Il CONAF: “Le frequenti inondazioni e frane spesso avvengono in aree ad alta densità boschiva”

Il CONAF: “Le frequenti inondazioni e frane spesso avvengono in aree ad alta densità boschiva”.

Dichiarazioni che fanno discutere.

In merito al dibattito sul T.U. Forestale, le dichiarazioni del CONAF, Consiglio Nazionale degli Agronomi e Forestali, fanno molto discutere: “La mancanza di una gestione attiva delle foreste porta spesso a forme di degrado e di instabilità dei nostri boschi. Infatti, una delle cause del propagarsi degli incendi e dell’impossibilità di controllarli è proprio lo stato di abbandono in cui versano. Così come le frequenti inondazioni e frane spesso avvengono in aree ad alta densità boschiva. Il bosco perché possa svolgere al meglio le sue molteplici funzioni deve rientrare in un territorio correttamente gestito.

L’articolo è comparso su http://www.italiaambiente.it/2018/02/23/codice-forestale-soddisfatti-dottori-agronomi-forestali/

Già il prof. Bartolomeo Schirone, ordinario di Selvicoltura all’Università della Tuscia, ha criticato quanto dichiarato dal CONAF parlando di una “sensazionale scoperta scientifica“. https://lazionauta.it/2018/02/eccezionale-scoperta-scientifica/. A lui si sono affiancati tantissimi altri docenti ed esperti del settore. In effetti, quanto scritto mette in discussione tutto il lavoro svolto da milioni di studiosi, ricercatori ed esperti anche di fama internazionale in tutto il mondo, che si sono avvicendati per decenni e che hanno sempre visto nel bosco un baluardo per combattere il dissesto idrogeologico di un territorio. 

Ma lasciando le polemiche da parte che non ci interessano, come associazione vorremmo portare l’attenzione sul problema del degrado e dell’impoverimento dei nostri boschi, minacciati di antropizzazione selvaggia, impoveriti di sottobosco e di soprassuolo. Non il “bosco abbandonato” di cui erroneamente si parla ma il “bosco disturbato e degradato”.

Ci è stato insegnato dai maestri della conservazione della natura che un bosco privo di sottobosco, degradato, sottoposto a costante antropizzazione con apertura di strade e costruzione di infrastrutture, è più vulnerabile a eventi violenti come incendi o precipitazioni atmosferiche. E sono tanti i boschi degradati in cui il taglio e la pulizia del verde, e non solo del secco, provoca un indebolimento della conformazione stessa del bosco in quanto struttura autonoma, autosufficiente e capace di resistere alle peggiori calamità.

Il bosco nella sua forma corretta, in ottima salute, con una perfetta gerarchia di piante erbacee, arbustive e grandi alberi è in grado di frenare l’intensità delle piogge torrenziali e la struttura complessa degli apparati radicali dei grandi alberi è come una maglia impenetrabile e protettiva dei versanti. Inoltre lungo i fiumi i boschi fluviali hanno un immenso valore come fascia tampone contro le erosioni e contro l’inquinamento delle acque.

Forse bisognerebbe parlare di restauro forestale e di miglioramento della struttura delle foreste attraverso il recupero della biodiversità eseguendo solo interventi veramente minimi di miglioramento di un ecosistema fragile e complesso. Le frane e le distruzioni avvengono in aree già sottoposte a violenza. Il bosco ben strutturato e in ottima salute non crea problemi al territorio ma anzi lo valorizza. E anche sulla questione incendi, un bosco in ottima salute è in grado di creare microclimi e umdità al suo interno che possono impedire il propagarsi degli incendi.

Lo ribadiamo ancora una volta, non bisogna assolutamente attaccare la filiera del legno sostenibile che rispetta le montagne. Bisogna attaccare le speculazioni. Il legno è un materiale ottimo e se vogliamo essere chiari meglio il legno che montagne di plastica lungo i fiumi e nei mari. Quello che ci interessa è recuperare i nostri boschi violentati dall’uomo, dalle motoseghe selvagge, dall’apertura di strade o meglio di autostrade.Boschi talmente impoveriti di biodiversità che sono minacciati dall’invasione di specie aliene e non autoctone e che quindi rischiano di diventare poco longevi e poco resistenti. Il problema forse risiede nella perdita della nostra idenità culturale come paesaggio culturale e naturalistico al tempo stesso.

Vedere un bosco di querce violentato dall’uomo che si trasforma pian piano in un roveto o un ailanteto è un colpo durissimo alla storia del territorio, giusto per fare un esempio. I boschi disturbati e degradati sono i primi a morire e venire giù con frane e alluvioni;sono boschi poveri anche dal punto di vista della biodiversità animale e vegetale. La soluzione migliore, a nostro avviso, non è quella di attaccare il bosco perchè troppo fitto, ma anzi è la ricostruzione dell’identità ambientale dei nostri boschi italiani eliminando specie infestanti che non c’entrano nulla con il nostro paesaggio e che sono “naturalizzate”.

Sicuramente un’operazione selettiva e molto costosa, difficile da eseguire, ma che migliorerebbe l’aspetto dei nostri paesaggi. Ripiantare le specie del luogo, mirare alla ricostruzione del bosco come ecosistema e non soltanto come luogo di pic nic e di coltivazione forestale. Lasciare aree in evoluzione verso il climax e altre in cui si può sostare. Ricordiamoci sempre della corretta fruizione turistica e dell’educazione ambientale nei boschi. Sono risorse importantissime che richiamano molti visitatori. Nessuno andrebbe a fare turismo in aree a ceduo o con autostrade per i tir e con il rombo delle motoseghe. Un corretto restauro forestale (che non significa tagli o strade), lungo i nostri fiumi e lungo i versanti montuosi, migliorebbe il paesaggio italiano e impedirebbe disastri e alluvioni.

Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus

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