza eterna che ha perduto nel giorno del Peccato Originale. Una visione che è rimasta impressa nell’anima e che si è tramutata in un irrefrenabile desiderio di raggiungere l’Eterno e ricreare con la propria conoscenza il luogo incantato. La nostalgia del paradiso perduto divenne elogio di arte, filosofia e letteratura per la realizzazione di fantastici capolavori dell’architettura e della natura che si sono tramandati fino ai nostri giorni per generazioni.

Il termine “paradiso” deriva dal persiano pairidaeza (pairi = tutt’intorno e daeza = baluardo), ovvero un luogo raccolto e recintato da muri o siepi da porre in netta antitesi al disordine del mondo esterno. Il giardino/paradiso è simbolo di una condizione esistenziale dove tutto è facile e possibile, dove ci sono acque, alberi da frutta e fiori dai profumi inebrianti che sono sistemati con una regolarità dell’impianto. Nell’antica Grecia esso era Paradeisos ovvero bosco ombroso e incantatore che è dimora degli dei, o giardino della fecondità dove ci sono alberi da frutto, siepi e fonti. In età romana diven- ne l’ Hortus di cui parla Vitruvio nel suo De Architectura nel 1 sec. a.C. : “nella casa dei signori ci sarà un atrio spazioso ed un vasto peristilio, un parco e un luogo per passeggiare adeguati al prestigio e alla nobiltà della famiglia” (IV, 7,10).
In età medievale si concretizzava in Hortus conclusus o giardino claustrale che prevedeva al centro un’aiuola qua- drata, simbolo dei quattro fiumi del para- diso, delle quattro virtù cardinali e dei quattro evangelisti.
L’Hortus conclusus segnava il confine tra il mondo esterno, corrotto e complesso, e l’operosità del monastero. Ogni epoca ha avuto il suo giardino, da quello prettamente geometrico e formale del Rinascimento, a quello artificioso e teatrale del Barocco per poi giungere ai monumentali giardini principeschi delle regge reali tra Seicento e Settecento, fino al giardino paesaggistico inglese tra Set tecento e Ottocento e al giardino borghese di Belle Epoque del Novecento.

 

Il giardino nell’arte e nella letteratura

Nella storia dell’arte e nella letteratura il giardino è stato protagonista di innumerevoli opere d’arte e opere letterarie già a partire dall’antichità. Poeti latini come Virgilio e Claudiano immaginavano splendidi giardini riferendosi al suggestivo e incorrotto paesaggio dei Campi Elisi, dimora dei beati. L’iconografia del Locus amoenus sarà alla base della filosofia dell’arte dei giardini: siamo in un luogo meraviglioso che vive dell’eterna primavera, ricco di sorgenti e di ruscelli, di boschi luminosi e di prati fioriti e popolato da uccelli e animali. Il mitico Giardino delle Esperidi è descritto come luogo incantato protetto dal drago Ladone e dalle tre esperidi Egle, Espere e Aretusa, figlie del titano Atlante.

