Pineta Dannunziana a Pescara. Dopo incendio serve il restauro naturalistico

Pineta Dannunziana a Pescara.

 Dopo incendio serve il restauro naturalistico. Togliere i vincoli e’ ipotesi inaccettabile.

 

Fanno discutere le continue dichiarazioni e prese di posizione in merito alla richiesta di togliere i vincoli alla Riserva naturale pineta dannunziana a Pescara. Per prima cosa un’area protetta in un centro urbano densamente popolato rappresenta un prezioso polmone verde ricco di biodiversità, con un alto valore ambientale, turistico, ricreativo e scientifico, che necessita di una corretta gestione e di continui controlli. Nessuno ha mai detto che la riserva non deve essere gestita o che non bisogna fare prevenzione anti incendio.

Precisamente nelle Norme tecniche di attuazione del PAN (Piano Assetto Naturalistico) della Riserva Pineta Dannunziana, nel Titolo Secondo è specificata la gestione delle zone a tutela integrale. Il file PDF è scaricabile e consultabile al seguente link:

https://urbanistica.comune.pescara.it/wp-content/uploads/2019/02/NTA_pan.pdf 

Art. 7 – Zona A – Aree ad alta integrità naturale da conservare.

1. Rappresenta la zona di più importante pregio ecologico, biologico e paesaggistico della Riserva. Tutte le aree comprese in tale zona devono essere di proprietà e di uso pubblico.

2. In dette aree sono possibili esclusivamente interventi pubblici finalizzati alla conservazione integrale del patrimonio naturale attraverso una limitazione d’uso e laddove possibile, all’implementazione della qualità ambientale e dell’integrità ecologica.

3. Nella zona A sono consentiti i seguenti specifici interventi e attività:
a) salvaguardia, manutenzione e riqualificazione naturalistica degli ecosistemi o di loro singole componenti biotiche e abiotiche;
b) accelerazione dei processi naturali che conducono alle comunità e associazioni ecologiche tipiche del contesto ambientale – paesaggistico della Pineta;
c) difesa del suolo, sotto l’aspetto idrogeologico, utilizzando preferibilmente tecniche di ingegneria naturalistica;
d) eliminazione delle specie esotiche, ed in particolare di quelle spontaneizzate, capaci cioè di diffondersi nel territorio con i propri mezzi, per via gamica o vegetativa;
e) potenziamento dei modelli naturali “nativi”, con specie ed ecotipi idonei a creare condizioni per l’affermazione, nel tempo, dei corteggi floristici tipici delle varie fitocenosi;
f) realizzazione di percorsi e aree di sosta attrezzate con finalità didattiche, scientifiche, escursionistiche;
g) ricerca scientifica, riprese fotografiche, televisive e cinematografiche, queste ultime previo autorizzazione dell’Ente gestore;
h) manutenzione della rete sentieristica esistente e tracciamento di sentieri che ne consentano la fruizione in forma di visite guidate.

Ricordiamo ancora una volta che il problema non risiede nelle misure conservative ma nella cattiva manutenzione delle aree verdi. Per anni i vari comparti della pineta si sono degradati e trasformati in roveti o conquistati da specie alloctone. La riserva di Pescara, come ampiamente illustrato da studi scientifici e pubblicazioni, presenta una grande varietà di specie mediterranee di pregio. E’ mancato un lavoro scientifico per ripristinare le piante autoctone e per migliorare la rigenerazione del bosco mediterraneo. Scopo della riserva, lo ricordiamo, è quello di tutelare comunità animali e vegetali rare o in via di estinzione.

La pineta dannunziana a Pescara è l’ultimo lembo dell’antica foresta di Pini d’Aleppo che si estendeva anticamente da Francavilla al mare fino a Montesilvano. Una grande, impenetrabile foresta chiamata “Silva dei Lentisci o de li Chiappini”, da sempre punto di riferimento della città di Pescara e di tutto il paesaggio costiero dell’Abruzzo adriatico. Era la foresta del Lentisco (Pistacia lentiscus), arbusto sempreverde, associato ai Pini d’Aleppo, detti anche Chiappini o Zappini.
La pineta dannunziana, oggi in parte distrutta dal fuoco, è di origine naturale proprio perché originatasi dall’antica selva, mantenendo per certi tratti una vegetazione tipica dei boschi mediterranei con presenza anche di piante in via di estinzione. Nei vari comparti sono presenti varie tipologie di vegetazione e associazioni di arbusti e alberi indigeni molto importanti; gli esemplari di Pino d’Aleppo spontanei sono presenti, sui residui dossi sabbiosi assieme a una gariga a dominanza di Cisti (Cistus salviifolius e Cistus creticus subsp. creticus); sono presenti anche in un bosco misto a dominanza di Olmo campestre (Ulmus minor) e Alloro (Laurus nobilis). Tale bosco riveste un’importanza fitogeografica notevole, tipologia inedita e presente, in modo poco diffuso, nella fascia collinare-subcostiera. Il lauro-olmeto della Pineta Dannunziana presenta anche numerose specie della macchia mediterranea quali Mirto, Rosa sempreverde, Smilace, Robbia selvatica, Asparago pungente, Alaterno.
Nella riserva dannunziana non mancano rimboschimenti fatti alla fine dell’Ottocento e durante il Novecento ma l’origine naturale è sempre stata ben documentata da autorevoli studi di ricercatori e botanici prestigiosi.

