La corretta potatura degli alberi

La corretta potatura degli alberi e i cambiamenti climatici

 

INTRODUZIONE

I cambiamenti climatici, con l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici sempre più violenti e distruttivi, ha scatenato un’accesa discussione in merito alla gestione delle alberature in ambito cittadino e lungo le strade extraurbane. I crolli di numerosi alberi e le situazioni di pericolo che derivano dall’aumento delle trombe d’aria e di temporali imprevedibili spinge ogni volta moltissime amministrazioni pubbliche e privati cittadini a intervenire con drastiche azioni di capitozzatura e stroncatura degli esemplari arborei nel tentativo di eliminare alla radice il pericolo e quindi i potenziali danni a cose e persone.
La fobia del clima impazzito si è unita a quella dell’albero killer che può cadere da un momento all’altro. Un albero con una chioma ben strutturata e sviluppata nell’ottica di certe amministrazioni viene visto come un mostro che può colpire e uccidere chiunque e che quindi va represso con azioni prive di regole che non guardano alla salute della pianta. Questo degrado psicologico dilagante sta provocando ingenti danni al nostro patrimonio arboreo collettivo e scene sono quelle di un film horror. Tutto questo può essere combattuto esclusivamente con la buona comunicazione ed educazione alla corretta potatura degli alberi e degli arbusti, facendo capire che le alberature urbane sono una ricchezza e non un problema.

 

Albero di olmo capitozzato. (Foto Colazilli)

 

La potatura deve migliorare l’albero

La potatura è un’operazione molto seria che svolge un ruolo fondamentale nella corretta gestione degli alberi. E’ un’arte a tutti gli effetti che implica un fattore molto importante: l’osservazione e lo studio dell’albero in tutte le sue particolarità. Per molte amministrazioni pubbliche e per tanti privati cittadini la cura delle alberature diventa spesso un problema insormontabile o addirittura motivo di ansia e di stress. Sono troppi poi i “giardinieri della domenica” che si improvvisano potatori causando danni per migliaia di euro su alberi di pregio e peggiorando sempre di più il settore del giardinaggio e dell’arboricoltura.
Una mentalità estremamente difficile da combattere è quella che vuole l’albero drasticamente potato, cambiato nei suoi connotati, seguendo la logica della “messa in sicurezza”. In realtà, quando si sente questo termine applicato agli alberi c’è da preoccuparsi; si mette in sicurezza una casa, un palazzo o un ponte che sono cose statiche create con materiale inerte. Per gli alberi, che sono esseri viventi, bisognerebbe avere un approccio molto meno drastico e più di rispetto, smettendola di vederli sempre come oggetti di arredo urbano. Gli alberi, lo ricordiamo ancora una volta, sono dei formidabili alleati nella lotta all’inquinamento, sono produttori di ossigeno e sono fissatori della CO2.
Gli alberi si potano nel periodo di riposo vegetativo che va dal mese di novembre alla prima metà di marzo. Poi nel periodo estivo tra metà luglio e metà settembre si effettua la “potatura verde” che è un intervento mirato di miglioramento delle piante che prevede eliminazione di polloni o di parti della pianta cresciute disordinatamente nel periodo primaverile. Questo intervento si effettua nel periodo di riposo vegetativo estivo in cui le piante arrestano o rallentano la crescita. Diversamente, potare gli alberi quando sono in fioritura o in crescita vegetativa provoca seri danni derivanti dalla diminuzione di fotosintesi clorofilliana diventando molto più vulnerabili all’assalto di parassiti o malattie fungine. Gli unici interventi da fare in primavera-estate sono dedicati alla eliminazione di rami morti o malati e alla asportazione di succhioni e polloni. I periodi dell’anno in cui è bisogna evitare qualsiasi intervento di potatura sono i seguenti: la primavera e l’inizio dell’autunno. Nella primavera l’albero è tutto impegnato nella produzione di nuova vegetazione, le nuove gemme si aprono e c’è la formazione di nuovi organi che vanno a completare e migliorare la struttura architettonica dell’albero. All’inizio dell’autunno, nel periodo precedente alla caduta delle foglie, l’albero è impegnato a immagazzinare sostanze di riserva per prepararsi alla ripresa vegetativa della primavera successiva e sono in corso i processi di lignificazione, già a partire dalla piena estate, dei nuovi organi sviluppatisi in primavera e
inizio estate. Molte amministrazioni pubbliche potano per esempio in piena primavera e questo provoca una difficile chiusura delle ferite da taglio che rischiano di diventare pericolosi vei- coli di malattie degenerative.
Secondo la moderna arboricoltura gli alberi non devono mai essere drasticamente potati, ma anzi bisogna rispettarne scrupolosamente la forma e le dimensioni per evitare danni biologici. La potatura, nel suo significato più alto, dovrebbe migliorare l’aspetto della pianta e il suo stato di salute. Secondo le ultime ricerche scientifiche la miglior potatura è quella che non si vede, che si adegua alla struttura dell’albero, che tende ad alleggerire il superfluo, eliminando il secco e i rami rovinati, rinforzando le ramificazioni e permettendo il passaggio della luce in ogni punto della chioma. Per non provocare danni all’albero bisognerebbe eliminare appena il 20 percento della chioma, soprattutto nel caso di alberi monumentali, filari storici e esemplari di pregio storico e paesaggistico.

