Perchè l’albero crolla. Le principali cause.

Le principali cause della caduta di un albero

 

Pino crollato – Foto di Alberto Colazilli


Perchè l’albero cade: cause naturali e cause antropiche.  

 Troppo spesso si “demonizza” l’albero come pericolo pubblico, si fanno inutili discussioni sulle specie da inserire in città, se i grandi alberi siano pericolosi o se siano meglio arbusti e alberelli piccoli ecc… ma pochissime sono  le amministrazioni pubbliche che fanno un discorso serio sulla manutenzione delle specie arboree, sul fatto che forse un albero va anche curato con intelligenza o meglio non va maltrattato, per evitarne la caduta e la morte.

Principali cause della caduta di un albero:

•    Senescenza (l’albero, ormai vecchio, è morto in gran parte del suo apparato radicale e nella chioma) 

•    Marciume e malattie varie che non vengono curate a dovere (spesso dovute a potature drastiche).

•    Interventi di tranciatura delle radici principali ad opera di lavori di scavo eseguiti senza criterio.

•    Squilibrio nella chioma con rami cresciuti troppo che mettono in pericolo la stabilità dell’esemplare di fronte a venti forti o peso della neve. Una chioma troppo folta e disordinata vien fuori principalmente da potature sbagliate come la capitozzatura.

•    Cause legate ad agenti atmosferici come tempeste e forti nevicate che sono comunque imprevedibili e fanno parte dei meccanismi di selezione naturale.

  •    Molte cause di schianti devono essere rintracciate nella tipologia di terreno su cui gli alberi radicano. Terreni poco profondi, troppo compattati, mal lavorati e niente affatto concimati, inquinati da scheletri di inerti o poveri di nutrimento. Spesso gli alberi caduti mostrano degli apparati radicali estremamente superficiali rispetto alla mole degli esemplari, sviluppandosi orizzontalmente, senza alcuna possibilità di penetrare in profondità. Le condizioni di stress in pratica partono già dal terreno ed andrebbero sempre prese in considerazione con attento monitoraggio. Purtroppo non tutti fanno questo tipo di lavoro.

Quando un albero cresce in modo naturaletutte le sue parti (radici, tronco e chioma) sono ben coordinate rispetto alla forza e potenza degli agenti atmosferici. Ecco come si comporta l’albero di fronte ad essi:

1.    la forza del vento o di una nevicata viene catturata dalle foglie e dai rami e trasferita al tronco attraverso le branche principali. 

2.    Il tronco raccoglie il carico e lo dirige nell’area con le radici.

3.    Nella zona delle radici il carico viene ripartito su quelle grosse e su quelle più piccole. L’intera forza del vento e della neve dev’essere infine raccolta dal terreno al di fuori dell’area radici. Da ricordare che l’ampiezza dell’apparato radicale di un grande albero deve essere uguale, se non superiore, alla grandezza della chioma.

 

Rottura di branca importante di Pino d’Aleppo – Foto Colazilli

 

Collasso di Quercia monumentale – Foto Colazilli

 

 Collasso di Quercia monumentale – Foto Colazilli

 

Curare attentamente gli alberi

 Un albero deve essere valutato in base a più fattori essenziali:

  •  Vitalità dell’esemplare, visibile nel fogliame, nel seccume presente nella chioma, in rotture imminenti, corteccia mancante, crescita stentata, lenta o mancata chiusura di ferite.

•    Stato fitosanitario, visibile nella presenza di funghi, parassiti, carie ecc…

•    Difetti meccanici che possono essere depositi di materiale superfluo, rigonfiamenti, depressioni, spaccature radiali.

•    Difetti localizzati nelle radici che possono essere rami secchi in un solo lato della chioma; l’arresto della crescita con corteccia secca e friabile nella zona in cui le radici penetrano al suolo. La morte delle radici di un albero può dipendere da numerosi fattori naturali (malattie fungine o marciumi radicali) o antropici (interventi di scavo e asportazione di radici importanti in seguito a lavori). Tali difetti possono provocare lo schianto disastroso di un albero in seguito a una tempesta o vento forte o peso della neve.