Quello che si scrive sui social, accusando le associazioni ecologiste di aver impedito la manutenzione o la valorizzazione della pineta è totalmente falso. Le associazioni hanno sempre segnalato lo stato di degrado del bosco mediterraneo in diversi comparti e hanno chiesto anche maggiori controlli e interventi. La proposta dell’abolizione dei vincoli, che va avanti da tempo, è un tentativo preciso e ben studiato di snaturare e abolire un’area protetta. Alimentata dal disastro dell’incendio e da polemiche su Facebook, tale richiesta sta cavalcando la preoccupazione nella popolazione in cerca di sicurezza. Troppe polemiche e troppe affermazioni inesatte e denigratorie da parte di molti utenti sui social contro le associazioni ecologiste. Una moltitudine di utenti e cittadini non hanno compreso, o non vogliono comprendere, il grande valore storico-ambientale della riserva dannunziana. Tutto questo è inaccettabile e anche controproducente per il futuro della pineta.

Come associazione vogliamo informare gli utenti e cittadini che una volta tolto ogni vincolo la situazione peggiorerà di molto. Sara un salto nel buio: la pineta sarà preda di speculatori e tagliatori di alberi, subendo un grosso impatto antropico che distruggera’ per sempre le specie rare e impoverira’ la biodiversità. Perdere la riserva sarà un danno all’immagine storica e turistica di Pescara. Chi ha mai detto che riserva e ambiente cittadino non possono convivere? Il degrado non appartiene alle riserve ben gestite, che possono invece migliorare il paesaggio di una città popolosa. Il degrado e l’abbandono sono il risultato di una serie di fallimenti nell’attuazione del progetto di conservazione ambientale. Proprio per la vicinanza a un centro cittadino una riserva deve essere gestita al massimo livello.

Ecco alcune delle primarie azioni per recuperare l’area protetta.

-Dopo l’incendio occorre aspettare che la vegetazione si rigeneri, per capire quali piante hanno resistito al fuoco, evitando azioni frettolose che possono danneggiare ulteriormente la riserva e il patrimonio floristico.

– Restauro naturalistico e conservativo della pineta con l’estirpazione di qualsiasi pianta infestante e esotica. Abbattimenti mirati di alberi e arbusti alieni e contenporeamente ripristinare gli habitat con specie mediterranee.

-La pineta deve rimanere riserva regionale area protetta in quanto prezioso biotopo originatosi dall’antica selva costiera del pescarese. Occorre valorizzare la storia di questa riserva e il suo ruolo di simbolo della città di Pescara.

-Istituire uno staff della Riserva con direttore e comitato scientifico di esperti che possano gestire al meglio le opere di restauro naturalistico e le azioni di ordinaria manutenzione.

-Servono maggiori controlli e repressione contro quelli che gettano rifiuti o disturbano la riserva.

-Occorre predisporre un piano di controllo antincendio che vada a rispettare la naturalità del luogo e che possa reprimere sul nascere qualsiasi azione contro la riserva.

 

Coordinamento nazionale alberi e passaggio Onlus.

Coordinamento regioale Co.n.al.pa. Abruzzo

 

Bibliografia sulla Riserva naturale Pineta Dannunziana e  pinete pescaresi

Damiani G., 2007. Una nuova ipotesi sull’etimologia del nome “Pescara”. Rivista Abruzzese, Anno LX (1): 63-70. Tip. Mancini, Lanciano (CH).
La Fata G., 1997-98. Il Pino d’Aleppo nel Pescarese. Tesi di Laurea. Università degli Studi della Tuscia, Viterbo, Facoltà di Agraria, Corso di Laurea in Scienze Forestali; relatore B. Schirone, correlatore G. Pirone.
Pirone G., 1985. Le pinete a Pino d’Aleppo (Pinus halepensis Miller) del pescarese (Abruzzo): aspetti fitosociologici. Natura e Montagna, anno XXXVI, n. 5: 37-42.
Pirone G., Ciaschetti G., Di Martino L., Cianfaglione K., Giallonardo T., Frattaroli A.R., 2014. Contribution to the knowledge of the coastal vegetation of Abruzzo (central Adriatic). Plant Sociololy, 51 (2), Suppl. 1: 57-64.
Tammaro F., Pirone G., 1981. La vegetazione della Pineta dannunziana (Pescara). Giorn. Bot. Ital., 6:299-309.

 

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