 

Acero compromesso da capitozzature (Foto Colazilli)

 

Preservare l’integrità della chioma di un albero è di fondamentale importanza anche nella lotta al particolato atmosferico che viene intercettato dalle ramificazioni e della copertura fogliare. Inoltre, tagli superiori a 5-10 cm in alberi giovani e di oltre 20 cm negli alberi adulti cicatrizzano molto male. Un ottimo intervento di potatura è quello effettuato tramite il Tree Climbing che permette di operare in maniera approfondita all’interno della chioma dell’esemplare. I classici cestelli, particolarmente ingombranti, in molti casi non permettono un lavoro dettagliato e, soprattutto per i grandi alberi, possono essere usati solo per interventi sulle aree periferiche della chioma.

 

 

La potatura drastica compromette la salute degli alberi

 

L’albero ha un valore sia naturalistico che economico quindi qualsiasi intervento inadeguato va a depauperare anche dei beni ambientali molto costosi e importanti per l’abbellimento estetico di una città o di un giardino. La capitozza- tura, spesso, viene vista come potatura veloce ed economica che fa risparmiare tempo e finanziamenti agli amministra- tori e ai cittadini. In realtà non è assolutamente così. La pratica della capitozzatura. attraverso l’eliminazione di gran parte della chioma dell’albero, produce moltissima legna che in molte situazioni viene utilizzata come mezzo per risparmiare consentendone la raccolta da parte delle squadre di potatori.
La potatura drastica è molto utilizzata perchè si approfitta dell’ignoranza di amministratori e cittadini e non si lavora affatto sulla comunicazione e sull’educazione, spiegando che quello che si sta facendo è totalmente errato. E’ assoluta- mente falso il detto che bisogna fare grossi tagli così la pianta si rafforza e si ringiovanisce. I risvolti di questo tipo di interventi si vedono con il passare degli anni, quando le alberature iniziano a trasformarsi in pericolo per cose e persone con lo sviluppo di carie del legno, malattie fungine, produzione di ramificazioni strutturalmente deboli che possono rompersi al primo temporale o nevicata oltre alla crescita stentata e al collasso dell’albero.
La capitozzatura degli alberi provoca danni ambientali con perdita di valore dell’albero come ecosistema; danni estetici con perdita di bellezza dell’albero e quindi del suo valore storico, culturale ed economico; danni strutturali perchè l’albero diventa un pericolo per cose e persone. La perdita di valore economico degli alberi può compromettere anche lo stesso valore turistico di un luogo, di un paesaggio o di una proprietà.
Perchè la capitozzatura è dannosa e peri- colosa:
1) Alberi capitozzati o drasticamente potati non riescono a rimarginare totalmente le proprie ferite. Gli esemplari, a lungo andare, posso deperire, colpiti da seccume, stress vegetativo, collasso e ad attacchi patogeni, come malattie e carie del legno.
2) Gli alberi capitozzati vanno incontro a stress da irraggiamento perché sprovvisti totalmente delle ramificazioni che sono importanti per proteggere il tronco e le radici dai raggi del sole. Queste “scottature” dei tessuti della pianta possono por- tare col tempo alla nascita di cancri e distaccamento della corteccia dal tronco oltre alla morte stessa della branca inte- ressata o di parte dell’albero.
3) L’eliminazione di tutte le ramificazioni di un albero impedisce anche agli uccelli di creare dei nidi o a mammiferi di trovarvi dimora. L’albero, in pratica, viene a perdere anche la sua funzione fondamentale di “ecosistema”.
4) La produzione dei numerosi rami in seguito ai drastici interventi di potatura sono il risultato estremo del dispendio energetico delle riserve della pianta, messe subito a disposizione per correre ai ripari su tre fronti fondamentali: carenze nutrizionali per la mancanza di fogliame, la necessità di un immediato schermo solare (col tempo la pianta morirebbe sotto i raggi del sole senza ramificazione) oltre al riequilibrio con le radici (che sono il cervello della pianta). I nuovi germogli esploderanno in una crescita vigorosa ma saranno molto sottili e delicati, non potranno sviluppar- si tutti, seccando o rompendosi al primo vento o alla prima pioggia violenta. I rimanenti nuovi rami emessi dalla pianta per reazione al taglio, inoltre, non sono comunque destinati a durare molto perché verranno
tagliati nella seguente potatura o altrimenti lasciando la chioma con un portamento assolutamente innaturale e potenzialmente pericoloso alla stabilità futura dell’albero.
5) La capitozzatura o il taglio drastico della chioma degli alberi viene eseguita spesso anche per ragioni di sicurezza urbana o per ridimensionare gli esemplari troppo ingombranti.  In realtà, si ha l’effetto contrario perchè l’albero crescerà a dismisura e male, con una chioma totalmente disordinata e intricata, che può essere sottoposta all’effetto vela di forti venti con pericolo di schianti . In pratica, vengono creati dei “mostri” pericolosi e brutti da vedere che devono essere conte- nuti ogni anno con nuovi interventi di potatura drastica.