Pino crollato  – Foto di Alberto Colazilli

Gli alberi vanno dunque attentamente esaminati, osservati, curati in ogni loro parte adottando misure necessarie in casi di imminente pericolo di schianto, intervenendo con potature di riordino della chioma o utilizzazione di tiranti ben posizionati che possono stabilizzare l’albero. In casi eccezionali, soprattutto in ambiente urbano, gli alberi compromessi o senescenti e malati andrebbero sostituiti piantando nuovi esemplari. 
Nel caso di alberi inclinati essi sopportano carichi elevati perché  producono un adeguato materiale legnoso atto a sorreggere la pianta stessa (questo è visibile in una sezione longitudinale ove si vede una crescitata accentuata proprio sulla linea di maggiore sforzo del tronco). Tali alberi si possono osservare in località particolarmente ventose, per esempio in riva al mare. Famosissimi sono i cipressi contorti di Monterey in California che crescono seguendo la direzione del vento del pacifico. Ma abbiamo anche in Italia straordinari boschi di pini marittimi e Pini di Aleppo che crescono seguendo il vento del mare.
Gli alberi isolati o presenti in contesti cittadini sono indubbiamente più vulnerabili rispetto  a quelli di un bosco, infatti nel bosco le chiome possono reggersi tra loro a contrasto. Se un albero isolato è costretto a fronteggiare da solo una tempesta o un forte vento, nel bosco la copertura vegetale e la folta ramificazione riescono a dividere la furia del vento e delle precipitazioni diminuendone l’intensità. Inoltre, gli alberi coltivati in ambienti cittadini sono costantemente sottoposti a stress e attività antropica a cominciare dall’inquinamento, dagli scavi alle radici per inserire cavi o condotte fognarie, costretti in aiuole troppo piccole rispetto alla grandezza dell’albero, cementificati, strozzati nell’apparato radicale, repressi nella chioma troppo vigorosa. 
Ogni latitudine e area geografica, in base al proprio clima, ospita una propria vegetazione. Ci sono conifere mediterranee come il Pino di Aleppo, il Cipresso Italico e il Pinus pineache si spezzano o crollano al suolo se ci sono forti nevicate, visto che non sono abituati a un peso elevato della neve. Stessa cosa capita a essenze subtropicali o originarie di zone calde o a clima mite, come le palme, le mimose, gli aranci… Altri alberi sono estremamente flessibili, come gli abeti e le conifere di alta montagna, che fanno cadere al suolo la neve e riescono a resistere a forti venti o violente intemperie, proprio perché evolutisi in ambienti nevosi, al contrario delle altre precedenti specie. Alberi molto resistenti sono anche le querce, i tigli, i platani…
L’albero diventa un pericolo mortale per i cittadini quando viene curato male, maltrattato, distrutto, e torturato da potature sbagliate e destabilizzato alle radici da lavori di scavo eseguiti senza cervello.

Come l’albero guarisce dalle proprie ferite

Gli alberi non sono in grado di “guarire” riparando o rigenerando i tessuti lesionati”.Siccome sono organismi a crescita continua producono nuove cellule in nuovi spazi della struttura, isolando i compartimenti infetti, utilizzando barriere protettive con un grandioso dispendio di energie e sostanze nutritive. I principali nemici dell’albero sono agenti patogeni che sfruttano le ferite per intaccare i tessuti.

L’albero si difende attraverso due vie:

1.   Formazione di barriere costituite da sostanze prodotte dall’albero, prodotti per rallentare l’avanzata dei patogeni e isolare la parte ferita.

2.    Generazione di nuovi tessuti legnosi. In questo caso l’albero può sopravvivere se produce nuovo tessuto più velocemente rispetto al decadimento di quelli vecchi e lesionati.

Al posto delle ferite, col passare del tempo si creano cavità interne che, se non eccessivamente gravi, non minano la stabilità dell’esemplare.

Un’efficace difesa contro gravi ferite dipende soprattutto dal patrimonio genetico dell’albero, dalle pratiche colturali e dalla vitalità e dalla quantità di sostanze nutritive che si possono spendere per tali processi.

 

Gli alberi non hanno mai fatto del male a nessuno!

 Abbiamo tanti problemi in in italia ai quali molto potremo fare compiendo una cittadinanza attiva e responsabile (come la malavita e la malapolitica ad esempio) ma ai quali sembriamo purtroppo arresi se non assuefatti, ma di contro siamo sempre pronti a sfogarci, nel reclamare e lamentandoci di ogni avvenimento ineluttabile, che non può esser attribuito a nessuno se non al fato e quasi sempre alle nostre colpe, al mal governo del territorio e della cosa pubblica e gli alberi finiscono per esserne il capro espiatorio; le piante non ne hanno colpa, lasciamo loro i giusti spazi, senza finire con il costruirvi troppo vicino, senza pretendere di cementificare ovunque, avendo coscienza che esse sono preziose e indispensabili per una buona vita e che quindi il rischio (seppur minimo) vale la candela.

D’altra parte un ramo o un albero che cadono, fanno parte del caso e della fatalità (se non manomessi e maltrattati) e pertanto vanno accettati per quel che sono. Non possiamo certo privarci di alberi solo perché potenzialmente pericolosi. Neanche i maggiori criminali possono essere puniti per l’intenzione, eppure spesso gli alberi vengono puniti per un generico pericolo potenziale, anche se poi in realtà l’albero non ha alcuna colpa o intenzione di nuocere, anzi al contrario esso fornisce molti servizi ambientali, eco-sistemici, estetici e funzionali per la salute dell’uomo. Inoltre chi penserebbe di demolire tutte le case per ogni cornicione che si staccasse, per ogni tegola che cadesse, per ogni calcinaccio che si scrostasse?

Dove rimarrebbe lo spazio altrimenti per portare a spasso i cani, fare una sana e rilassante passeggiata, trovare un luogo di sosta e meditazione, far giocare i bambini, riposare l’anima e gli occhi, prendere ombra e frescura durante la canicola estiva e parcheggiare la macchina all’ombra fresca di un albero? Grazie ad essi è perfino possibile che amanti ed esperti possano raccogliere frutti, semi, erbe e funghi mangerecci in piena città.

 

Alberto Colazilli – Esperto di paesaggio e curatore di parchi e giardini.  Kevin Cianfaglione – Botanico, ricercatore ed ecologo.

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