La pittura dei giardini in età romana ebbe una delle sue massime rappresentazioni nelle pareti del viridarium di Villa di Livia a Prima Porta, staccate e conserva- te presso il Museo Nazionale Romano, che mostrano rappresentazioni dettaglia- tissime di flora e fauna dai colori intensi, un paesaggio che è evocazione dei giar- dini reali dell’epoca romana allestiti nelle ville.
In età medievale numerose furono le raffigurazioni di Hortus conclusus nei codici miniati, spesso correlate con rap- presentazioni del lavoro in giardino, inserendo personaggi impegnati a curare i fiori, a vangare la terra, a creare aiuole, a piantare arbusti e ortaggi o a costruire pergolati. Grazie a queste preziose opere d’arte oggi possiamo comprendere e studiare come veniva impostato progettato e realizzato il giardino in età medievale. Di notevole interesse sono le rappresentazioni dei supporti in legno utilizzati come tutori per i rampicanti e costru- iti con bastone centrale e due o tre ruote in salice intrecciato e che erano un orna- mento degli hortus di epoca medievale. Di grande valore anche le descrizioni della potatura della vite e dei pergolati fioriti. Nel XIII secolo Guillaume de Lorris, nel suo Roman de la Rose (1237), descrive un giardino meraviglioso che è rappresentato come un locus amoenus racchiuso all’interno di mura; un giardino fiorito che ospitava uccelli “senza limite o ristrettezza” e “mai altrove tale ricchezza / d’alberi fu e uccelli canori.” Nel giardino c’erano usignoli, gazze, scriccioli, tortorelle, rondini, cardellini, cince, allodole, merli, pappagalli. “Facevan proprio un bel lavoro / gli uccelli che vi dico in coro / e cantavano un canto uguale / d’angeli a un coro spirituale”. Questa iconografia del giardino ebbe un enorme successo nelle miniature dell’epoca tardo medievale, soprattutto in ambiente francese e fiammingo, che raffiguravano giardini raccolti tra le mura e popolati di fiori, alberi, uccelli e personaggi immersi nella natura. Un’altra iconografia che comparve in queste miniature era la Fonte dell’Eterna Giovinezza, che veniva posta al centro di questi giardini come simbolo del Giardino dell’Eden, della purificazione e della vita eterna.
Giovanni Boccaccio nell’introduzione alla Terza Giornata del Decameron, descrive il giardino dove sta entrando il gruppo dei giovani protagonisti. Esso è caratterizzato dall’acqua e dalla pietra, dagli alberi da frutto che producono “odorifera e dilettevole ombra”, il prato “di minutissima erba e verde tanto quasi nera parea, dipinto tutto forse di mille varietà di fiori, chiuso dintorno di verdissimi e vivi aranci e di cedri.” Gli spazi sono geometricamente ondulati e c’è una fonte che porta l’acqua per dei canaletti e muovendosi per ogni parte del giardino. Boccaccio vedeva il giardino come luogo per sfuggire al male e alla confusione dell’epoca; fuori le mura infuria la peste e l’ossessionedella malattia e della morte volevano essere combattute con la con- templazione e l’immersione in un giardi- no che era concepito come il Paradiso Terrestre.
Nel Trattato dell’agricoltura di Pietro de’ Crescenzi e precisamente nel Libro Ottavo intitolato “Dè Giardini, e delle cose dilettevoli d’arbori, e d’erbe, e frutto loro artificiosamente da fare”, si legge che i giardini per le “persone mezzane” devono essere cinti di siepi sempreverdi e accogliere alberi da frutto e fiori, senza dimenticare pergole ombrose. Mentre per i giardini “dei re e degli altri ricchi signori”, si devono costruire una fonta- na, una selva di alberi, alte mura di cinta, una peschiera, una voliera, un padiglione vegetale dove trascorrere le giornate calde con l’inserimento di alberi esotici. Quest’opera ebbe un’enorme successo e fu illustrata da raffinate miniature che rappresentavano i vari lavori da svolgere nei giardini.
Con il Gotico Internazionale la rappre- sentazione dell’Hortus conclusus come giardino del Paradiso divenne sempre più raffinata con muri di cinta, siepi, pergolati fioriti con rose rampicanti, gli iris, i gigli, gli alberi da frutto e i prati fioriti. Nella prima metà del Quattrocento, in ambiente fiammingo, il grande pittore Jan Van Eyck fu uno dei primi a
realizzare bellissimi giardini fioriti nelle sue opere tra cui il Polittico di Gand e la Madonna con Bambino del Cancelliere Rollin.
Nel De re aedificatoria (1452), Leon Battista Alberti scrive in merito alla progettazione del  giardino che: “l’architetto deve prendere le sue direttrici principali con rigorosa proporzione e regolarità qualora la piacevole armonia dell’insieme sia subordinata all’attrazione delle singole parti… i sentieri saranno determinati dalla posizione delle piante, che saranno di fogliame sempreverde… si faranno inoltre, cerchi, semicerchi ed altre figure geometriche in uso nelle aree degli edifici, limitate da seri di allori, cedri, ginepri dai rami pregiati e reciprocamente intrecciati. … i filari di alberi dovranno essere disposti in linea, ad egual distanza fra loro e con gli angoli reciprocamente a quinconce”. In questa filosofia della geometria anche gli alberi vennero trasformati in opere d’arte, come viene illustrato in molte opere pittoriche del XV secolo in cui vengono ritratti i cosiddetti “alberi sagomati” dalle forme eleganti con più anelli concentrici che si rimpiccioliscono verso l’alto e che diventano elementi caratterizzanti il paesaggio italico dell’epoca. Si trattava di complesse realizzazioni dell’ars topiaria utilizzando specie autoctone come allori, tassi, cipressi e lecci. Fu una moda artistica che ebbe grande successo e che iniziò probabilmente già intorno agli anni 50 del Quattrocento quando Lorenzo Ghiberti li ritrae nella formella della Storia di Abramo nella Porta del Paradiso del Battistero di Firenze. La realizzazione pittorica di questi alberi sagomati potrebbe delinearsi tra la prima metà del 1400 e i primi del 1500. Sembra fu proprio Benozzo Gozzoli, con la sua incredibile opera del “Viaggio dei Magi” del 1459-60 nella Cappella Medici-Riccardi di Firenze, ad inaugurare ufficialmente la moda degli alberelli sagomati. Successivamente altri artisti come Paolo Uccello, Leonardo, Pinturicchio, Jacopo del Sellaio e lo stesso Perugino vennero affascinati da questa moda. Probabilmente i giardinieri dell’epoca seguirono le regole descritte nei trattati di
giardinaggio e architettura che insegnavano come potare artistica- mente gli alberi facendo riferimento al De Architectura di Vitruvio e poi, a parti- re dal 1450 al De re aedificatoria del Leon Battista Alberti. Realizzare i com- plicati alberelli sagomati era un lavoro decisamente faticoso che doveva impe- gnare squadre di giardinieri potatori esperti in grado di gestire anche annosi esemplari con forme particolari e complicate.
Il mito del Giardino di Venere rinacque a Firenze nella seconda metà del Quattro- cento attraverso Le stanze per la Giostra di Poliziano. Nella splendida descrizione del mitico giardino c’è tutto un repertorio botanico con la presenza di giacinti, narcisi, crochi, acanti, il boschetto, il ruscel-lo, l’abete, il leccio, il lauro, il cipresso, il pioppo, il platano, il cerro, il faggio, il corniolo, il salice, l’olmo, il frassino, il pino, il maggiociondolo, l’acero,  la palma, l’edera, la vite, il bosso, il mirto che abbellisce i capelli della dea Venere. E’ il giardino dell’amore che viene esaltato da Cupido che colpisce con le sue frecce tutti gli esseri viventi. Un giardino che dalla letteratura finisce nella pittura e prende forma nella celebre “Primavera” del Sandro Botticelli (1482). Qui lecci, cipressi, bossi, allori e aranci diventano le piante sempreverdi per eccellenza che devono abbellire il giardino rinascimentale.