6) Una potatura drastica obbliga inter- venti analoghi ogni 3-4 anni per reprime- re la vigorosa e innaturale crescita dell’albero e peggiorando sempre di più la situazione. Alla fine ci si ritrova con alberature seriamente compromesse che non hanno più la capacità di produrre servizi ecosistemici e che dovranno essere sostituite con nuovi esemplari con un costo molto alto per le amministrazioni.
7) Il recupero degli alberi sformati da capitozzatura comporta degli interventi di potatura particolarmente laboriosi e costosi che devono ricreare il più possibile la forma naturale dell’albero.
Una potatura corretta che non va a snaturare la forma dell’albero è molto meno costosa perchè la pianta ogni anno avrà bisogno solo di una ordinaria manutenzione con piccoli interventi di miglioramento e valorizzazione.

 

Quercus pubescens in collasso dopo una capitozzatura (foto Colazilli)

 

Quercia distrutta da capitozzatura (Foto Colazilli)

 

 

Potare gli alberi in ambiente urbano

In ambiente urbano gli alberi si trovano in una situazione particolarmente ostile perchè sono costantemente soggetti ad attività antropiche e ridimensionamento del proprio spazio vitale e del suolo in cui crescono. In città gli alberi sono col- tivati e la loro aspettativa di vita si dimezza rispetto a quelli che crescono in un bosco o in campagna. Fattori implacabili come l’inquinamento, cantieri, scavi, ampliamenti di edifici ecc… vanno a compromettere la loro
salute, la struttura della chioma e le radici. In città l’albero, purtroppo, non avrà mai vita facile.
La corretta progettazione degli spazi cittadini dovrebbe adeguarsi all’albero rispettandone l’area di pertinenza; in realtà, si continua a fare il contrario, ovvero adeguare gli alberi alle case e ai palazzi, comportando grossi problemi nella gestione del verde pubblico. Su questa problematica c’è ancora molto da fare a livello di comunicazione ed educazione presso gli enti pubblici. Inoltre, tanti studi di progettazione continuano a vedere l’albero come un arredo urbano e non come un essere vivente che ha biso- gno del suo spazio vitale per crescere.
Anche la scelta degli alberi è di fonda- mentale importanza per ridurre grossi interventi cesori di contenimento, soprat- tutto in ambienti urbani già costituiti dove la distanza tra spazi verdi ed edifici risulta minima. Per andare incontro a queste esigenze si possono scegliere specie arboree di terza grandezza (altezza minore ai 10 metri in maturità) che possono essere gestite senza troppi problemi. L’albero giusto al posto giusto può risolvere molti problemi di gestione ed evitare anche futuri danneggiamenti ed abbattimenti.
I principali interventi sugli alberi in ambiente urbano sono i seguenti:
-innalzamento della chioma;
-riduzione della chioma;
-diradamento della chioma;
-potatura di risanamento e rinnovo;
Si tratta di lavori molto importanti da eseguire con la massima professionalità su esemplari arborei giovani e adulti.
L’innalzamento della chioma e prevede la rimozione selettiva delle branche inserite nel terzo basale del fusto, operazione per migliorare la visibilità nel caso di alberi stradali, per migliorare la visibilità segnaletica o l’agibilità di percorsi e evi- tare conflitti tra manufatti e branche.

