Cocciniglia tartaruga. La pestilenza dei pini avanza. Bisogna intervenire adesso!
La Toumeyella parvicornis sta decimando migliaia di pini in Italia.
A rischio paesaggi identitari con danni ingenti alla biodiversità, al turismo e alle comunità.

Che cos’è la Cocciniglia tartaruga?
Si tratta di un insetto fitomizo originario del Nord America. Attacca prevalentemente il pino domestico (Pinus pinea), specie che si è rivelata particolarmente vulnerabile. E’ regolamentata a livello nazionale dal Decreto Ministeriale del 3 giugno 2021, relativo alle “Misure fitosanitarie di emergenza ai fini del contrasto dell’organismo nocivo Toumeyella parvicornis (Cockerell) (Cocciniglia tartaruga)” che prevede: monitoraggio obbligatorio, delimitazione delle aree infestate, misure di contenimento ed eradicazione.
. Tra la fine del 2014 ed inizio 2015, l’insetto è stato rinvenuto per la prima volta in Europa, precisamente in Italia nella Regione Campania dove i danni sono stati ingenti su piante di Pinus pinea e nel 2018 nella Regione Lazio. Successivamente è stato segnalato in Puglia, Toscana e Abruzzo dove sta colpendo le pinete costiere adriatiche.
Le piante che vengono attaccate appartengono esclusivamente al genere Pinus: oltre al Pinus pinea, sono colpite Pinus australis, Pinus banksiana, Pinus caribaea var. bahamensis, Pinus contorta, Pinus echinata, Pinus elliottii, Pinus glabra, Pinus mugo, Pinus nigra, Pinus palustris, Pinus pinaster, Pinus sylvestris, Pinus taeda e Pinus virginiana
A differenza del pino domestico, che può subire gravi danni a seguito dell’infestazione, altre specie di pino risultano meno infestate e maggiormente tolleranti la presenza della cocciniglia (es. pino marittimo) oppure raramente o per niente infestate (es. pino d’Aleppo).

Come riconoscerla?
Le femmine della cocciniglia sono riconoscibili per il corpo emisferico bruno-rossastro che ricorda un piccolo carapace di tartaruga. Esse si nutrono di linfa dagli aghi e rametti giovani dei pini, producendo abbondante melata. Tale sostanza produce fumaggine, un fungo nero in grado di ridurre la capacità fotosintetica della chioma. Gli aghi cominciano a ingiallire, con disseccamento dei rami e progressivo deperimento della pianta che può arrivare alla morte in pochissimo tempo.
Rimane preoccupante la rapidità di diffusione di questo insetto che compie fino a tre-quattro generazioni l’anno, peggiorata attraverso le ondate di calore e i cambiamenti climatici. Ogni femmina di cocciniglia può deporre centinaia di uova, in alcuni casi anche mille. La diffusione è velocissima, avviene attraverso le chiome vicine e per trasporto del vento o con movimentazione di piante infette.

Come intervenire?
L’unico rimedio per combattere questo parassita è l’endoterapia: l’iniezione diretta nel sistema vascolare dell’albero di principi attivi specifici come l’abamectina, che raggiungono l’insetto dall’interno, colpendolo nel punto in cui esso si nutre di aghi. Tuttavia il successo del trattamento dipende dallo stato di salute della pianta e dalla capacità dei canali resiniferi di veicolare il prodotto. Ecco perché è molto importante intervenire precocemente prima che l’infestazione vada a compromettere in maniera irreversibile la vitalità degli esemplari di pino. In fase di sperimentazione la lotta biologica con insetti antagonisti in grado di combattere il parassita.
Come riconoscere i sintomi dell’infestazione sugli alberi di pino?
I pini colpiti appaiono subito indeboliti con chiome trasparenti e molto diradate.
Forte produzione di melata: il pino produce una sostanza zuccherina e appiccicosa che gocciola a terra.
Sviluppo di fumaggine: questa malattia ricopre la melata su aghi e rami, bloccando la fotosintesi.
Deperimento: Gli aghi ingialliscono e cadono, provocando il progressivo diradamento della chioma e il disseccamento dei rami.
La tempestività degli interventi è fondamentale e può salvare molti alberi.
L’emergenza deve essere affrontata con monitoraggio costante del territorio e con precisi piani di intervento endoterapico mirati sugli esemplari colpiti. Ecco perchè amministrazioni pubbliche e privati cittadini non devono aspettare ma intervenire adesso, prima che sia troppo tardi. I danni economici ai nostri paesaggi identitari possono essere incalcolabili. A rischio pinete storici, alberi storici e monumentali, vedute iconiche del paesaggio italiano. Ricordiamo che il Pinus pinea è l’albero simbolo del nostro paesaggio mediterraneo.
Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio ETS
Siti di riferimento:
https://www.cabidigitallibrary.org/doi/10.1079/cabicompendium.54232
https://agricoltura.regione.campania.it/difesa/toumeyella.html
https://www.rivistasherwood.it/t/fitofagi-fitopatogeni/cocciniglia-tartaruga-pini.html