 

Parco dei Mostri a Bomarzo – Foto Colazilli

 

Alla fine del Quattrocento l’Hypnerotomachia Poliphili, opera di notevole successo di Francesco Colonna e pubblicata da Aldo Manuzio a Venezia nel 1499, lanciò il mito dei misteriosi giardini dell’isola di Citera, di forma circolare, giardino delle delizie, con alberi da frutto, boschetti, siepi sempreverdi, animali e pergolati con piante rampicanti. In questo giardino meraviglioso ci sono colonne, porticati e pavimentazioni marmoree. E’ un luogo inaccessibile e miste- rioso e l’unico modo per arrivarci è superare un labirinto. Tra le piante che ornano i favolosi giardini di Citera ci sono il cipresso, il pino, il bosso, la quercia, il tasso, l’olmo, il carpino, il nespolo, il sorbo, il castagno, il melograno, il frassino, il bagolaro, l’abete, il larice, il noce e l’arancio. Molte le erbe profumate come basilico, timo, cedronella, la lavanda, l’issopo, la maggiorana, la ruta e la vale- riana. Tra i fiori usati per abbellire le aiuole ci sono la viola, l’achillea, il malvone, l’aquilegia, la caltha palustre, la celosia, il mughetto, il ciclamino, il gla- diolo, l’enula, il caprifoglio, il nontiscordardime, la primula, la santolina e il teu- crium. Quest’opera è stata ampiamente illustrata, ha avuto numerose ristampe ed ebbe un ruolo preminente nella nascita dei giardini rinascimentali.
Nella pittura rinascimentale europea diversi furono gli artisti che rappresentarono giardini. Lucas Cranach il Vecchio ritrae il giardino dell’Età dell’Oro, luogo di tranquillità, bellezza e vita eterna, nascosto da mura e abbellito con fiori e alberi da frutto. Un elemento iconografico fondamentale di questo giardino è la sorgente o la Fontana dell’Eterna Giovinezza. Pieter Brueghel il Giovane nella “Primavera” rappresenta giardinieri a lavoro nella costruzione di un elaborato giardino formale. Nell’opera si vedono giardinieri che vangano, che sistemano il terreno con pale e rastrelli, che riordina- no le aiuole appena costruite e che piantano fiori e arbusti. E’ un pezzo di vita quotidiana dell’epoca e che rappresenta il duro lavoro nella realizzazione di un giardino. Spettacolare e selvaggia è la rappresentazione del Giardino dell’Eden di Jan Brueghel il Vecchio dove una natura lussureggiante e incantata con alberi e arbusti, fioriture, il fiume sullo sfondo e gli animali avvolge la scena del Peccato Originale con Adamo ed Eva. Sempre nel XVII secolo il grande pittore Peter Paul Rubens realizzava opere dove il giardino è la raffinata corte delle fami- glie aristocratiche olandesi dell’epoca, impreziosito da fioriture e alberi ornamentali.