 

Quercus pubescens drasticamente potati (foto Colazilli)

 

Gli effetti della capitozzatura su albero di quercia con giovani ramificazioni disordinate e fuori controllo. (Foto Colazilli)

 

Aceri compromessi da capitozzature

 

In questo caso è ottimale operare su alberi più giovani possibili che possano superare le ampie lesioni del taglio. Evi- tare di intervenire sugli esemplari adulti con tagli superiori ai 20 cm in quanto la cicatrizzazione si fa lenta e difficile. Una eccessiva rimozione di branche provoca un trasferimento eccessivo del carico verso la parte superiore della chioma con rischio di lesioni al tronco. Con l’innalzamento della chioma anche il baricentro della pianta viene
innalzato, determinando quindi un maggior movimento flettente incidente che può subire le sollecitazioni del vento o del peso della neve. L’innalzamento della chioma, se non eseguito con criterio e professionalità, può essere poco efficace in caso di riduzione dei danni causati dai forti venti.
La riduzione della chioma va eseguita su piante mature ed è la rimozione selettiva della superficie fotosintetica per diminuire l’altezza o l’ampiezza dell’esemplare. E’ la potatura che più si presta alle complesse condizioni della città, è adatta per ridurre le oscillazioni, le fessurazioni del fusto e i cedimenti a seguito dei forti venti, in quanto tende all’abbassamento del baricentro della pianta. Anche questa è una potatura da eseguire con grande professionalità,
cercando di preservare il più possibile la bellezza e l’armonia dell’esemplare.
Il diradamento della chioma, che si esegue su piante mature e senescenti, consiste nell’alleggerire lo scheletro della
pianta tramite la rimozione seletti- va di una parte delle ramificazioni senza modificarne il volume della chioma in modo da far entrare la luce al suo interno. In questo caso è fondamentale non rimuovere più del 20-25 percento del fogliame. La potatura di risanamento e rinnovo si esegue anch’essa su piante mature e  senescenti e consiste nella rimozione selettiva di quelle parti della chioma che sono secche, malate o danneggiate. E’ una potatura molto importante perchè riduce il rischio di rotture e cedimenti e limita la diffusione di malattie fungine o patogeni.
E’ fondamentale per restituire una struttura equilibrata ad alberi potati drasticamente ed è in grado di migliorare forte- mente l’estetica e la salute dell’albero.

 

Esemplari di Quercus pubescens drasticamente potati. Da notare le giovani e deboli ramificazioni sui tonchi che danno un aspetto innaturale e terrificante agli alberi. (Foto Colazilli)

 

 