 

Giardino di Villa Lante a Bagnaia – Foto Colazilli

 

Giardino di Villa Lante a Bagnaia – Foto Colazilli

 

Giardino di Villa d’Este a Tivoli – Foto Colazilli

 

Giardino di Villa d’Este a Tivoli – Foto Colazilli

Agli inizi del Settecento Joseph Dezail- ler D’Argenteville, gettava le basi della rivoluzione dei giardini nel Settecento con La Theorie et la pratique du jardina- ge (1709). Scrive D’Argentiville che l’arte deve cedere alla natura; la vista dev’essere sgombra da impedimenti; il giardino non deve essere troppo scoperto e deve apparire più grande di quanto sia effettivamente. L’elemento vegetale deve essere dominante. La progettazione deve prevedere un viale centrale del giardino che deve essere attraversato ortogonalmente da almeno un altro asse che determina la distribuzione delle parti. Progettazione eseguita con logica e razionalità, terreno piano o in lieve pendio. Inseri- mento di elementi architettonici per creare un giardino ricco di sorprese, creando continui colpi d’occhio ed evitando la monotonia. Nell’arte pittorica del Settecento il grande Jean Honorè Fragon- nard, uno dei massimi pittori di giardini della storia dell’arte, realizza vedute su giardini bellissimi e selvaggi in cui i protagonisti, giovani aristocratici dell’epoca, vivono nella più totale felicità e spensieratezza. Un tema ricorrente nelle opere di Fragonnard è quello dell’altalena in giardino con una giovane fanciulla che si muove all’ombra di grandi alberi. I giardini presentano reperti archeologici, anfore e fontane ed avvolgono i protagonisti come un nascondiglio perfetto per la passione e la seduzione. Già nel Seicento, il grande paesaggista Claude Lorrain, attraverso le sue straordinarie opere pittoriche aveva lanciato la moda del paesaggio arcadico e ideale della “Età dell’oro”. Splendide vedute piacevoli con una natura in totale armonia con la vita degli uomini nascon- dono edifici classici, rovine, alberi seco- lari, boschetti, ritornando
sempre l’elemento dominante della sorgente e del fiume. Proprio questo “paesaggio – giardino” sarà l’ispiratore di una nuova concezione del giardinaggio che si discosterà totalmente dai canoni geometrici per ritornare alla natura e alle forme libere. La natura è utilizzata al massimo per costruire un parco. William Kent fu il creatore di questo giardino paesaggistico, dopo aver studiato e ammirato le opere di Lorrain, parlando di un giardino che viene realizzato come un quadro, utilizzando essenze arboree per ottenere effetti di luce e ombra e lavorando sempre con la prospettiva. Gruppi di alberi, cinture sinuose di alberi che seguono i contorni del paesaggio, praterie, fiumi, laghetti, ruscelli e sorgenti immerse nel verde. Tutti i segni di artificio dovevano scomparire usando colline ed alberi. Nel 1757 Edmund Burke, nel suo A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful, riferendosi ai giardini formali parla dell’ansia di libertà che spinge la natura a infrangere le regole e a spezzare le catene imposte dall’architettura rigorosa e geometrica. E le teorie di Burke sono fondamentali per il nuovo giardino paesaggistico inglese dove il paesaggio è dolcemente mosso, levigato, caratterizzato da colori chiari e piacevoli che devono rasserenare. William Gilpin e Uvedale Price con Essay on the Picturesque (1794), resero popolare il termine “pittoresco” sostenendo la bellezza del “picturesque garden” come unico modo per non offendere la libertà della natura. Nel 1801 Ercole Silva nel trattato Dell’arte dei giardini inglesi scrive: “la destinazione generale dell’arte de’ giar- dini, sarà dunque quella di destare piacevoli sensazioni (…) e l’arte consterà nello scuotere l’altrui immaginazione, e sensibilità con un’armoniosa catena di emozioni diverse.” Questo giardino pae- saggistico all’inglese divenne protagoni- sta di molte opere di John Constable, il più grande pittore paesaggista inglese dell’epoca e promotore del “pittoresco” in pittura.

 

Giardino Inglese della Reggia di Caserta – Foto Colazilli

 

La grande cascata nel parco della Reggia di Caserta – Foto Colazilli

 

Nell’Ottocento, con l’avvento della Rivoluzione Industriale e con la scoperta e la coltivazione di nuove specie esoti- che, si sviluppò una nuova estetica del giardino che deve essere “pittoresco” con una ricerca di contrasti ed effetti par- ticolari. I manufatti architettonici diventarono le rovine, le cineserie, elementi neogotici o neoclassici, elementi di gusto esotico come pagode, tombe gotiche, colonne, grandi anfore, templi e poi l’uso delle serre per la coltivazione di piante particolari. Si accresce il collezionismo di specie rare ed esotiche per passione e per motivi di ricerca.
Grandi artisti tra Ottocento e Novecento che ritrassero splendidi giardini sono Pissarro, Renoir, Monet, Cezanne, Van Gogh, Puvis de Chavannes, Bocklin, Redon e Klimt. Affascinante il rapporto tra Claude Monet e l’arte del giardino; egli, dopo aver realizzato il favoloso giardino di Giverny lo trasformò in luogo di ispirazione per molte delle sue più importanti opere pittoriche A cavallo tra Ottocento e primi del Novecento, il “Giardino Liberty” o di Belle Epoque si sviluppò seguendo la moda delle ville extra-urbane che nacquero in località di villeggiatura e che diventarono simboli raffinati della nuova borghesia dell’epoca. Si tratta di giardini dove venivano coltivate specie esotiche provenienti da altri continenti, trasformandosi in luoghi di svago e di divertimento.

 

Giardino inglese della Reggia di Caserta – Foto Colazilli

 

Legislazione dei giardini storici

I giardini storici che si distinguono per la loro non comune bellezza sono tutelati dal Codice dei Beni Culturali e del Pae- saggio nell’Art 136 al punto b. A livello internazionale i giardini storici sono tute- lati dall’ICOMOS-IFLA, il Comitato Internazionale dei Giardini Storici che si è riunito a Firenze nel 1981 e che ha redatto la Carta per la salvaguardia dei Giardini Storici o Carta di Firenze.
La Carta è un documento molto impor- tante nato dalla necessità di tutelare un patrimonio storico-artistico e naturalisti- co di grande rilievo sviluppatosi grazie all’ingegno e alla creatività umana.
Nell’art.1 si legge che: “un giardino storico è una composizione architettonica e vegetale che dal punto di vista stori- co o artistico presenta un interesse pubblico”. Come tale è considerato come un monumento. Nell’art 2. “Il giardino storico è una composizione di architettura il cui materiale è principalmente vegetale, dunque vivente e come tale deteriorabile e rinnovabile. Il suo aspetto risulta così da un perpetuo equilibrio, nell’andamento ciclico delle stagioni, fra lo sviluppo e il deperimento della natura e la volontà d’arte e d’artificio che tende a conservarne perennemente lo stato.” L’art. 5 recita che il giardino storico è “espressione dello stretto rapporto tra civiltà e natura, luogo di piacere, adatto alla meditazione e al sogno, il giardino acquista così il senso cosmico di un’immagine idealizzata del mondo, un “paradiso” nel senso etimo- logico del termine, ma che è testimonianza di una cultura, di uno stile, di un’epoca, eventualmente dell’originalità di un creatore”.
Proprio la complessità del giardino stori- co impone una particolare e raffinata opera di conservazione, manutenzione e restauro di cui si parla nell’art. 9: “La salvaguardia dei giardini storici esige che essi siano identificati ed inventariati. Essa impone interventi differenziati quali la manutenzione, la conservazione, il restauro. Si può eventualmente raccomandare il ripristino. L’autenticità di un giardino storico concerne sia il disegno e il volume delle sue parti che la sua decorazione o la scelta di elementi vege- tali o minerali che lo costituiscono.”
In merito alla conservazione di un giardi- no storico l’art. 14 recita: “Il giardino storico dovrà essere conservato in un intorno ambientale appropriato. Ogni modificazione dell’ambiente fisico che possa essere dannosa per l’equilibrio ecolo-gico deve essere proscritta. Queste misure riguardano l’insieme delle infra- strutture sia interne che esterne
(canalizzazioni, sistemi di irrigazione, strade, parcheggi, sistemi di custodia, di coltivazione, etc.).”
L’art. 24 invece riferisce che: “Il giardi- no storico è uno degli elementi del patrimonio la cui sopravvivenza, a causa della sua natura, richiede cure continue da parte delle persone qualificate. E’ bene dunque che studi appropriati assi- curino la formazione di queste persone, sia che si tratti di storici, di architetti, di architetti del paesaggio, di giardinieri, di botanici. Si dovrà altresi vigilare perché sia assicurata la produzione regolare di quelle piante che dovranno essere contenute nella composizione dei giardini storici.”