La potatura dei pini

I pini sono alberi complessi caratterizzati da una particolare architettura arborea che crea delle strutture rigide capaci di resistere perfettamente ai venti. I nostri pini mediterranei e principalmente Pinus pinea e Pinus halepensis sono degli autentici capolavori di resistenza e resilienza, progettati da madre natura per vivere in condizioni estreme lungo i nostri litorali.
I pini giocano col vento, non lo subisco. Il Pinus pinea ha una chioma a ombrello totalmente rigida in cui tutti i rami si bilanciano tra loro e basta vedere da vicino una di queste strutture per capire che al contatto con il vento nulla si muove. La chioma, anzi, sembra quasi sospesa nel cielo come un grosso disco volante riuscendo a smorzare completamente la forza del vento e abbattere tutta l’energia che può incidere sulle radici. Il gioco sta nell’intreccio tra le ramificazioni e i possenti palchi che sono indispensabili per il consolidamento dell’architettura arborea. Nel Pinus halepensis il discorso è decisamente più articolato perchè l’albero si muove sinuosamente a contatto con il vento, prendendo forme bizzarre e artistiche, tortuose e scultoree che lo rendono vero rappresentante delle scogliere rocciose e brulle.
La chioma del Pinus halepensis è forma- ta dai cosiddetti “globi di fronda” che lo rendono simile a una nuvola, da qui l’aspetto originalissimo di questo albero. Questi globi di fronda, tutte strutture rigide, formano una cortina frangivento sin da terra dove ogni cosa è al suo posto come in un perfetto ingranaggio che per- mette l’equilibrio tra tronchi. Queste affascinanti caratteristiche hanno un unico scopo: dissipare tutta l’energia possibile che può incidere sull’apparato radicale.
Nelle città la gestione dei pini domestici si fa problematica per via della cementificazione che reprimere la crescita lussureggiante e l’architettura di questi straordinari alberi.  Il primo errore che viene fatto nella potatura dei pini è la cosiddetta “cimatura” che è un’azione fortemente sconsigliata. Essendo la chioma del pino una struttura chiusa, compatta e caratterizzata da rigidità per resistere ai forti venti, l’intervento di cimatura interrompe per sempre questo perfetto meccanismo met- tendo in crisi l’albero. Le chiome aperte e fortemente diradate del Pinus pinea creano rotture di branche considerevoli, schianti o addirittura la morte dell’albero. Stessa cosa nel Pinus hale- pensis, che spesso viene potato a scopazzo con un ciuffo verde nella parte alta e quindi diventando preda dell’effetto vela e quindi pericoloso. La potatura dei pini, quindi, deve essere affidata esclusivamente a arboricoltori specializzati
nella cura di questi alberi. Non basta essere solo arboricoltori, nel caso del pino bisogna seguire corsi di specializzazioni, workshop, conferenze, seminari ecc… E’ una potatura che non si improvvisa.
La potatura dei grandi pini con i cestelli spesso non porta a risultati ottimali e può essere utilizzata principalmente per le parti esterne della chioma. Per esemplari storici o monumentali la scelta migliore è quella del Tree Climbing che permette di intervenire nel dettaglio all’interno delle ramificazioni e scegliere dove tagliare. La motosega sarebbe da evitare sugli esemplari di pregio, intervendo con segaccio e svettatoio. Si tratta di interventi minuziosi e mirati che non devono assolutamente compromettere gli equilibri dell’esemplare arboreo.
Il periodo per potare i pini è l’ inverno, quando l’albero è in riposo vegetativo. Interventi effettuati in primavera vanno a compromettere le funzioni vitali dell’albero fino a renderlo instabile e provocano l’attacco di patogeni e malattie. Si può intervenire con una potatura verde o potatura estiva tra agosto e settembre quando l’albero arresta la crescita. In città, per l’incolumità pubblica, si può intervenire per l’eliminazione del secco o di rami spezzati a rischio di crollo, rispettando sempre la compattezza della chioma e la sua naturale architet- tura. La superficialità e la fretta non appartengono al mondo dei pini che vanno tutelati e conservati attraverso la professionalità, la specializzazione e l’esperienza sul campo.

 

La cimatura e dei pini con eccessiva apertura della chioma è fortemente sconsigliata. (Foto Colazilli)

 

Cimatura e apertura eccessiva di esemplari di Pinus pinea. (Foto Colazilli)

 

Pessime potature su lecci – Foto Parisciani

 

Conclusioni

Gli alberi meno vengono toccati e meglio è per renderli stabili e belli. E’ necessario asportare massimo il 20 per- cento della superficie fotosintetica, senza mai eliminare le branche principali ed evitare qualsiasi intervento di potatura nel periodo che va dalla ripresa vegetati- va alla completa maturazione delle foglie. Insomma, l’albero è una creatura complessa e non un oggetto usa e getta e va studiato, osservato, conosciuto nei suoi dettagli.
Nell’epoca dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorici estremi, la corretta potatura degli alberi deve essere un obbligo delle amministrazioni pubbliche perchè un albero ben gestito e curato è in grado di resistere molto bene a situazioni climatiche estreme. Una corretta potatura che tende a migliorare l’esemplare arboreo è in grado di evitare anche quelle rotture delle ramificazioni a seguito di forti venti, nevicate disastrose o violenti temporali. La proliferazione di ditte con giardinieri improvvisati che sanno solo usare la motosega senza capire e conoscere l’effetti- vo valore degli alberi è una pestilenza che andrebbe combattuta con forza e decisione. Purtroppo la devastazione è sotto i nostri occhi e molta superficialità e incompetenza contraddistingue gli operatori che hanno solo interesse a far soldi subito e senza impegnarsi più di tanto. Sono ancora pochi gli arboricoltori e i giardinieri paesaggisti che conoscono bene le esigenze dell’albero e che operano con professionalità anche facendo comunicazione ed educazione presso i privati e le amministrazioni pubbliche. I regolamenti del verde pubblico e privato sono di grande importanza per dettare le giuste regole di potatura e gestione degli alberi, ma ancora più importante è la comunicazione mediatica e l’educazione di amministratori e residenti per ridare dignità all’albero e al suo valore ambientale e sociale.

 

Alberto Colazilli. Esperto di paesaggio e curatore di parchi e giardini

Articolo pubblicato su “Fratello Albero” n.7 del 2016

 

Lezione sulla corretta potatura degli alberi

 

 

 

Bibliografia e sitografia essenziale

www.isaitalia.org 

www.arboricoltura.info

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