 

Giardino Romantico di Ninfa – Foto Colazilli

 

Conservazione e restauro di un giardino storico

Un giardino storico va conservato e restaurato da uno staff di esperti altamente qualificati in cui collaborano insieme lo storico dell’arte, l’architetto paesaggista, l’agronomo, il botanico, il giardiniere. Proprio per la complessità e la preziosità artistica e naturalistica di questi  beni culturali è necessario intervenire con la massima professionalità e competenza con interventi straordinari di restauro e interventi ordinari manutenzione che devono rispettare scrupolosamente l’assetto originario del giardino.
Come recita l’ Art. 15 della Carta dei Giardini Storici : “Ogni restauro e a maggior ragione ogni ripristino di un giardino storico dovrà essere intrapreso solo dopo uno studio approfondito che vada dallo scavo alla raccolta di tutta la documentazione concernente il giardino e i giardini analoghi, in grado di assicurare il carattere scientifico dell’intervento. Prima di ogni intervento esecutivo lo studio dovrà concludersi con un progetto che sarà sottoposto ad un esame e ad una valutazione collegiale.”
La prima fase nel restauro e ripristino di un giardino storico è la sua conoscenza tramite il rilievo, l’analisi storiografica e il censimento botanico. Le azioni da fare sono l’accurata indagine sulla storia dell’opera, esaminando il progetto originario con raccolta fonti documentarie ed iconografiche, l’analisi delle condizioni ambientali e del contesto urbanistico e paesaggistico, il rilievo e la schedatura delle piante esistenti, l’indagine sulle specie vegetali compatibili o che hanno popolato anticamente il giardino, lo studio delle criticità e delle patologie delle piante, l’analisi del progetto originario e studio delle trasformazioni avve- nute nel corso dei secoli, la schedatura delle parti materiali mancanti o alterate. La  seconda fase è quella dell’elaborazione degli interventi per il restauro, il ripristino e l’eventuale ricostruzione del giardino. Il restauro è quella operazione che intende riportare il giardino storico ad una leggibilità del suo disegno originario ed intende conservare l’esistente. Il ripristino intende invece riportare una parte del giardino o tutto il giardino a una configurazione corrispondente a un determinato periodo storico e prevede l’eliminazione di tutte quelle parti costruite in precedenza e che ne hanno modificato l’originaria forma. Quella del ripristino è una pratica complessa che viene utilizzata esclusivamente in casi in cui il disegno stilistico del giardino sia stato completamente compromesso. La ricostruzione invece è la fase degli inter- venti che desiderano ricostruire un giardino scomparso ma che comunque non ha nulla a che vedere con un giardino storico
diventando una semplice sua rievocazione. Come recita l’ art. 16 della Carta dei Giardini: “L’intervento di restauro deve rispettare l’evoluzione del giardino in questione. Come principio non si potrà privilegiare un’epoca a spese di un’altra a meno che il degrado o il deperimento di alcune parti possano eccezionalmente essere l’occasione per un ripristino fondato su vestigia o su documenti irrecusabili. Potranno essere più in particolare oggetto di un eventuale ripristino le parti del giardino più vicine ad un edificio, al fine di farne risaltarne la coerenza.” In merito alla ricostruzione ex-novo di un giardino storico si pronuncia l ‘art. 17: “Quando un giardino è totalmente scomparso o si possiedono solo degli elementi congetturali sui suoi stati successivi, non si potrà allora intraprendere un ripristino valido dell’idea del giardino storico. L’opera che si ispirerà in questo caso a forme tradizionali, sul sito di un giardino antico, o dove un giardino non era probabilmente mai esistito, avrà allora caratteri dell’evoluzione o della creazione o escludendo totalmente la qualifica di giardino storico.”
La terza fase della riqualificazione di un giardino storico è il progetto esecutivo con tutti gli interventi da eseguire, l’elaborazione di tavole dettagliate e la stesura di un computo metrico che definisca i costi degli interventi previsti.
La quarta fase è il piano di gestione che comprende la manutenzione e l’uso futuro del giardino. Il complesso e diffi- cile problema della manutenzione del giardino storico dovrebbe prevedere l’utilizzazione di personale altamente qualificato e certificato nella cura e gestione degli spazi verdi. In un giardino storico le cure degli alberi storici, delle siepi e delle architetture vegetali, non possono essere improvvisate, altrimenti i danni al patrimonio possono essere molto gravi fino alla perdita di valore del giardino stesso. E’ fondamentale puntare sull’eccellenza e sulla qualità coinvolgendo arboricoltori certificati e maestri giardinieri esperti in arte del giardinag- gio che siano supervisionati da un direttore dei lavori specializzato in restauro e gestione dei giardini. La nuova Legge 154 del 2016 e precisamente nell’art 12 “Esercizio dell’attività di manutenzione del verde” punto b si legge che l’attività di costruzione, sistemazione e manutenzione del verde pubblico o privato affidata a terzi può essere esercitata “da impre- se agricole, artigiane, industriali o in forma cooperativa, iscritte al registro delle imprese, che abbiano conseguito un attestato di idoneità che accerti il possesso di adeguate competenze.” Questa nuova normativa sulla manutenzione del verde ha creato un grande dibattito tutt’ora in corso e che dimostra quanto sia difficile poter regolamentare il settore. Tutto è demandato alle Regioni che devono regolamentare gli albi dei giardinieri professionisti. Purtroppo, sono ancora troppi i giardinieri improvvisati e le aziende di giardinaggio non adeguate che non sono in grado di comprendere gli aspetti naturalistici e storici di un giardino storico e che rischiano di continuare a fare danni su patrimoni di alto valore paesaggistico e culturale.

 

Giardino Romantico di Ninfa – Foto Colazilli

 

Valorizzazione e promozione dei giardini storici

Indispensabili sono la promozione di un giardino storico e la sua corretta utilizzazione e fruizione nel completo rispetto dei suoi aspetti naturalistici e artistici. Il giardino storico è un ambiente fragile che può risentire negativamente di un fortissimo impatto antropico che non sia sottoposto a un regolamento. L’art. 19 della Carta dei Giardini recita: “Per natura e per vocazione, il giardino stori- co è un luogo tranquillo che favorisce il contatto, il silenzio e l’ascolto della natura. Questo approccio quotidiano deve essere in opposizione con l’uso eccezionale del giardino storico come luogo di feste. Conviene allora definire le condizioni di visita dei giardini storici cosicché la festa, accolta eccezionalmente, possa esaltare lo spettacolo del giardino e non snaturarlo o degradarlo.” L’art. 20 recita: “Se, nella vita quotidiana, i giardini possano tollerare lo svolgersi di giochi tranquilli, conviene comunque creare, parallelamente ai giardini storici, alcuni terreni appropriati ai giochi vivaci e violenti e agli sport, così da rispondere ad una domanda sociale senza nuocere alla conservazione dei giardini e dei siti storici.”
La promozione di un giardino storico avviene attraverso mirate operazioni di marketing culturale utilizzando le moderne tecnologie informatiche, il web, i social e la tv.
Operazioni mediatiche che devono esaltarne le meraviglie artistiche e naturalistiche, la storia, i personaggi illustri che lo hanno visitato e vissuto, gli avvenimenti storici che lo hanno visto protagonista.
Il giardino può diventare luogo di ricerca scientifica, di conferenze e giornate di studio dedicate alla botanica e alla cultura, promotore di turismo e di conoscenza e al tempo stesso location illustre per film o per spettacoli teatrali e concerti di musica classica.

Alberto Colazilli. Esperto di paesaggio e curatore di parchi e giardini.

 

Bibliografia.

ALIGHERI D., 1987. Purgatorio, a cura di Natalino Sapegno, Editore la Nuova Italia.

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